Francia, Germania e Spagna risulta abbiano raggiunto un accordo generale sui prossimi passi nello sviluppo dello Scaf (Système de Combat Aérien du Futur), il caccia di ultima generazione costruito congiuntamente che dovrebbe fare da contraltare al programma Tempest, gestito da Italia, Regno Unito e Svezia. Parigi, Berlino e Madrid sperano di elaborare tutti i dettagli entro metà maggio, ha detto a Reuters una fonte della difesa tedesca.

Le tre nazioni stanno cercando di risolvere le divergenze sull’accesso al know how, o diritti di proprietà intellettuale, dopo che le aziende partecipanti al progetto hanno raggiunto un accordo sulla condivisione del lavoro industriale. La pressione per un accordo rapido sta crescendo in vista delle elezioni di settembre in Germania. I disaccordi venutisi a creare, soprattutto tra Parigi e Berlino ma con rimostranze sulla stessa questione avanzate anche da Madrid, hanno fatto slittare una prima scadenza di intesa a fine aprile, precedentemente fissata da Germania e Francia, per negoziare un accordo quadro che avrebbe portato alla seconda fase (la 1B) di uno dei due maggiori progetti nel campo della difesa in Europa, il cui costo totale è stimato in 100 miliardi di euro.

Secondo le prime indiscrezioni i partner industriali delle tre nazioni partecipanti metteranno insieme un elenco di diritti di proprietà intellettuale entro metà maggio, precisando cosa può essere condiviso tra tutti e cosa deve essere mantenuto riservato.

La francese Dassault Aviation, la tedesca Airbus e la spagnola Indra sono le tre maggiori coinvolte nel programma aeronautico che dovrà sostituire il Rafale ed i Typhoon a partire dal 2035/2040.

Il finanziamento della fase 1B, il prossimo passaggio di sviluppo, dovrebbe costare 2,5 miliardi di euro in totale e deve passare per l’approvazione della politica, in particolare di quella tedesca. Ecco perché l’urgenza di trovare un accordo prima delle votazioni per il rinnovo del Bundestag.

Ci potrebbe essere comunque un altro ostacolo “burocratico”: anche se un accordo finale verrà raggiunto entro metà maggio, Berlino potrebbe non avere il tempo di assicurarsi l’approvazione della potente commissione parlamentare tedesca per il bilancio prima delle elezioni federali di settembre. In genere questo processo richiede diversi mesi, ma la data limite entro la quale il comitato per il bilancio può prendere una decisione è il 24 giugno.

Al di là dei possibili giochi partitici interni alla Germania riguardanti la Difesa, al parlamento tedesco si ragiona anche in funzione della continuazione di quel Trattato di Aquisgrana che lega Berlino a Parigi: uno stop allo Scaf da parte tedesca getterebbe una pesante ombra sul futuro della collaborazione tra i due Paesi.

Il nuovo cacciabombardiere è quindi pronto al decollo? Non ne siamo così convinti. Ancora la scorsa settimana i tedeschi avevano una posizione ferma sulla questione della condivisione dei ritrovati tecnologici: “per la Germania, l’accesso illimitato ai risultati della ricerca finanziata congiuntamente è della massima importanza”, aveva dichiarato la portavoce del ministero della Difesa tedesco. Una prima intesa era stata raggiunta a inizio aprile con un accordo “50 e 50” tra la francese Safran e la tedesca Mtu sulla motorizzazione dello Scaf (che non ha quindi coinvolto la spagnola Itp); successivamente, e un po’ precipitosamente vista la tempistica (la settimana scorsa), l’azienda spagnola era stata inclusa.

Non abbiamo modo di dire che tipo di “divisione” sia stata fatta tra Airbus, Dassault e Indra per quanto riguarda la ripartizione dei lavori (e degli oneri finanziari) né abbiamo la possibilità di sapere come abbiano reciprocamente gestito i passaggi di tecnologia.

Forse, se si è arrivati ad un accordo, ha pesato anche il “nein” del governo tedesco all’offerta francese riguardante i pattugliatori Atlantic 2, da utilizzare ad interim in attesa che il progetto Maws prenda forma (2035). L’Eliseo potrebbe aver fatto pressione su Dassault, che ha sempre avuto una linea dura sulla cessione di know how, per evitare di allontanare ulteriormente i tedeschi e rischiare di consegnarli alla concorrenza, non solo europea (leggasi Tempest).

Gli Stati Uniti guardano con attenzione alle sorti dello Scaf, e non è escluso che possano sedurre la Germania con altre offerte anche se non dello stesso livello di un caccia di ultima generazione, che dovrebbe essere la sesta, ma nonostante le specifiche del progetto è meglio attenderne i futuri sviluppi per capire come saranno effettivamente la motorizzazione (se a ciclo variabile o no), l’armamento (armi a energia diretta), e la suite sensoristica.

Si arriverà davvero ad un accordo stabile? Lo scopriremo il 19 maggio. Intanto risulta interessante notare come nello Scaf si sia inserita anche l’Italia, che è già partner nel programma Tempest, tramite Leonardo: l’azienda italiana ha acquisito infatti il 25,1% della Hensoldt, ex filiale di Airbus specializzata in radar e direttamente coinvolta nella costruzione del nuovo caccia franco-tedesco-spagnolo.

Senza dimenticare che il nostro Paese sta lavorando per inserirsi all’interno dell’asse franco-tedesco sul fronte della Difesa. Come riportato anche da Formiche.net i diversi incontri del ministro Lorenzo Guerini con le colleghe Florence Parly e Annegret Kramp-Karrenbauer puntano in questa direzione, cercando di sfruttare i canali bilaterali per riequilibrare i rapporti di forza in sede europea. Difficile però che si giunga alla fusione dei due progetti europei per velivoli di sesta generazione come qualcuno aveva auspicato: una già difficile coesistenza a tre nello Scaf diventerebbe praticamente impossibile a sei in un programma unico.