La prima settimana di giugno ha visto la fine del progetto SCAF (Système de Combat Aérien du Futur) franco-tedesco-spagnolo per un caccia di sesta generazione, dopo anni di lotte industriali tra i due partner principali – Dassault Aviation e Airbus – per la ripartizione del lavoro e dei relativi brevetti. Quanto accaduto non ha colto di sorpresa gli addetti ai lavori: al contrario era qualcosa di ampiamente preventivato stante le premesse della collaborazione franco-tedesca e gli aut aut di Dassault ad Airbus, la quale ha richiesto espressamente di assumere la quasi totalità della progettazione e costruzione della cellula – oltre il relativo drone loyal wingman.
Il destino dello SCAF ora segna anche quello di un altro progetto franco-tedesco: l’MGCS (Main Ground Combat System) per un MBT (Main Battle Tank) di nuova generazione. Come avevamo anticipato dalle colonne di InsideOver, a giugno del 2019 in una lettera indirizzata all’allora ministro della Difesa tedesco Ursula von der Leyen, il Bundestag aveva imposto al governo tedesco uno stretto parallelismo di gestione tra lo SCAF, a guida francese, e l’MGCS a guida tedesca, oltre a imporre l’integrazione di Rheinmetall nel programma del nuovo carro armato. Pertanto, una volta fallito il progetto del cacciabombardiere, quello dell’MBT o verrà pesantemente rivisto oppure subirà la stessa sorte.
La cronaca riferisce indizi che ci portano a considerare la seconda ipotesi, e non poteva essere altrimenti. Il 17 luglio, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz si sono riuniti per l’ultima seduta del Consiglio franco-tedesco per la difesa e la sicurezza. L’ordine del giorno era segnato dalle recenti delusioni riguardanti lo SCAF ma l’attenzione si è concentrata sull’MGCS e ciò che è emerso non è stata una netta riaffermazione del partenariato bilaterale, bensì un chiaro riconoscimento di ambizioni ridimensionate. Già a giugno, quando è stata resa ufficiale la fine del progetto aeronautico congiunto, la Francia aveva fatto trapelare la volontà di ridurre la propria partecipazione o addirittura di ritrarsi dal programma per il nuovo carro armato con l’amministratore delegato delle tedesca Rheinmetall, Armin Papperger, che lamentava la scarsità di fondi devoluti per il progetto: solo 25 milioni di euro di finanziamenti per le tre aziende partecipanti (KNDS, Thales e Rheinmetall) sono stati giudicati insufficienti per lo sviluppo, anche in considerazione che l’MGCS nasce ufficialmente nel 2017.
Il progetto è – o per meglio dire era – ambizioso: avere una piattaforma corazzata in sostituzione dei Leopard 2 tedeschi e Leclerc francesi di nuova generazione caratterizzata da una famiglia di veicoli che avrebbero condiviso un telaio comune, integrati con piattaforme senza pilota, sensori avanzati, propulsione ibrida e una “rete di combattimento” per operazioni collaborative. Mezzi con e senza pilota avrebbero combattuto come un’unica entità, traendo insegnamenti dai conflitti moderni in cui i carri armati tradizionali si scontrano con droni, munizioni di precisione e guerra elettronica. Sostanzialmente, si trattava del concetto aeronautico di “sistema di sistemi” trasportato in un MBT. L’orizzonte temporale per vedere il primo prototipo era stato originariamente fissato al 2030, poi ritardi di ordine politico/industriale – l’ingresso di Rheinmetall ha generato una ridistribuzione di compiti e ridefinizione del progetto che è stata lungamente discussa – l’hanno spostato al 2045. Un carro armato che quindi rischiava di diventare obsoleto ancora prima di entrare in servizio.
Tornando al vertice di luglio, sono emersi dettagli che fanno capire come l’MGCS abbia fatto la stessa fine dello SCAF, ovvero quella di restare un “software” senza “hardware”. Francia e Germania hanno infatti convenuto che la collaborazione continuerà esclusivamente per un “approccio per il combattimento collaborativo” nell’ambito di un programma di ricerca, portandolo a una dimostrazione di fattibilità. Si tratterebbe di tecnologie adattabili per veicoli cingolati con e senza equipaggio, integranti il funzionamento autonomo, la fusione dei sensori e il contributo ai servizi di combattimento congiunti. In sostanza, anche l’MGCS come lo SCAF è stato ridotto al suo sistema nervoso digitale ovvero il cloud di combattimento.
La Germania però non resterà senza un nuovo carro armato: al di là dell’ultima evoluzione del Leopard 2, la A8, e del nuovissimo KF-51 Panther che resta un’opzione valida per la Bundeswehr considerando l’interesse internazionale (italiano compreso), a luglio 2025 KNDS e Rheinmetall hanno lanciato l’iniziativa MARTE (Main Armoured Tank of Europe) che riunisce 12 paesi europei – tra cui l’Italia – per lo sviluppo di un MBT di nuova generazione. È importante notare che il programma non include la Francia: forse in Germania qualcuno ha imparato la lezione dello SCAF e dell’MGCS. La Francia però a questo punto deve cercare un sostituto per il Leclerc XLR (15 consegnati e 200 ordinati) in un prossimo futuro (da dopo il 2035) e la soluzione presentata a Eurosatory 2026, quella del “CAPINT” (Capacité intermédiaire) di KNDS con scafo del Leopard 2A8 e torretta francese Ascalon appare un ripiego provvisorio, ma data l’incertezza generale e la mancanza di un nuovo progetto francese, questa soluzione provvisoria potrebbe alla fine trasformarsi in una definitiva.