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Difesa /

Vaglio Lise (CS), Punto Vaccinale Difesa. Ore 8.00: “Inizio attività!”, gracchia la radio, dando ordine al personale di iniziare gli accessi che anche oggi supereranno le 500 unità. La fila per il vaccino è lunga dalle prime ore del giorno e si manterrà tale almeno fino all’ora di pranzo quando, complici il sole a picco e le alte temperature, vi sarà un po’ di tregua per il personale in servizio. 

Fra loro militari in “spe2 (servizio permanente effettivo), il cui impiego è stato disposto dal Ministro della Difesa Guerini, altri civili delle ASL locali, altri ancora sono indicati, informalmente, quali “medici ed infermieri Covid”. Ufficiali e sottufficiali arruolati nell’Esercito a partire dal marzo 2020, quando il “grande morbo” faceva più paura ed i vaccini erano ancora idee sulla carta. 

Personale inquadrato ed inviato ai reggimenti in poco tempo, nell’ottica di accrescere il più possibile la schiera di sanitari in prima linea.

L’età è giovane e, otto volte su dieci, non raggiunge i trent’anni. È così, ad esempio, per il tenente medico Lorenzo Matone e per la sua collega tenente medico Rebecca Rocchi, entrambi ventottenni che si sono fatti le ossa all’Ospedale militare del Celio prima di approdare al Pvd di Vaglio Lise, dove seguono i pazienti nella fasi immediatamente precedente all’inoculazione. 

Il tenente Rocchi è qui da circa un mese ma è stata già stata “segnata” da un’esperienza che, ci racconta, l’ha inorgoglita come persona e come medico militare. 

Ad una donna, visibilmente preoccupata per la vaccinazione, vedova da poco più di un anno e sola con i figli, Rebecca è riuscita ad infondere quella fiducia necessaria a spingere molti a fare questo passo così importante. 

Purtroppo una comunicazione non sempre obiettiva, insieme a tristi casi di cronaca, può condizione il giudizio della persona sull’opportunità di ricevere il vaccino. Un’opportunità nel vero senso della parola, poiché permette al singolo di tutelare la sua salute ed alla collettività di ritrovare, presto, quella normalità sacrificata da mesi e mesi di chiusure. 

Perché la guerra combattuta dai medici e dagli infermiere del Pvd consiste anche nel vincere, giorno per giorno, paziente per paziente ansie, preoccupazioni, dubbi sulla somministrazione.

Degli “ufficiali Covid” la più anziana per età – façon de parler – è Myriam Maiorano, altro tenente che, nella tenda-colloqui, rassicura con pacatezza e tranquillità. Già, perché dietro a ciascun camice con le stellette ci sono persone diverse: dal tenente Matone che, da bravo romano, non manca di ricorrere all’ironia per creare un clima disteso, alla serenità che infondono le due colleghe donne sorridenti ma decise, capaci di ascoltare ma sempre chiare quando si devono dare indicazioni, precise, al paziente.

Accanto a loro c’è un piccolo esercito di infermieri, marescialli fra i quali si contano numerose donne alcune delle quali sotto i 25. 

D’altronde, i più alti in grado fra i sanitari sono il Dirigente medico, Capitano Andrea Benicchi di 33 anni e una collega 29enne proveniente dai ranghi del 3° REOS. 

Qui i più vecchi – sempre per dire – sono due quarantenni: il tenente Luca Buonerba che comanda il Punto Vaccinale Difesa ed il tenente Federico Genesin comandante del plotone del 3° Reparto Sanità, addetto alla logistica del campo. 

Volti giovani di un Esercito che a Vaglio Lise rappresenta un punto di riferimento ed una garanzia per la popolazione locale. E non solo in terra calabra…