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Difesa

Forze di rapido intervento per combattere nei Paesi baltici: così la Germania studia la guerra con la Russia

Come potrebbe avvenire una guerra di terra coinvolgente la Russia e i Paesi dell’Europa orientale nei prossimi anni? La Germania si sta interrogando e, a margine del piano di riarmo da 355 miliardi di euro spalmati sui 15 anni prossimi...

Come potrebbe avvenire una guerra di terra coinvolgente la Russia e i Paesi dell’Europa orientale nei prossimi anni? La Germania si sta interrogando e, a margine del piano di riarmo da 355 miliardi di euro spalmati sui 15 anni prossimi venturi, sta evolvendo una nuova struttura delle sue forze armate in grado di garantire una diversa flessibilità operativa per adattarsi ai mutati scenari militari a Est.

Il dibattito sulle “Forze Medie”

Il dibattito attivo in Germania è sulle cosiddette “Forze Medie”, che come nota National Interest ” hanno lo scopo di colmare il divario tra  le forze leggere e altamente mobili  e  le unità di carri armati pesanti”, sfruttando capacità di elevata motorizzazione, solidi armamenti ed elasticità per essere impegnate come prima linea in grado di arginare un’offensiva russa. Berlino parte da una serie di presupposti, ipotizzando che un’eventuale offensiva russa prenderà di mira il valico di Suwalki e i Paesi baltici e che Mosca non userebbe armamenti nucleari nella prima fase.

Guerra nei Paesi baltici: la strategia della Germania

Dunque, la conseguenza è chiara: spingere la battaglia nei Baltici stessi e contenere la Russia sul terreno usando forze medie non necessitanti di massicci appoggi logistici. Nota National Interest che “la loro forza risiede nella rapidità di risposta: possono formare linee di difesa flessibili e rallentare o deviare l’avanzata nemica fino all’arrivo delle forze pesanti. Non potrebbero resistere contro formazioni nemiche corazzate, ma potrebbero condurre operazioni in profondità, colpendo la logistica, il comando e il controllo del nemico e altri nodi critici nelle retrovie”.

Insomma, una riproposizione in chiave moderna dei raggruppamenti militari di combattimento, i cosiddetti Kampfgruppe, che spesso la Wehrmacht mise in campo nella Seconda guerra mondiale con obiettivi tattici incardinati in più complessi disegni strategici e come strutture ad hoc per precise missioni anche oltre la tradizionale architettura divisionale dell’esercito di Berlino.

Oggi si tratterebbe, in sostanza, di una truppa impiegabile con compiti d’arresto ma che, come ha fatto notare l’analista Amedeo Maddaluno, non potrebbe vincere la guerra da sola stante il fatto che, anche contenendo i russi, una forza intermedia avrebbe poca capacità di penetrazione e non potrebbe far fronte alla possibile decisione di Mosca di impiegare l’atomica per difendere il suo territorio metropolitano.

La Germania, poi, deve pensare ad altri due vincoli. Il primo è legato alla disponibilità di uomini con la preparazione e la capacità per operare in un contesto tanto critico con rapidità e tenacia. La Bundeswehr ha schierato in Lituania la prima grande unità all’estero solo nel 2025 e non ha esperienza operativa comprovata, dovendo inoltre far fronte a cronici problemi di reclutamento e disponibilità materiale.

I dilemmi operativi

C’è poi la necessità di capire come e in che misura le “Forze Medie” (o meglio sarebbe dire “intermedie”) potrebbero proteggersi sul campo di battaglia in un contesto in cui sarebbero chiamate ad agire come punta offensiva volta a smussare un’incursione offensiva. E il richiamo va ovviamente alla difesa da minacce di prossimità, soprattutto attacchi aerei e droni.

Il portale tedesco Hartpunkt specializzato in questioni di difesa nota che “sia la guerra in Ucraina che il recente conflitto tra Iran e Israele dimostrano che le capacità di difesa aerea possono proteggere le proprie truppe e popolazioni da questa minaccia.”, aggiungendo che “un prerequisito per questo è la disponibilità non solo tecnologica, ma anche quantitativa di sistemi di difesa aerea per garantire una protezione completa dell’area, anche contro attacchi di saturazione” e che “proprio in quest’ambito quantitativo che la Bundeswehr presenta enormi lacune”.

Ad oggi nessuno sa come sarebbe un confronto russo-europeo in Est Europa. Berlino, ha riflettuto a riguardo Maddaluno, pensa alla battaglia in ambito tattico. Ma il versante strategico, dominato dall’asimmetria nucleare, dall’ipotesi sul ritiro Usa dall’Europa e dal ruolo del resto della Nato continentale rende ancora fitta la nebbia di una guerra a cui tanti iniziano a pensare. Senza però poter dire di dover escludere nessuno scenario. Anche i più problematici.

La crisi dell’Europa e i venti di guerra ai suoi confini necessitano di un’analisi razionale e distante da semplificazioni e isterie. InsideOver prova a offrirla, sperando che confronto e dialogo aiutino a gettare ponti di confronto e, in prospettiva, pace. Se vuoi sostenere il nostro metodo, diventa uno di noi e abbonati!

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