Il rapporto militare tra Israele e India è sempre più intenso. Lo confermano i dati sugli scambi di armamenti tra i due Paesi, che vedono Nuova Delhi affermarsi come il secondo maggiore fornitore di Tel Aviv e lo Stato ebraico essere ormai saldamente nella top tre dei partner della Difesa del gigante asiatico. E lo rilanciano numerosi movimenti di pressione internazionali, come Boycott, Divestments and Sanctions (Bds) e No Harbour for Genocide (Nhb), preoccupati di questo crescente flusso di materiale bellico diretto dall’Asia al Medio Oriente.
Nel periodo compreso tra l’ottobre 2023 e l’ottobre 2025, ha sottolineato un’inchiesta di Al Jazeera, l’India ha fornito il 26% delle armi e munizioni importate dal governo israeliano, la cifra più alta dopo il 42% degli Stati Uniti, davanti a Romania (8%), Taiwan (4%) e Repubblica Ceca (3%). Nella finestra temporale presa in esame Delhi ha esportato complessivamente circa 4,1 miliardi di attrezzature per la Difesa, 230 milioni delle quali dirette verso Israele (con una media di 115 milioni all’anno).
Allo stesso tempo, come ha evidenziato il Sipri, tra il 2021 e il 2025 Tel Aviv ha rappresentato il 15% di tutto l’import indiano nel settore della Difesa. Certo, questi legami erano in essere già ben prima che scoppiasse la guerra in Iran e nella Striscia di Gaza, ma il recente aumento ha catapultato il dossier sotto i riflettori dell’opinione pubblica globale.

I rapporti militari tra India e Israele
Al di là dei semplici numeri, le aziende della Difesa di Israele e India hanno costruito numerose joint venture. La lista è particolarmente lunga e comprende, tra i vari esempi, l’indiana Kalyani Strategic Systems e l’israeliana Rafael Advanced Defense Systems, Bharat Electronics Limited (Bel) e Israel Aerospace Industries (Iai), Dcx Systems Limitede Israel Aerospace Industries (IAI)/ELTA Systems. E ancora: Adani Defence & Aerospace ed Elbit Systems, Reliance Defence e Rafael Advanced Defense Systems, Punj Lloyd e Israel Weapon Industries (Iwi), soltanto per citare alcuni casi.
A confermare il flusso di armi lungo l’asse Delhi-Tel Aviv ci sarebbe anche una particolare dicitura inserita nei documenti doganali indiani: HS 9306, un codice che può riferirsi a bombe, granate, siluri, mine, missili e munizioni.
Alcuni attivisti citati dal portale Middle East Eye hanno invece citato sei spedizioni di acciaio, presumibilmente di tipo militare, individuate su diverse navi dirette a fabbriche di armi situate in Israele. I carichi ammontavano a 806 tonnellate di “acciaio di grado militare” dalle quali sarebbe stato possibile produrre fino a 17.458 proiettili di artiglieria per l’esercito israeliano.
“Il movimento Bds chiede di esercitare pressioni per impedire che questi rifornimenti raggiungano Israele e di ritenere responsabili il governo indiano di estrema destra (guidato da Narendra Modi ndr) e qualsiasi azienda indiana complice per la loro complicità nei crimini atroci commessi da Israele”, ha dichiarato a Mee Ilham Yaseen, coordinatore dell’embargo militare del movimento Bds.

Un flusso in crescita
L’organizzazione No Harbour for Genocide ha dichiarato che il carico delle spedizioni, partite a primavera dal porto indiano di Nhava Sheva e dal valore di circa 1 miliardo, provenivano da Rl Steels & Energy Limited, con sede ad Aurangabad, in India. La loro destinazione finale? Un importante impianto di produzione di armi della Imi Systems a Ramat Hasharon.
Nonostante le smentite dei media indiani, gli attivisti ritengono che Delhi sarebbe intervenuta per contribuire a colmare le carenze di rifornimenti militari israeliani durante gli ultimi due anni e mezzo di guerra a Gaza.
“Israele ha un’enorme produzione interna, ma si affida a componenti specifici, che si tratti di materiali ad alta tecnologia per il settore aerospaziale o di materiali di base come l’acciaio militare”, ha dichiarato a Mee un portavoce di No Harbour for Genocide. “Sappiamo che questo acciaio militare è destinato allo stabilimento di munizioni di Ramat Hasharon, che non ha alcuna produzione civile. È interamente dedicato alla produzione militare. Ne siamo certi al 100%”, ha aggiunto lo stesso portavoce.
“Un tempo l’India era tra i leader mondiali che promuovevano i principi delle Nazioni Unite e il multilateralismo basato su giustizia, libertà e uguaglianza. Oggi, il suo governo di estrema destra ha trasformato il Paese in un leader mondiale nell’armamento del genocidio e dell’apartheid”, ha concluso Yaseen. Un’accusa pensantissima che Delhi rispedisce tuttavia al mittente.
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