Il futuro della Finlandia è sempre più vicino alla Nato: lo testimonia il risalto dato dagli Stati Uniti alla visita del presidente Sauli Niinistö a Washington nei giorni in cui la guerra in Ucraina ha riaperto a tutto campo il dibattito sul futuro securitario di Helsinki (oltre che della limitrofa Svezia) e sull’avvicinamento del Paese alla Nato. 

Niinistö si è recato alla Casa Bianca e ha incontrato l’omologo Joe Biden e il direttore della Cia, l’ambasciatore William Burns, per discutere dei futuri legami securitari tra i due Paesi. Al contrario della Svezia, Paese con solida tradizione militare e da tempo attenzionata dalla Nato, la Finlandia a lungo ha nicchiato sull’avvicinamento all’Alleanza Atlantica dopo la fine dell’Unione Sovietica, pur avendo siglato un accordo di difesa reciproca con gli Stati Uniti. Negli ultimi anni però il quadro è cambiato e di fronte alla crescente assertività di Mosca di recente la giovane premier finlandese Sanna Marin ha con forza rilanciato l’idea che in futuro il suo Paese possa unirsi all’Alleanza Atlantica.

La Marin, esponente della socialdemocrazia e di una sinistra di per sé neutralista, ha cambiato registro nel corso degli ultimi anni post-pandemici dopo che più volte ha criticato in sede europea le minacce esercitate da Mosca sull’Ucraina prima dell’invasione. Ma a destare ancora maggior scalpore è il fatto che a essere pontiere del dialogo sempre più intenso per l’ingresso di Helsinki nella Nato sia il presidente della Repubblica. Uomo del Partito di Coalizione Nazionale appartenente al centrodestra, fortemente filo-occidentale ma anche forte di attenti rapporti con il vicino russo, al punto tale da essere ritenuto dagli analisti strategici “il leader europeo più rispettato da Putin”, come sottolineato dal Financial Times.


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CAUSALE: Reportage Ucraina
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Linda Thomas-Greenfield, ambasciatrice statunitense alle Nazioni Unite, ha di recente indicato la Finlandia come possibile prossimo bersaglio delle mosse della Russia, e negli ultimi tempi i sondaggi d’opinione parlano di un pubblico finlandese sempre meno restio a considerare l’ipotesi di abbandonare la stagione ultrasettantenale della neutralità postbellica. Formiche ricorda che “secondo Henri Vanhanen, un analista finlandese di politica estera e consigliere del partito di opposizione Coalizione nazionale” di cui è membro il Presidente, i colloqui sarebbero a punto tanto avanzato di concordia bilaterale che “l’ingresso” della Finlandia nell’Alleanza Atlantica “potrebbe avvenire nel giro di un paio di mesi, al massimo di un anno”.

La presenza di Burns, capo della Cia e massimo esperto di Russia nella diplomazia americana, sul fronte dei colloqui non è secondaria, dato che proprio dalla cooperazione di intelligence si è via via rafforzata la partnership bilaterale finnico-americana che ha conosciuto una serie di accordi dal 1994 ad oggi. Helsinki ospita lo European Center of Excellence for Countering Hybrid Threats, un apparato legato sia all’Unione Europea che alla Nato in cui si studiano misure di bilanciamento delle offensive cyber e di infowar di attori ostili, Russia in testa. I servizi segreti finlandesi e le forze armate del Paese hanno partecipato ai lavori del NATO Cooperative Cyber Defence Centre of Excellence e hanno offerto agli Usa sostegno nella lotta al terrorismo, soprattutto sul fronte dei foreign fighter e dei finanziamenti illeciti, partecipando anche alla coalizione multinazionale contro l’Isis.

L’ingresso nella Nato potrebbe essere solo questione di tempo, dunque. Da partner attivo ad alleato, per la Finlandia il passo può esser breve e trasformare l’intero Mar Baltico in un vero e proprio lago atlantico, blindando la sicurezza occidentale su quel fronte. A dicembre, peraltro, Helsinki ha mandato un segnale importante ordinando 64 caccia F-35 per modernizzare la sua forza aerea, concludendo un accordo di cooperazione industriale con la Lockheed Martin firmato dal ministro della Difesa Antti Kaikkonen e dando il via a un programma che da qui al 2027 coinvolgerà aziende strategiche di tutta l’area Nato, compresa l’italiana Leonardo. La mossa russa in Ucraina ha solo fatto deflagrare la situazione: il piano di avvicinamento della Finlandia alla pista atlantica era comunque in via di definizione da tempo e mancava solo l’occasione adatta per dargli una vera attuazione concreta. Vladimir Putin, nel tentativo di evitare che la Nato arrivasse ai suoi confini via Ucraina, potrebbe dunque ritrovarsela sulla porta di casa a Nord: segno che le conseguenze sistemiche dell’invasione dell’Ucraina saranno a tutto campo e si sdoganeranno nel corso di anni. Cambiando radicalmente i rapporti di forza nell’Europa di confine.

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