Il Ministero della Difesa britannico mette la parola fine alle speculazioni circa una possibile convergenza tra il programma Tempest guidato da Londra e il parallelo progetto Fcas (Future Combat Air System) frutto dell’alleanza industriale franco tedesca, i due piani in corso nel Vecchio Continente per sviluppare un caccia di sesta generazione.

James Heappey, sottosegretario della Difesa nel governo di Boris Johnson, ha risposto a un’interrogazione scritta del deputato conservatore Tobias Ellwood circa la possibilità di vedere imbarcato sulle portaerei di classe Queen Elizabeth il futuro caccia Tempest, escludendo questa opzione. In un contesto che vede il Regno Unito ancora lontano dal raggiungere l’obiettivo di 48 F-35B imbarcabili da acquistare e mettere in piena operatività pensare a un arco operativo ridotto dal futuro ingresso in campo del Tempest risulterebbe controproducente e antieconomico. Dunque, ha sottolineato Heappey nella sua nota, Tempest opererà come velivolo destinato a partire unicamente da basi terrestri, sostituendo nelle linee operative l’Eurofighter Typhoon dal 2040 in avanti.

Questa presa di posizione spazza definitivamente il campo circa la possibile fusione tra i due progetti che il generale tedesco Ingo Gerhartz, capo di Stato maggiore della Luftwaffe, aveva prospettato in un’intervista a Defense News. La Francia, che nel contesto del progetto Fcas mette in campo le massime energie e un’organica strategia militare-industriale, vuole infatti a tutti i costi dotare il caccia franco-tedesco sostenuto dalla Spagna di una versione imbarcata per la portaerei Charles de Gaulle.

Una contrapposizione irriducibile questa, che segnala però anche ulteriori divergenze politiche ed operative nel campo dell’aeronautica europea. E che parla di una Francia sostanzialmente isolata nei suoi propositi di creazione di cordate europee della Difesa. L’Italia, com’è noto, si è allineata con il Regno Unito e, anzi, ha posto una prima pietra con il il Documento programmatico pluriennale (Dpp) della Difesa per il triennio 2021-2023, nel quale sono previsti due miliardi di euro di investimenti per il programma Tempest da elargire in quindici anni, con 20 milioni messi in campo già per l’anno in corso. In Germania, invece, da più parti si è mormorato per il protagonismo di Parigi, e diversi analisti, membri delle forze armate e militari sono sospettosi del fatto che la Francia possa voler far pagare a Berlino il finanziamento di un programma destinato a lasciare la parte del leone alla sua strutturata industria militare.

In una fase in cui è prossima ad aprirsi la partita da un miliardo di euro per la fase 1B dello sviluppo del prototipo, la Germania inizia a vagliare eventuali rischi legati a un eccessivo trasferimento di tecnologie e valore aggiunto oltre il Reno, e non è un caso che la proposta di una fusione tra Fcas e Tempest sia stata esplicitata poco dopo la recente visita di “congedo” con cui Angela Merkel si è recata nel Regno Unito sancendo un definitivo chiarimento post-Brexit e aprendo a un confronto diretto con Johnson anche su tematiche strategiche e di ampia prospettiva. Tutto questo solo poche settimane dopo l’espansione delle attività in Germania del colosso italiano della Difesa, Leonardo, azienda a partecipazione pubblica cruciale per i piani di Tempest e che si bilancia agilmente tra le cordate europee e quelle atlantiche. Dimostrando la maggiore solidità di queste ultime rispetto ai progetti a guida francese, che Parigi tende a voler appiattire inevitabilmente sulla propria egemonia.

Come ricorda Ares Difesa, una polemica simile è partita da Madrid che si è sentita “abbandonata” dalla coppia franco-tedesca per essere stata rilegata a soli compiti di secondaria importanza nel programma. Dopo l’intervento delle alte sfere del comparto industriale e diplomatico la crisi è sembrata rientrare. La defezione di due importanti paesi europei come Italia e Svezia verso il Regno Unito era già significativa ma se iniziano a sorgere problemi all’interno dello stesso consorzio Fcas la situazione si rende ancora più complicata” e si capisce la volontà britannica di non reinserirsi in logiche legate al contesto comunitario di natura spinosa nel post-Brexit.

Vi è poi l’attestazione del fatto che un ingresso comune di Fcas e Tempest in un nuovo progetto terzo avrebbe imposto un’anomala convivenza tra francesi e britannici che non si è mai strutturata nei precedenti programmi per l’aviazione militare europea. Londra ha cooperato attivamente con l’Italia e gli Usa nel programma F-35 e, in precedenza, è stata con Roma e la Germania attiva nello sviluppo del Panavia Tornado e dell’Eurofighter Thypoon, quest’ultimo sostenuto anche dalla Spagna, ma non ha mai imbastito piani di tale portata con Parigi al suo fianco. Tutto questo non a caso: i sistemi militari-industriali di Londra e Parigi sono potenzialmente concorrenti, entrambi desiderosi di fare la parte del leone nei piani a lungo termine, e inoltre per la Francia, gelosa della sua autonomia strategica, ogni collaborazione stretta con Londra significherebbe un cedimento eccessivo verso lo scioglimento del suo sistema nell’ambito atlantico. Dunque Fcas e Tempest procederanno per i prossimi anni, se non decenni, su binari paralleli. A testimonianza della difficoltà di spezzare nel presente divisioni consolidate e dinamiche politiche chiare in un settore dal valore cruciale e in cui sono in ballo affari miliardari come quello della Difesa.

 

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