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La Polonia si mette l’elmetto, concretamente e metaforicamente. Il Paese centroeuropeo, avanguardia del contenimento anti-russo e nascente potenza militare nel campo atlantico, sta espandendo tramite la riconversione industriale la sua capacità di produrre armamenti e, al contempo, in sinergia con Stati come Finlandia e Svezia sta abituando a un clima da pre-conflitto la sua società.

Perché la Polonia si rimette l’elmetto

Due notizie sono da segnalare, infatti, nelle ultime settimane. Da un lato, la decisione di Ursus, storico produttore di trattori e macchinari agricoli, di riconvertire la produzione alla tecnologia militare e alla produzione di blindati, soprattutto di modelli le cui licenze sono acquistate da Varsavia, i suoi impianti.

“Tutta la regione sta ormai rafforzando le proprie capacità militari in risposta alle sfide della sicurezza (leggi Mosca)”, ha commentato l’analista geopolitica Martina Besana riportando la notizia sul suo profilo LinkedIn, aggiungendo che “non è sorprendente infatti che la decisione sia stata presa dopo l’acquisizione della fabbrica da parte di MI Crow, una società collegata all’imprenditore-oligarca ucraino Oleh Krot” e che la scelta di passare al militare consentirà a Ursus iniziare il 2025 evitando la chiusura del suo impianto di Lublino, “salvaguardando i posti di lavoro e incominciando un nuovo capitolo”

Dall’altro, la decisione del ministero dell’Istruzione del governo di Donald Tusk di inserire nei curriculum dell’ottavo anno della scuola primaria e nella scuola secondaria, ovvero per gli studenti tra 14 e 16 anni, la materia denominata “Educazione alla sicurezza” in cui gli alunni dovranno apprendere “la risposta a una minaccia di guerra (ad esempio, sopravvivenza, compresi i luoghi di rifugio), i principi di primo soccorso in caso di minacce che coinvolgono armi convenzionali”, riporta un comunicato del governo citato da EuroNews.

Inoltre, prosegue il medesimo comunicato “per le scuole primarie, i requisiti includono la conoscenza del territorio locale, la sicurezza informatica nella dimensione militare, la preparazione all’addestramento al tiro; e per le scuole secondarie, i bambini devono sapere come rispondere a una minaccia di guerra, la sicurezza informatica nella dimensione militare e partecipare all’addestramento al tiro”.



Polonia, la spesa militare in rialzo come un fine in sé

Parliamo di due notizie convergenti nel delineare lo sviluppo di una grande strategia polacca orientata alla preparazione al conflitto, allo sdoganamento dell’economia di guerra e della militarizzazione della popolazione come strumenti di ridefinizione delle linee di sviluppo e degli equilibri sociali interni, di una totale rottura con il pensiero dell’ultimo trentennio europeo.

La Polonia è passata dal fare del riarmo un mezzo di aumento della sua influenza nell’Europa e nella Nato contemporanee a considerarlo un fine in sé, una politica strutturalmente orientata a consolidare il motore russofobo della sua agenda nazionale cavalcando, ora che la guerra in Ucraina si incammina verso un 2025 nebuloso, la crescente tendenza in atto in Europa per acquisire rilevanza nel suo sistema di alleanza.

Nel 2023 il governo catto-conservatore di Mateusz Morawiecki aveva fissato oltre il 4% del Pil la spesa militare polacca, ulteriormente aumentata quest’anno da Donald Tusk, tornato al governo col centrodestra di Piattaforma Civica, che l’ha innalzata al 4,7% del Pil (35 miliardi di euro), con una tendenza a crescere oltre il 5%.

Più volte su queste colonne abbiamo discusso le ambizioni geopolitiche e militari di Varsavia, connesse all’agenda strategica per la ricostruzione di una potenza militare che per la Polonia è un fattore di orgoglio nazionale. Passano i secoli, ma la Polonia si pensa ancora l’antemurale dell’Europa dalle minacce esterne, un baluardo strategico e geopolitico, una nazione indispensabile.



La leva del riarmo

La leva per continuare a esserlo è da ogni maggioranza indicata nel riarmo. Varsavia, lo abbiamo ricordato, ha in programma di comprare o produrre su licenza 250 carri armati Abrams dagli Usa e 180 K2 Black Panther dalla Corea del Sud, da cui intende ordinare anche 200 obici K9 Thunder, 48 aerei da attacco leggero FA-50 e 218 lanciarazzi K239 Chunmoo per quasi 24 miliardi di dollari complessivi di acquisti, a cui si aggiungerà un lotto di 96 elicotteri Apache americani per 12 miliardi di dollari.

La produzione nazionale di armi leggere e di artiglieria come i semoventi Krab e i mortai Rak, nel frattempo, aumenta. E nel frattempo l’educazione alla guerra della Polonia si fa sempre più solida, aumentando anche a livello di società civile la mobilitazione antirussa e il clima da fortezza assediata di uno Stato che è al contempo fortezza e mina vagante. Nulla più della paura di un’escalation, nel lungo periodo, può prepararne lo sdoganamento. E questo, pensando al riarmo a tutto campo di Varsavia e allo sdoganamento dell’educazione pre-bellica nelle scuole, va tenuto in mente.

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