Quattro cacciabombardieri F-35A dell’Aeronautica Militare sono stati dispiegati in Estonia per partecipare alla missione di Air Policing della Nato nei Paesi Baltici. Il 30 aprile scorso i quattro velivoli stealth di quinta generazione sono atterrati alla base di Amari in quello che è il primo utilizzo in assoluto di questi assetti nella regione baltica.

Gli F-35 italiani appartengono al 13esimo gruppo del 32esimo Stormo situato sulla base aerea di Amendola (Fg), e il loro spiegamento in Estonia è stato supportato da un’aerocisterna KC-767A proveniente dalla base di Pratica di Mare.

Con la missione “Baltic Eagle II”, i cacciabombardieri italiani opereranno all’interno del task group Falco della task force Air Estonia, andando a sostituire gli Eurofighter Typhoon dell’aeronautica tedesca schierati ad Amari dalla fine di agosto.

Ali italiane sul Baltico

Non è la prima volta che la nostra Arma Azzurra è impegnata in quel settore nell’ambito delle missioni di Air Policing effettuate dalla Nato. I Typhoon dell’Aeronautica Militare sono stati presenti dal primo settembre sino sulla base di Zokniai/Šiauliai in Lituania. La task force Baltic Thunder italiana vedeva la presenza di quattro caccia prelevati, a rotazione, dal Quarto Stormo di Grosseto, dal 36esimo di Gioia del Colle e dal 37esimo di Trapani. I velivoli italiani operanti nella missione di Air Policing baltica sono inseriti integralmente nel dispositivo tattico dell’Alleanza Atlantica, hanno assicurato l’attività di Quick Reaction Alert (Qra) 24 ore su 24 coadiuvati dai velivoli tedeschi presenti proprio ad Amari, che lasceranno la base estone in questi giorni insieme ai nostri Typhoon.

Quella missione è stata solo l’ultima per l’Aeronautica Militare nel Baltico: la prima volta, con la missione “Frontiera Baltica”, è stata nel 2015 quando il primo gennaio quattro Typhoon affiancati da tecnici e specialisti (in tutto circa 100 militari), con il contributo di altri reparti dell’Am ed interforze, sono stati rischierati sempre sulla base lituana. La missione terminò il 27 agosto dello stesso anno con al suo attivo numerosi decolli su allarme effettuati dai nostri piloti per intercettare velivoli russi di vario tipo (dai caccia agli aerei di trasporto e pattugliamento) che si erano avvicinati allo spazio aereo delle Repubbliche Baltiche.

I nostri Typhoon sono tornati nel Baltico anche nel 2018, con la missione “Baltic Eagle” cominciata il 10 gennaio, questa volta dislocati sulla base estone. Sono stati sempre quattro i velivoli coinvolti, provenienti dal 36esimo e dal Quarto Stormo. La missione terminò il 3 maggio.

Ora, e dopo l’ultima missione iniziata a settembre, è la volta dei caccia F-35A, che sono stati usati per una missione di Air Policing in Islanda, con le Northern Lightning I e II tra il 2019 ed il 2020.

A luglio del 2020 i caccia stealth con la coccarda tricolore hanno avuto la loro prima intercettazione di velivoli russi, quando sono decollati su allarme (in gergo scramble) per intercettare tre pattugliatori marittimi Tupolev Tu-142 – scortati da Mig-31 – che erano penetrati nell’Adiz (Air Defense Identification Zone) islandese.

L’Air Policing della Nato

L’Air Policing (Ap) è una capacità di cui si è dotata la Nato a partire dalla metà degli anni cinquanta e consiste nell’integrazione, in un unico sistema di difesa aerea e missilistico, dei rispettivi e analoghi sistemi nazionali messi a disposizione dai Paesi membri. L’attività di Air Policing è condotta in tempo di pace e consiste nella continua sorveglianza e identificazione di tutte le violazioni all’integrità dello spazio aereo dell’Alleanza Atlantica alle quali si fa fronte prendendo le appropriate azioni utili a contrastarle, come ad esempio lo scramble.

La nostra Aeronautica Militare effettua missioni di questo tipo nei confronti della Slovenia in modo permanentemente e dell’Albania, in alternanza con la Grecia. Nel 2014, in occasione del vertice del Galles, la Nato ha deciso un potenziamento di tali attività – la cosiddetta enhanced Air Policing – a favore dei Paesi membri del fianco orientale, che, nel caso di quelli Baltici, sono entrati a far parte dell’Alleanza nel 2004 non disponendo di capacità di difesa aerea sufficienti per affrontare un’eventuale minaccia avversaria. Le basi usate dalla missione sono quella di Zokniai/Šiauliai in Lituania e quella estone di Amari.

Il fronte caldo del Baltico

Gli F-35 saranno quindi per la prima volta usati in una missione di questo tipo su di un fronte “caldo” come quello del Baltico, dove i velivoli russi effettuano le loro sortite pressoché regolarmente. Questo dispiegamento di velivoli di quinta generazione fornirà una preziosa esperienza all’Aeronautica Militare e alla stessa Nato per quanto riguarda la messa alla prova di procedure di intercettazione differenti rispetto a quelle usate coi Typhoon, in un teatro molto diverso rispetto a quello islandese proprio per via delle condizioni “ambientali”: la vicinanza della frontiera russa implica che gli F-35 voleranno in un ambiente saturo di “energia”, riferendosi con questo termine ai vigili occhi dei radar russi, alcuni di ultima generazione. Una condizione che mancava durante le missioni islandesi.

Non è infatti un caso che, come si può vedere nelle immagini pubblicate sul sito ItaMilRadar, i nostri F-35A siano stati dotati di “lenti di Luneburg”, dei riflettori radar che aumentano la Rcs (Radar Cross Section), ovvero la “firma” elettromagnetica del velivolo. I medesimi riflettori, ad onor del vero, erano presenti anche sui velivoli inviati in Islanda, e quindi è ragionevole pensare che in ogni dispiegamento all’estero vengano usati, però in questa missione assumono molta più importanza proprio per via della continua vigilanza dei radar russi. Tale soluzione serve infatti a celare le reali caratteristiche di invisibilità radar agli occhi avversari: un modo per non “scoprire le carte” del velivolo di quinta generazione.

Il significato politico

Tralasciando queste notazioni tecniche, il fatto di aver scelto gli F-35 italiani per questa prima missione dei velivoli stealth nel Baltico assume un significato politico che va anche oltre la semplice certificazione della nostra prontezza operativa col nuovo caccia (ricordiamo che l’Italia è stata la prima a dichiarare la Foc, Full Operational Capability, per gli F-35): a Bruxelles – e a Washington – si punta molto sul nostro Paese per portare avanti la nuova linea di contenimento della Russia su tutti i fronti espressa dall’amministrazione Biden.

Qualcosa che stiamo vedendo anche sul fronte sud, in particolare in Libia, dove, dopo anni in cui Roma, per propria immobilità, è stata estromessa (facendo penetrare la Turchia), si stanno avendo primi segnali di vitalità diplomatica innescati dall’esigenza statunitense di contenere la Russia che è presente in quel Paese con personale “paramilitare” – il Gruppo Wagner sostenuto dall’invio diretto di armi tra cui cacciabombardieri – in aiuto del generale Khalifa Haftar, con lo scopo ultimo di ottenere una qualche installazione militare permanente, o semipermanente, in Cirenaica.Nato

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