“War-fighting readiness“: è questo il concetto chiave con cui il governo laburista di Keir Starmer ha presentato nella giornata di lunedì la Strategic Defense Review (Sdr), la strategia di sicurezza nazionale con cui il Regno Unito intende promuovere l’evoluzione e lo sviluppo delle sue forze armate in tempi complessi. Facendo della corsa al riarmo non più un obiettivo emergenziale con cui rispondere a pulsioni competitive dello scacchiere globale ma, piuttosto, un perno sistemico della volontà di competere in tempi incerti.
Come cambierà la Difesa britannica
Promossa dal Segretario alla Difesa britannico John Healey e studiata da George Robertson, Segretario generale della Nato dal 1999 al 2003, scelto come presidente di una task force dedicata, la Sdr presenta importanti novità per quanto concerne l’approccio di Londra alla sicurezza internazionale, rendendola più muscolare e proiettiva contro potenziali minacce, a partire ovviamente dalla Russia, presentata come un pericolo “immediato e urgente”.
Per ottenere la “pace attraverso la forza”, come ha detto Starmer il 2 giugno, Londra mirerà a consolidare il suo asset più pregiato, la Royal Navy, a approfondire la capacità di deterrenza nucleare e a sviluppare nuove armi di proiezione per le forze armate. A garantire tutto questo, un graduale aumento delle spese militari che potrebbero toccare quota 3,5% del Pil nel prossimo decennio.
Sul fronte della Royal Navy, nota Zone Militaire, il Regno Unito intende “aumentare il numero di sottomarini d’attacco nucleari (Ssn)” facendo leva sul patto Aukus con Usa e Australia. Londra “sostituirà gli attuali Astute con quelli della futura classe Ssn-AUKUS, che, per il momento, esiste solo sulla carta. Si tratta di un raddoppio della flotta britannica di sottomarini Ssn, dato che attualmente si prevede che saranno operativi solo cinque sottomarini di classe Astute: il sesto, l’HMS Agamemnon, è stato varato a ottobre, mentre il settimo, l’HMS Achilles, è ancora in costruzione”.
Rafforzare la deterrenza
In campo nucleare, invece, Londra è pronta a investire 15 miliardi di sterline per rafforzare la sua deterrenza e modernizzare l’arsenale. La Sdr, inoltre, apre alla possibilità che il Regno Unito aggiunga la seconda componente della triade nucleare armando i caccia F-35 con assetti lanciabili dall’aria. Questo implicherebbe, al pari dell’alleanza Aukus, una più stretta forma di coordinamento con gli Stati Uniti, titolari della paternità del programma F-35, per ottenere di poter impiegare testate come le bombe B61-12, previstee anche nel programma di condivisione nucleare della Nato.
Infine, prosegue Zone Militaire, Londra è pronta a ampliare le sue prospettive produttive e industriali tramite “l’acquisizione di 7.000 armi a lungo raggio, compresi i missili. Inoltre, è già stata avviata una partnership con la Germania a tal fine, con l’obiettivo di sviluppare un missile con una gittata di 2.000 km” e sono stati messi sul piatto 1,5 miliardi di sterline per rafforzare la produzione di munizioni.
Nell’era della competizione senza limiti la “Global Britain” si pensa, innanzitutto, come potenza militare: è il segno dei tempi nuovi e incerti che corrono, in cui il Regno Unito mira a essere perno europeo della Nato e, al contempo, pivot transatlantico per pensarsi ancora globale. Nella gara al riarmo, una scommessa complessa. Ma che a Londra si pensa capace di generare dividendi strategici significativi.
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