Gli Stati Uniti schierano gli F-22 Raptor come risposta all’azione dei caccia russi presenti in Siria. Ad annunciare il dispiegamento dei caccia è Centcom, il Comando centrale di Washington, quello che si occupa dell’area mediorientale. Secondo quanto comunicato dal quartier generale Usa, a essere spostati saranno gli F-22 del 94th Fighter Squadron della Virginia, integrati con le forze aeree della coalizione anti-Daesh. La mossa, come detto in precedenza, è stata giustificata per rispondere a quello che è ritenuto un cambiamento della postura dell’aviazione russa, più volte sottolineato in questi ultimi mesi proprio dai comandanti statunitensi.
“Il comportamento non sicuro e poco professionale delle forze armate russe non è quello che ci aspettiamo da una forza aerea professionale. La loro regolare violazione delle misure di ‘deconflitto’ dello spazio aereo concordate aumenta il rischio di escalation o errori di calcolo”. Queste le parole del comandante di Centcom, il generale Michael “Erik” Kurilla, riportate nel comunicato. E questo avvertimento è solo l’ultimo di una serie di dichiarazioni dello stesso tono che hanno reso sempre più evidente l’aumento della tensione tra le due aviazioni nell’area siriana.

La questione è diventata particolarmente urgente soprattutto dall’inizio della guerra in Ucraina. Dopo l’esplosione del conflitto in Europa, gli Stati Uniti hanno individuato due tendenze distinte da parte di Mosca. Da un lato si è assistito a quella che è apparsa come una riduzione degli uomini schierati nelle basi russe in Siria. Una scelta sicuramente dovuta all’attivazione di un enorme fronte di guerra che ha costretto a riequilibrare il dispiegamento dei “boots on the ground”. Allo stesso tempo però, è stato segnalato anche un nuovo comportamento da parte dell’aviazione russa, che avrebbe iniziato a operare sempre più vicina ai velivoli Usa e con un generale aumento di potenziali incidenti tra i piloti delle due potenze rivali. Una situazione non molto diversa da quella che vede coinvolti aerei Nato e russi in Europa orientale, ma con la differenza che questa volta accade in un Paese, la Siria, dove sono presenti entrambe le forze. Washington per l’operazione anti-Daesh, Mosca come supporto a Bashar al Assad durante la guerra siriana e con l’utilizzo della fondamentale base aerea di Khmeimim.
Per gli Usa, l’impegno in Siria rappresenta ancora un interrogastivo strategico, soprattutto perché la missione in Medio Oriente ha fisiologicamente cambiato forma rispetto all’inizio della campagna militare. Tuttavia, Washington, nonostante molte resistenze interne, è rimasta nen nord-est della Siria con circa 900 militari, sia per non mostrare di abbandonare il teatro iracheno e siriano, sia per non lasciare troppo campo ai principali rivali regionali: Iran e Turchia. Una missione che, come si nota anche dalle più recenti notizie, non è priva di rischi. La scelta di schierare gli F-22 indica che le possibilità di escalation non sono così minime. Ma vale anche la pena ricordare che l’11 giugno, un incidente occorso a un elicottero delle forze americane in Siria ha causato il ferimento di 22 militari, di cui 10 costretti a essere evacuati per ricevere una maggiore assistenza medica. Centcom non ha specificato la causa dell’incidente, avvenuto durante la fase di decollo, ma ha affermato che non è stato segnalato fuoco nemico contro il MH-47 Chinook coinvolto nell’incidente.
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