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l presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato che il 17 ottobre gli Stati Uniti hanno proposto la vendita di un lotto di caccia F-16 alla Turchia per compensare l’investimento di 1,4 miliardi di dollari della Turchia nel programma F-35, guidato dagli Stati Uniti, dopo che Ankara ne è stata esclusa a seguito della sua decisione di acquistare dalla Russia una batteria del sistema antimissile e da difesa aerea S-400 .

La Turchia si era impegnata ad acquistare più di 100 F-35, e le aziende turche avevano parte attiva nella fabbricazione del nuovo velivolo di quinta generazione: il controvalore originario era di circa 12 miliardi di dollari per la fornitura di parti del velivolo per la flotta di F-35 operati da tutte le aeronautiche che hanno acquistato la macchina. In particolare le maggiori fornitrici di pezzi made in Turkey sono la Alp Aviation, Ayesaş, Kale Aerospace, Kale Pratt & Whitney and Tai. Nella fattispecie la parte centrale di fusoliera sia in materiale composito che metallico, il rivestimento della presa d’aria del motore e i piloni per l’armamento aria-terra sono fabbricati dalla Tai; il mozzo posteriore del motore F135, i dischi in nickel-titanio e altre parti strutturali dalla Alp Aviation; il display panoramico dell’abitacolo e componenti dell’interfaccia in remoto per i missili aria-aria dalla Ayesaş; altre parti della struttura della fusoliera e della ali dalla Kale Aerospace mentre alcuni altre componenti della turboventola F135 dalla Kale Pratt & Whitney, succursale locale della ben nota fabbrica di motori aeronautici americana.

Erdogan ha fatto pressioni sull’amministrazione Biden per consegnare i due F-35 costruiti per l’esercito turco o restituire il pagamento di 1,4 miliardi di dollari della Turchia sino a oggi. L’attuale flotta turca di oltre 200 F-16 sarà gradualmente eliminata entro il 2035 e nel frattempo circa 100 velivoli attendono aggiornamenti. La Turchia ha piani per costruire un caccia autoctono che, potenzialmente, potrebbe essere di quinta generazione – ma molto più realisticamente di generazione 4++. Stiamo parlando del TF-X, che secondo i piani di Ankara dovrebbe volare nel 2025 o 2026.

Le linee del nuovo caccia erano state svelate al salone internazionale dell’aerospazio di Le Bourget, mentre a giugno di quest’anno Turkish Aerospace Industries (Tai), industria detentrice dell’appaltato del nuovo programma aeronautico, aveva annunciato, forse un po’ troppo ottimisticamente, che il roll out del TF-X sarebbe avvenuto nel 2023. Un annuncio che riteniamo propagandistico, stante il fatto che, ancora a giugno, era solo stato individuato l’hub dove verrà assemblato il velivolo: sappiamo che l’hangar preparato per il TF-X dovrebbe essere completato quest’anno. Non sappiamo dove sarà situato ma sarà una struttura isolata e avrà una propria infrastruttura di comunicazione e computer coperti dal più alto livello di sicurezza per mantenere il velo di segretezza necessario.

La Turchia potrebbe però continuare a guardare a Mosca se gli Stati Uniti non dovessero rendere effettiva la vendita degli F-16. Ankara potrebbe infatti acquistare i caccia russi Su-35 e Su-57 come ha dichiarato lunedì scorso il capo della presidenza turca delle industrie della difesa Ismail Demir. “Se il processo (di acquisto e aggiornamento degli F-16 n.d.r.) non porta risultati, allora la Turchia non avrà alternative. Se necessario, la questione dei Su-35 e Su-57 può essere aperta in qualsiasi momento. La nostra industria farà tutto per garantire la nostra sicurezza, e se serve qualcosa in più, allora possiamo sempre trovare una via d’uscita”, ha detto Demir a Kanal 7.

Non è affatto la prima volta che, da quelle parti, si avanzano simili ipotesi: già nel 2018, alle prime avvisaglie della schermaglia sulla questione S400/F-35, Ankara aveva ventilato la possibilità di acquistare un lotto di Su-57. L’anno successivo, la Turchia aveva espresso interesse per i caccia russo di quinta generazione durante il Maks, il salone internazionale dell’aerospazio che si tiene a Mosca, ma successivamente il tutto era sfumato. Per quanto riguarda i Su-35 era stata la Russia, per bocca dell’Ad di Rostec Sergei Chemezov, a proporre ad Ankara i caccia: “Se i nostri colleghi turchi dimostrano interesse, siamo pronti a discutere le eventuali consegne del Su-35” erano state le esatte parole di Chemezov a luglio 2019.

Risulta chiaro, ormai, che Ankara sfrutti la possibilità di affidarsi alle armi di Mosca come una sorta di spauracchio per Washington, stante il fatto che le tanto paventate sanzioni del Caatsa (Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act), il provvedimento che va a colpire quei Paesi che acquistano armamenti da una lista di “nemici” degli Stati Uniti tra cui anche la Russia, elevate per l’acquisizione degli S-400 si sono rivelate più simboliche che altro. Del resto la Turchia è ancora un alleato prezioso degli Stati Uniti, oltre che un membro della Nato: la sua presenza in Libia viene usata da Washington per fare da contrappeso a quella russa, stante la volontà della Casa Bianca di impiegare le minime risorse possibili nell’area del Mena per concentrarsi nello scacchiere indo-pacifico.

In Turchia sono presenti anche due importati basi statunitensi: Incirlik e Kurecik. Sebbene oltre Atlantico si accarezzi l’idea di ridimensionare l’importanza di Incirlik, anche trasferendo le bombe atomiche tattiche ivi presenti, con uno sguardo a un altro alleato più “lineare” e prevedibile (la Grecia), comunque è importante per Washington non perdere Ankara che potrebbe avvicinarsi troppo a Mosca.

A tal proposito, recentemente, il segretario di Stato americano e il ministro degli Esteri greco hanno firmato un aggiornamento dell’accordo sulla cooperazione tecnico-militare tra i due Paesi ampliando il numero di strutture in Grecia che il Pentagono potrà utilizzare, nonché si è tornato a parlare di un interessamento di Atene per gli F-35. La proposta di vendita degli F-16 alla Turchia va quindi letta proprio alla luce di questa chiave politica: una “compensazione” per non perdere il sostegno di Ankara.