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La Germania, cogliendo l’occasione data dall’invasione russa in Ucraina che ha riportato in Europa lo spettro di una guerra dopo quanto accaduto nei Balcani durante gli anni ’90, sta procedendo con una campagna di riarmo mai vista prima.

Il governo Olaf Scholz ha varato un piano che prevede lo stanziamento di 100 miliardi di euro da destinare al settore della Difesa per rimodernare le Forze Armate, che dopo decenni di marginalizzazione hanno dimostrato di avere gravi carenze logistiche, e contemporaneamente ha dimostrato di voler cambiare passo nella dottrina di impiego della Bundeswehr, come emerso da un documento riservato a firma del capo di Stato maggiore generale Eberhard Zorn.

Abbiamo già avuto modo di evidenziare come il futuro, importante, riarmo tedesco potrà, in futuro, alterare profondamente gli equilibri interni alla Nato e all’Unione Europea, spostando il centro di gravità del potere verso Berlino e conseguentemente emarginando ulteriormente le necessità dei Paesi “mediterranei” e quindi il “Fronte Sud” dell’Alleanza. A quasi un anno da quel provvedimento, è bene però chiedersi a che punto sia la tabella di marcia di Berlino.

Obiettori e volontari: un esercito senza soldati

Cominciando dal settore fondamentale per qualsiasi “strumento Difesa”, ovvero il fattore umano, la Germania mostra ancora di avere grossi problemi di “vocazione”. In un recente articolo apparso su Rnd (Redaktions Netzwerk Deutschland) si sottolinea come Il numero di obiettori di coscienza nella Bundeswehr sta aumentando in modo significativo. Ad agosto, il numero delle domande di obiezione è passato a 657 rispetto alle 209 dell’anno precedente.

In Germania la coscrizione obbligatoria generale è stata sospesa nel 2011, ma i giovani vengono comunque registrati e iscritti agli uffici di leva. Anche il numero di volontari sembra essere diminuito, come ha riferito un portavoce dell’ufficio federale per la gestione del personale della Bundeswehr al media tedesco. Un problema “culturale” annoso: nel 2018 il governo tedesco aveva aperto le porte delle Forze Armate ai cittadini Ue, a cui poi si è aggiunta la possibilità di arruolamento anche per i minorenni.

I problemi atavici dell’esercito tedesco

Dal punto di vista dei mezzi della Bundeswehr la situazione non è affatto rosea nonostante i nuovi finanziamenti previsti – che però sembra che non siano ancora arrivati. Le Forze Armate di Berlino, come già detto più volte da queste colonne, sono afflitte da seri problemi derivanti da cattiva gestione: cacciabombardieri non in condizione di volo, unità navali in cantiere, carri armati fermi per avarie. Un problema che ha molto a che vedere con la struttura logistica della Bundeswehr, che evidentemente non è in grado di effettuare manutenzione in modo tempestivo ed efficace. Berlino, però, ha stabilito di procedere comunque all’acquisto di nuovi sistemi d’arma per migliorare il livello generale delle Forze Armate e renderle idonee a combattere in scenari bellici ad alta intensità, contro avversari simmetrici dotati di forze convenzionali consistenti.

Il primo passo svolto in questo senso è stata la decisione di acquistare i caccia F-35A in sostituzione degli obsolescenti Panavia Tornado della Luftwaffe. La scelta è stata dettata sia dalla necessità di avere un velivolo in grado di continuare la missione nucleare (tattica) prevista per il Tornado, sia perché rappresenta un prodotto immediatamente disponibile. Però, a quanto sembra, come nella migliore tradizione tedesca la burocrazia si è messa di traverso. Sappiamo, infatti, che i membri della commissione per il bilancio del Bundestag sono preoccupati per i possibili rischi associati al previsto acquisto del caccia stealth progettato dalla Lockheed-Martin. Il quotidiano “Bild am Sonntag” ha riferito che i membri del comitato parlamentare hanno richiesto una “riunione di crisi” per discutere sui rischi connessi all’acquisizione del nuovo velivolo, che riguardano costi aggiuntivi – e le tempistiche previste – per l’adeguamento degli aeroporti che ospiteranno gli F-35. Inoltre c’è il rischio che l’approvazione nazionale per le operazioni di volo non sia concessa tempestivamente.

I problemi dietro l’ordine degli F35

La sensazione è che dietro questa interrogazione del parlamento tedesco ci sia molta politica internazionale: il programma Scaf (Système de Combat Aérien du Futur) per un caccia di nuova generazione (la sesta) intrapreso con la Francia e la Spagna – concorrente quindi del Tempest a cui si è recentemente aggiunto il Giapponestenta a decollare per le giuste rimostranze e titubanze dell’industria tedesca, che si è vista marginalizzata da Dassault per quanto riguarda requisiti e ripartizione del lavoro. Nonostante recentemente Parigi abbia annunciato in pompa magna che Dassault e Airbus abbiano raggiunto un accordo industriale per la prossima fase del programma (fermo dall’estate del 2021), permangono parecchi dubbi sulla sua futura riuscita. Pertanto è ragionevole pensare che vi siano state pressioni affinché a Berlino si ridiscuta il contratto di acquisizione degli F-35 (che porterebbe soldi oltre Atlantico ma anche da queste parti, al Faco di Cameri) in modo da devolvere la maggior parte dei fondi per lo Scaf invece che per la macchina di Lockheed-Martin.

Dal punto di vista delle forze terrestri, il panorama non è migliore. Ralf Ketzel, amministratore delegato di Krauss-Maffei Wegmann che fabbrica carri armati insieme a Rheinmetall, ha affermato chiaramente che dei fondi annunciati a febbraio da Scholz non si è vista nemmeno l’ombra per il momento. Ketzel ha affermato, in un’intervista a Merkur.de, che “da allora abbiamo avuto varie discussioni sui programmi. Finora non abbiamo avuto alcun ordine concreto che possa essere assegnato alla fine del secolo”. Oltre a questo, l’Ad ha anche rivelato che il procurement militare tedesco procede a rilento, o per meglio dire appare molto ridimensionato rispetto alle aspettative: ha infatti affermato che la Bundeswehr ha messo a bilancio l’acquisto di soli 50 Ifv (Infantry Fighting Vehicle) Puma invece dei previsti 100 esemplari.

Esiste anche un altro fattore che ridimensiona molto la cifra definita dal Bundestag e che quindi influirà sulla mole di investimenti nell’industria tedesca della Difesa, ovvero quello squisitamente legato alle dinamiche dell’economia: inflazione, tasse e pagamento degli interessi ridurrà, secondo Ralf Ketzel, a 65 miliardi di euro il fondo stanziato dal governo Scholz.

Bisogna però considerare che questi soldi sono comunque molti di più rispetto a quanto messo a disposizione dall’Italia, che pure avrebbe bisogno di fare un salto di qualità quantitativo per quanto riguarda il procurement militare, e che la Germania ha la capacità industriale per poter accelerare gli sviluppi dei sistemi d’arma una volta che venissero sbrogliati i nodi burocratici e politici.