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La notizia circola tra gli addetti ai lavori da qualche giorno. Sussurrata, confermata silenziosamente nelle sedi che contano, ma non particolarmente pubblicizzata. Eppure il danno è enorme. Secondo le indiscrezioni, infatti, sembra che gli Emirati Arabi Uniti abbiano intimato all’Italia di abbandonare la base di Al-Minhad, centro logistico di fondamentale importanza delle forze italiane nel Golfo Persico. Una decisione che confermerebbe i pericoli segnalati dai giornali in queste settimane sulla possibilità che Abu Dhabi reagisse in questo modo al blocco dell’export di armi deciso dall’allora governo giallorosso.

Indiscrezioni su al-Minhad

La questione ora sembra essersi fatta molto concreta e impellente. Secondo le ultime indiscrezioni, infatti, il contingente italiano avrebbe ricevuto una sorta di vero e proprio ordine di sfratto entro luglio per quanto riguarda l’utilizzo della Forward Logistic Air Base Al Minhad. Una decisione che, se non si troverà un accordo tra Italia ed Emirati, darebbe più di un problema alle forze armate impegnate nel ritiro dall’Afghanistan. Lo ha ribadito in Commissione Difesa anche il vicepresidente dei deputati di Forza Italia, Matteo Perego di Cremnago, che ha confermato prima durante l’audizione del consigliere militare di Mario Draghi, Luigi Francesco De Leverano, e poi con una nota, le notizie sull’interdizione da parte di Abu Dhabi entro il 2 luglio. Notizia su cui nei giorni scorsi si era soffermato anche il generale Leonardo Tricarico, ex capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, in un articolo su Formiche.

Rischio per diverse operazioni

L’Italia si trova ora in una posizione molto difficile. Ed è evidente che il rapporto con gli Emirati Arabi Uniti – elemento ormai sempre più centrale di tutto il Medio Oriente – diventa a questo punto uno dei principali dossier dell’agenda estera del governo. La possibilità di non utilizzare più il centro logistico di Al-Minhad è un’eventualità che va scongiurata in ogni modo. Lo stop all’utilizzo della base, infatti, pone un problema non soltanto per il ritiro dall’Afghanistan, ma per tutte le operazioni italiane in quell’area fondamentale che va dall’Asia centrale al Golfo Persico fino all’Oceano Indiano e il Corno d’Africa. Insieme al centro di Gibuti, la base emiratina è l’unica in grado di supportare le missioni italiane nella regione. E dal momento che il governo ha da poco approvato un dispiegamento aeronavale nello Stretto di Hormuz all’interno dell’operazione Emasoh, è chiaro che avere il pieno appoggio di un Paese dell’area come gli Emirati diventa ancora più importante. Senza il placet di Abu Dhabi e senza la possibilità di utilizzare una base in cui l’Italia ha svolto per anni un lavoro eccellente mette a repentaglio anche la stessa capacità di gestire una missione così delicata come quella che si appresa a compiere nel collo di bottiglia di Hormuz.

L’avvertimento di De Leverano

Gli errori compiuti con il blocco dell’export pesano dunque, eccome, sulla nostra politica estera nell’area mediorientale. Lo stesso De Leverano ieri ha ricordato in audizione che i Paesi di tutto il Medio Oriente “costituiscono dei partner strategici per la stabilità regionale, per l’economia e per la stessa industria della difesa italiana” e che “il loro ruolo rileva ancor più in questo momento anche per il ritiro dall’Afghanistan e più in generale per le operazioni che noi svolgiamo in Iraq, Golfo Persico e Libia”. “Le decisioni di fornire, sospendere o revocare contratti di fornitura di materiali militari con Paesi terzi sono scelte con riflessi diretti e sostanziali sul complesso delle nostre relazioni con i Paesi interessati” ha concluso il generale. Avvertimenti che indicano come l’esecutivo stia prendendo seriamente in considerazione gli effetti collaterali di uno degli ultimi lasciti del governo Conte, cercando di limitarne i danni.