Skip to content
Difesa

Ecco perché la Polonia si affida alle armi della Corea del Sud

Le guerre in Ucraina e Medio Oriente stanno spingendo il boom globale della difesa sudcoreana, con la Polonia come partner chiave di Seoul.

Prima la guerra in Ucraina e poi quella in Medio Oriente stanno trainando le aziende sudcoreane della Difesa verso un successo senza precedenti. I motivi sono almeno tre: possono sfornare armi all’avanguardia a costi e tempi inferiori rispetto a molti affermati concorrenti occidentali, e, soprattutto, sono in grado di realizzare dispositivi conformi agli standard della Nato. Il risultato è che Seoul e i suoi campioni nazionali possono capitalizzare la crescente domanda globale di armamenti, vendendo intercettori missilistici agli Emirati Arabi Uniti così come lanciarazzi all’Estonia, obici al Vietnam e carri armati alla Polonia.

Proprio Varsavia, membro dell’Alleanza Atlantica e tra i più attivi in Europa nel sostenere l’Ucraina contro la Russia, si è trasformata in una cliente privilegiata della cosiddetta K-Defence. Non è un caso che il premier polacco Donald Tusk sia partito per la Corea del Sud dove ha incontrato il suo omologo sudcoreano, Lee Jae Myung, per elevare le relazioni tra i rispettivi Paesi a un partenariato strategico globale portando la cooperazione in materia di Difesa al centro del rapporto.

Più armi sudcoreane per la Polonia

Tusk e Lee si sono incontrati alla Casa Blu e hanno dichiarato di voler procedere verso un ampliamento della cooperazione nel campo della Difesa, muovendosi nell’ambito di un accordo quadro dal valore di 44,2 miliardi di dollari firmato nel 2022. “I carri armati K2, gli obici semoventi K9, gli aerei d’attacco leggero FA-50 e i lanciarazzi multipli Chunmoo, che racchiudono la tecnologia e l’orgoglio della Corea del Sud, proteggono ora il territorio e la popolazione della Polonia in tutte le sue vaste terre”, ha affermato Lee.

La grande novità è che adesso la partnership tra Seoul e Varsavia si estende oltre la semplice vendita di armamenti, includendo la produzione congiunta, il trasferimento di tecnologia e la formazione del personale. Tusk è persino arrivato a descrivere la Corea del Sud come “l’alleato più importante della Polonia dopo gli Stati Uniti”, assicurando che avrebbe personalmente supervisionato l’ampliamento della cooperazione reciproca in materia di Difesa tra i due Paesi.

Fumata bianca, inoltre, anche per l’intensificazione della cooperazione in tanti altri settori, tra cui le catene di approvvigionamento energetico, le infrastrutture, la scienza e la tecnologia, le industrie avanzate e lo Spazio.

Il successo globale della K-Defence

La K-Defence sta insomma consentendo a Varsavia di modernizzare il proprio esercito. Aziende sudcoreane come Hanwha Aerospace, Korea Aerospace Industries e Hyundai Rotem hanno intanto ottenuto commesse dorate, mentre Seoul è diventato il nono esportatore mondiale di armi e il settore sudcoreano degli armamenti è arrivato a toccare un valore di 30 miliardi di dollari.

Il subbuglio in Medio Oriente ha favorito l’ascesa di nuovi player, come Pablo Air, che ha raccolto 11 miliardi di won (7,5 milioni di dollari) in un round di finanziamento ponte pre-Ipo e che sta sviluppando droni d’attacco simili agli iraniani Shahed. Tra i suoi investitori troviamo Korean Air Lines, un fondo sostenuto da LIG Nex1, produttrice del sistema di difesa missilistica Cheongung-II utilizzato dagli Emirati Arabi Uniti, e la Industrial Bank of Korea.

“Attualmente stiamo costruendo uno stabilimento per la produzione di massa, con l’obiettivo di raggiungere una capacità di 30.000 droni d’attacco monodirezionali all’anno a partire dal prossimo anno”, ha spiegato l’azienda al Japan Times.

Il governo di Lee ha le idee chiarissime. Lo scorso febbraio, il ministero delle Pmi e delle Startup di Seoul ha presentato un’iniziativa per favorire la nascita di 100 startup nel settore della Difesa entro il 2030, in un piano che prevede un aumento degli investimenti di capitale di rischio e un migliore accesso agli appalti pubblici. La strada della K-Defence è dunque tracciata.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.