Il dipartimento della Difesa statunitense, come riportato dall’agenzia Nova, che cita a sua volta il quotidiano Usa The Hill, ha rilasciato lo scorso 31 maggio una proposta di bilancio da 715 miliardi di dollari, orientata a competere con la Cina eliminando i vecchi sistemi di difesa e investendo in nuove tecnologie. Tra i maggiori cambiamenti, l’Aeronautica statunitense chiede di ritirare più di 200 vecchi velivoli e di finanziare, per la prima volta, un missile da crociera ipersonico operativo, un’iniziativa da 200 milioni di dollari. Il piano di bilancio prevede inoltre 5,1 miliardi di dollari per la Pacific deterrence initiative, il fondo creato dal Congresso per contrastare la Cina nella regione indo-pacifica. “Il dipartimento (della Difesa) adotta un approccio chiaro nei confronti di Pechino e fornisce investimenti per dare la priorità alla Cina come nostra sfida principale”, ha detto ai giornalisti il vice segretario alla Difesa Kathleen Hicks.

Il primo bilancio di Joe Biden mira ad accontentare tutti

All’interno del budget sono presenti tagli che stanno generando un dibattito sia fra i repubblicani che fra i democratici. Come spiega Foreign Policy, infatti, il senatore Jim Inhofe e il deputato Mike Rogers, ambedue repubblicani, hanno definito il budget “totalmente inadeguato”. La decisione dell’Air Force di demolire 200 velivoli, tra cui dozzine di A-10 Thunderbolt II (noti come A-10 Warthogs), è stata accolta con malumore bipartisan. Secondo i documenti ottenuti da Foreign Policy, l’Us Air Force vorrebbe altri 4 miliardi di dollari in più al suo budget per il prossimo anno, rispetto a quanto preventivato, compresi i fondi per acquistare una dozzina di nuovi caccia F-15EX di quarta generazione nel tentativo di rinnovare la sua vecchia flotta. Dal canto suo, la Marina chiede 1,66 miliardi di dollari in più per acquistare un cacciatorpediniere aggiuntivo.

Come nota Slate, il presidente Biden si trova nella difficile posizione di tentare di accontentare un po’ tutti, anche se l’ala sinistra del partito non sarà affatto contenta del fatto che la sua amministrazione stas aumentando le spese per la difesa; d’altra parte molti repubblicani non gradirà che si tratti dell’aumento del budget meno significativo da molto tempo a questa parte. A questo si aggiunge un altro elemento di dissapori: molti democratici, incluso il deputato Adam Smith, presidente della Commissione per i servizi armati della Camera, hanno messo in dubbio la necessità di finanziare nuove armi nucleari. Infatti, anche se il budget include 500 milioni di dollari per combattere il Covid-19 e 617 milioni di dollari per rendere le basi e i sistemi d’arma statunitensi più efficienti dal punto di vista energetico, i liberal rimangono scettici su tutti i soldi spesi per la Difesa. In particolare, la proposta di 2,6 miliardi di dollari per rinnovare i missili balistici intercontinentali statunitensi, quasi il doppio della spesa dell’anno scorso, potrebbe innescare un acceso dibattito all’interno del partito democratico.

Fondi al “Pacific Deterrence Initiative”

Come già accennato, il Pentagono chiede quasi 5,1 miliardi di dollari per la Pacific Deterrence Initiative, un fondo creato dal Congresso durante l’ultimo ciclo di bilancio per sostenere il “Pivot to Asia”, da tempo in stallo, con maggiori spese per la difesa. Si tratta di 400 milioni di dollari in più rispetto a quanto richiesto originariamente dall’ammiraglio in pensione Phil Davidson e include la spesa di quasi 120 milioni di dollari per valutare nuove difese missilistiche e iniziare ad acquistare radar e altri materiali per una batteria di difesa missilistica Aegis Ashore. Ciò fornirà copertura, spiega Foreign Policy, per le truppe statunitensi di stanza a Guam e aiuterà gli investimenti in missili che superano i limiti del Trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio, il patto con Mosca che Washington ha abbandonato nel 2019. Secondo Washington, infatti, Pechino potrebbe decidere di invadere Taiwan nel giro di pochi anni: meglio dunque essere pronti a ogni evenienza.

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