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Dopo il sanguinoso attentato a Kabul, che ha causato quasi 200 vittime giovedì scorso ad opera di terroristi suicidi appartenenti al ramo afghano dello Stato Islamico (Is-Khorasan Province), la vendetta degli Stati Uniti non si è fatta attendere molto: il Pentagono afferma che un bombardamento effettuato con un drone all’alba di sabato ha ucciso la presunta mente dell’attacco terroristico.

Il raid aereo, come ha spiegato un funzionario americano, è stato di natura preventiva, deciso dopo che l’intelligence ha scoperto che l’individuo – di cui non sono state fornite le generalità – stava programmando un nuovo attentato. A quanto sembra le vittime dell’attacco aereo sarebbero due, colpite mentre erano a bordo di un piccolo veicolo da missili lanciati da un Ucav (Unmanned Combat Air Vehicle) tipo Mq-9 “Reaper”.

I missili utilizzati, però, sono di un tipo molto particolare, nati per ridurre al minimo i cosiddetti “danni collaterali”: si tratta degli Agm-114 “Hellfire” R9X, soprannominati “blade bomb”, “ninja bomb” e “flying Ginsu”. L’Hellfire – HELiborne, Laser, FIRE e Forget Missile – è stato inizialmente sviluppato per colpire i carri armati da elicotteri d’attacco Ah-64 “Apache”, ma ora è utilizzato da aerei ad ala fissa, altri elicotteri, Ucav, navi, veicoli terrestri e da posizioni fisse a terra. Ne esistono diverse varianti (la prima versione è stata introdotta in servizio nel 1982) ma in generale si tratta di un missile a guida laser semi-attivo (Sal) per attacchi di precisione. È utilizzato in particolare dai già citati Apache dell’U.S. Army, dagli Oh-58 Kiowa Warrior, dagli Uas (Unmanned Air System) Mq-1C Grey Eagle, da aerei per operazioni speciali, dagli Ah-1W Super Cobra dei Marines e dagli Ucav Predator e Reaper dell’Usaf.

La versione R9X dell’Hellfire nasce dalla volontà della Cia (la Central Intelligence Agency) di avere un missile capace di uccidere i terroristi senza sviluppare un’esplosione. Lo sviluppo del missile sarebbe iniziato sotto l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama, forse il più grande utilizzatore di Ucav per effettuare operazioni di guerra, col fine di evitare vittime civili durante le campagne militari in Afghanistan, Pakistan, Iraq, Siria, Somalia e Yemen e sembra che sia entrato in servizio nel 2011.

L’AGM-114 R9X, infatti non esplode non avendo testata bellica, ma spiega sei lame affilate dal corpo cilindrico del missile, che vanno a distruggere il bersaglio senza danneggiare persone e materiale nelle vicinanze: a differenza dei frammenti generati da un’esplosione, una lama ha una portata massima specifica data dalla sua lunghezza. Sembra che la precisione del missile – se integrata da un osservatore a terra – permetta di “uccidere un passeggero senza colpire il guidatore” all’interno di un veicolo.

I bersagli, infatti, non vengono ingaggiati se il rischio rischio di colpire obiettivi “collaterali” è troppo alto. In molti teatri di combattimento odierni le forze ostili posizionano strategicamente i loro assetti all’interno dei centri urbani, con la consapevolezza che questa tattica riesce a impedire l’uso della potenza di fuoco del loro avversario che sarebbe riluttante a impiegarla proprio per il rischio di colpire forze amiche o estranee al conflitto. Si tratta di una metodologia ben nota, propria dei conflitti asimmetrici (pensiamo ad Hamas nella Striscia di Gaza), e che ha anche un impatto “morale” molto elevato: da un lato, in caso di vittime innocenti, si ha una forte “arma di propaganda” da potersi rivendere, dall’altro permette di porsi come i “difensori” della popolazione inerme.

Si è resa pertanto necessaria una classe innovativa di armi convenzionali per dare ai comandanti la possibilità di colpire bersagli di alto valore evitando eccessivi danni collaterali. Facciamo ora una precisazione riguardo alla nomenclatura e ai soprannomi del missile. R9X non è la designazione ufficiale, che non è stata ancora assegnata, mentre il soprannome “Ginsu volante” (flying Ginsu) deriva da una interpretazione “americana” delle shuriken giapponesi (letteralmente “lama nascosta a mano”), le piccole lame affilate da lancio comunemente conosciute in Occidente come “stelle ninja” o “stelle da lancio”. Un kunai, invece, è uno strumento giapponese originariamente utilizzato dai contadini nel periodo Tensho in Giappone, e le rappresentazioni immaginarie dei ninja in Occidente presentano il kunai come un coltello d’acciaio che viene utilizzato per pugnalare o da lanciare in particolare. Ginsu è un marchio di coltelli reso popolare negli Stati Uniti e venduto in televisione ed ecco spiegato il perché di questo particolare soprannome.

L’uso dell’Hellfire R9X è ancora coperto da un velo di segretezza: da quel che sappiamo i droni che operano per il Joint Special Operations Command (Jsoc) dell’esercito americano e per la Cia sembrano essere gli unici a trasportarlo. Secondo quanto riferito, il missile è stato utilizzato almeno una mezza dozzina di volte molto di recente prima del raid in Afghanistan di sabato mattina: l’ultima a giugno 2020, in Siria, per uccidere due membri di Hurras al-Din (affiliata ad al-Qaeda) a Idlib. Prima ancora, il 26 febbraio 2017, l’R9X ha ucciso il vice leader di al-Qaeda Abu Al-Khayr al-Masri sempre a Idlib ed è stato usato anche in Yemen, Libia e Iraq. Sembra anche che lo stesso tipo di missile sia stato impiegato per uccidere il generale Qasem Soleimani a Baghdad, il 3 gennaio del 2020, ma le immagini della carcassa del veicolo sul quale viaggiava l’ex comandante della Forza Quds dei Pasdaran iraniani sembrano far pensare ad un’esplosione di un Hellfire con carica bellica, piuttosto che all’azione delle “lame” del R9X.