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Orizzonte sistemi navali, società italiana controllata da Fincantieri e Leonardo che opera nel settore della Difesa, ha diffuso un comunicato stampa lo scorso 31 luglio in cui rendeva noto la firma di un contratto con OCCAR per la costruzione di due nuove fregate FREMM EVO destinate alla Marina Militare del valore di 1,5 miliardi di euro.

Le due nuove unità saranno all’avanguardia nel settore navale militare, in termini di tecnologia e prestazioni, capitalizzando gli importanti sviluppi tecnologici già intrapresi nell’ambito dei recenti programmi previsti dalla Legge Difesa, nonché il progetto Mid Life Upgrade per i cacciatorpediniere classe Orizzonte della Marina Militare.

La forza armata potrà così contare su due nuove fregate FREMM che garantiranno elevate prestazioni operative, con tecnologia e sistemi all’avanguardia, nonché le più recenti capacità anti-drone e di gestione operativa di sistemi senza pilota in tre dimensioni (sopra la superficie, in mare e sotto la superficie). Le due nuove FREMM EVO contribuiranno sicuramente a potenziare le capacità difensive e ad aumentare la flessibilità operativa, e avranno una vocazione ASW (Anti Submarine Warfare).

Da quanto rilasciato da Orizzonte sistemi navali, sappiamo che la prima fregata verrà consegnata nel 2029, mentre la seconda unità sarà disponibile nel 2030.

In particolare, i principali ammodernamenti e miglioramenti tecnologici riguarderanno lo Ship Management System Cyber-resilient, il sistema di condizionamento e distribuzione elettrica e l’implementazione di soluzioni specifiche volte a migliorare l’impronta ecologica della nave per il Sistema Piattaforma. Il Sistema di Combattimento sarà potenziato con il moderno Combat Management System SADOC 4 Cyber-resilient, sensori radar (in particolare con radar dual-band X-C a faccia fissa) in grado di supportare la difesa contro le minacce TBM (Tactical Ballistic Missile), Electronic Warfare (EW), artillery and missile systems, la suite sonar, il sistema di comunicazione e i collegamenti dati tattici, in grado di garantire il più alto ed efficace livello di interoperabilità, al punto che si potrà parlare di effettiva intercambiabilità come già dimostrato durante la recente esercitazione navale Mare Aperto 2024-1.

Il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, l’ammiraglio Enrico Credendino, ha commentato affermando che “l’acquisizione delle due fregate FREMM di nuova generazione rientra nel più ampio piano di rinnovamento e ammodernamento che la Marina Militare italiana ha avviato per potenziare le proprie capacità, al fine di rispondere in modo adattivo, tempestivo ed efficace agli scenari attuali e futuri in un mondo che è rapidamente cambiato negli ultimi anni. L’evoluzione della FREMM capitalizza un progetto che ha dimostrato, negli anni, la sua piena rispondenza ai requisiti della Marina Militare e ha ottenuto un ampio consenso internazionale. Partendo da questa solida base, abbiamo integrato tecnologie di ultima generazione e sistemi moderni sulla FREMM, potenziando così le capacità di difesa della nave e ampliando lo spettro delle attività conducibili nell’ambito delle missioni svolte per la difesa e la sicurezza del nostro Paese, al fine di proteggere il cluster marittimo nazionale, di cui siamo catalizzatori, mantenere aperte le vie di comunicazione e gli stretti, monitorare e mettere in sicurezza i fondali, proiettare diplomazia, cultura e “Made in Italy”, nonché fornire supporto a chi ne ha bisogno”.

Le nuove FREMM EVO, dal render diffuso da Fincantieri, sbarcheranno il pezzo di prora da 127/64 mm per montare un secondo 76/62 “Super Rapido” che farà coppia con quello di poppa (montato sopra l’hangar elicotteri), e avranno anch’esse, come le precedenti ASW/ASuW, un unico VLS (Vertical Launch System) tipo Sylver A70 da 16 celle posto dietro il pezzo di artiglieria prodiero e davanti alla sovrastruttura che ospita la plancia.

Questa soluzione riflette – forse – la decisione di avere unità principalmente configurate per la funzione antisom, piuttosto che per l’ASuW (Anti Surface Warfare) e, probabilmente, riflette anche l’esito delle analisi delle operazioni di difesa del traffico mercantile nel Mar Rosso, dove il singolo 76/62 mm, con adeguato armamento, ha dato ottime prestazioni dimostrando di poter essere impiegato efficacemente in loco dei più costosi missili superficie-aria.

Oggettivamente, però, se la scelta di sbarcare il 127/64 può ritenersi coerente con uno scenario ASW, ci chiediamo se non fosse stato il caso di aumentare il numero di celle del VLS passando da 16 a 32, dato che ci troviamo (e troveremo sempre più) a dover affrontare scenari ad alta intensità anche di tipo asimmetrico, come dimostrato dagli Houthi ma ancor più dal potenziale missilistico ancora inespresso di Hezbollah. Se si vuole un’unità con anche capacità di difesa TBM, sarebbe bene forse aumentare la suite missilistica in modo da poter cercare di contenere un possibile attacco di saturazione, che verrebbe effettuato con droni one way, missili antinave, droni di superficie e missili balistici. La complessità degli scenari (e dei teatri in cui siamo e saremo chiamati a operare), consiglierebbe un approccio diverso, con la possibilità di avere doti ASW e Air Defence marcate e rapidamente intercambiabili date dalla disponibilità di più celle – a meno che non si preveda di installare armi a energia diretta – anche in considerazione delle disponibilità finanziarie della nostra Difesa.

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