I droni turchi continuano a invadere il mercato delle armi e attrarre clienti, coinvolgendo non solo i tradizionali partner di Ankara ma anche sempre più Paesi dentro e fuori la Nato. Questa volta è il turno dell’Albania, Paese che da molto tempo intrattiene solidi rapporti di collaborazione militare con la Turchia e che adesso ha stanziato circa otto milioni di euro per acquistare i droni Bayraktar TB2, tra le armi principali dell’arsenale turco. Secondo le fonti turche, confermate anche dai media greci (molto preoccupati dal nuovo accordo siglato tra Ankara e Tirana), l’approvazione è arrivata dopo una visita del ministro dell’Interno albanese Bledar Çuçi in Turchia insieme ad alcuni alti funzionari militari.

Come riporta Agenzia Nova, dell’accordo tra Albania e Turchia si parla da diverse settimane e lo aveva anticipato a giugno il premier di Tirana, Edi Rama, dopo un incontro con alcuni rappresentanti turchi. Il primo ministro albanese aveva affermato che i velivoli senza pilota turchi avrebbero raccolto dati geografici ma che sarebbero stati utilizzati anche per l’ordine pubblico. Di qui l’interessamento del ministero dell’Interno. Ma secondo le informazioni dei media albanesi, è molto probabile che i droni turchi siano acquistati anche per scopi militari.

La mossa turca conferma tre delle tradizionali direttrici della strategia di Ankara e della politica estera impostata da Recep Tayyip Erdogan. In primis, il rafforzamento dei legami con i partner tradizionali turchi, a partire anche da quei Balcani in cui le ramificazioni di Ankara sono forti ma non così solide come nei decenni precedenti, soprattutto dopo l’ingresso in massa della Cina. Il consolidamento dell’asse con Tirana – già evidente dall’utilizzo della base di Valona e con accordi bilaterali sulle forze armate – sarebbe adesso certificato con l’acquisto dei Bayraktar TB2. Cosa che ha già messo in guardia i media ellenici, preoccupati dall’idea che la base turca sull’Adriatico, con un contingente di pochissimi uomini, possa diventare un hub di droni di Ankara non lontano dal confine ellenico.

Il secondo elemento è la forte attrattività di questi droni turchi nel panorama internazionale, oggi diventati oggetti del desiderio di molti Stati interessati ad accrescere il proprio ruolo militare. Dopo l’utilizzo di questi velivoli senza pilota nei più importanti conflitti in cui è coinvolta la Turchia (Libia, Siria e Nagorno-Karabakh), i Bayraktar TB2 hanno destato l’interesse molte Difese, della Nato e non, in particolare dell’Europa orientale. Prima con gli accordi con l’Ucraina per lo sviluppo della tecnologia di questi velivoli, e poi con l’accordo con la Polonia per acquistare proprio i Bayraktar TB2, l’impressione è che Ankara voglia inserirsi prepotentemente nel panorama militare dell’Est Europa.

Terzo elemento è invece rappresentato dalla volontà turca di estendere la propria trama di interessi nei Paesi partner della Nato e dell’Occidente dimostrando una convergenza di interessi con Washington e Bruxelles. Ankara non rafforza Stati che sono avversi alle strategie atlantiche, ma Paesi fortemente affini alla Nato o che possono in qualche modo essere interessati a entrare nella sfera dell’Alleanza. Ucraina, Polonia e Albania sono Paesi in cui la Nato è fortemente coinvolta o interessata. La costruzione di questa rete di interessi militari e di eventuale realizzazione di un ombrello protettivo passa anche per l’utilizzo dei droni della Turchia, che si sta trasformando in un fornitore di primo piano per sistemi d’arma che va a rafforzare Paesi dove spesso per i partner atlantici o le potenze Ue è difficile entrare a gamba tesa per questioni diplomatiche. Erdogan, al contrario, ha già dimostrato di essere molto più spregiudicato anche su certi fronti di conflitto in cui i rapporti con Mosca sono tesi.

diventa reporter con NOI ENTRA NELL'ACADEMY