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L’ultima notizia giunge dalla Francia: Naval Group sta sviluppando “nella massima discrezione” un nuovo sistema d’arma completamente autonomo in grado di svolgere missioni di sorveglianza e rilevamento sotto la superficie dell’acqua. Un drone sottomarino presentato dal colosso francese alla Naval Innovation Days e che secondo La Tribune ha due particolarità, oltre all’autonomia: la capacità di essere armato e la possibilità di autodistruggersi in caso di cattura da parte del nemico.

Il nuovo sistema di Naval Group svela le carte dell’industria francese nel settore navale e lancia anche un segnale. La Marina di Parigi si sta indirizzando verso la componente subacquea autonoma. E in questo processo di rafforzamento, l’obiettivo transalpino sembra essere anche quello di produrre uno strumento valido non solo per la propria flotta, ma anche per quelle straniere interessate all’acquisto. Una partita quindi che diventa non solo strategica, ma anche commerciale, e in cui la Francia è pronta a innescare l’ennesima sfida internazionale per accaparrarsi quote di mercato. E di conseguenza possibilità di inserirsi anche settori marittimi non monitorati direttamente dalla Marine Nationale.

La Francia non è l’unica a puntare su questi nuovi sistemi. In questi anni si assiste a una vera e propria corsa ai droni sottomarini di grandi dimensioni, che coinvolge le tre grandi potenze (Cina, Russia e Stati Uniti) ma anche altre forze come Regno Unito e Corea del Sud. Altri Paesi, come Italia, Giappone, Iran, Israele e Germania rimangono ancora su progetti che appaiono per il momento di dimensioni inferiori. Da Berlino, per esempio, è arrivata nel 2020 la notizia dei passi in avanti ne progetto MUM (Modifiable Underwater Mothership) di Thyssenkrupp Marine Systems. E a tal proposito, l’esperto di forze sottomarine, H. I. Sutton, ha parlato di possibili investimenti in ambito europeo prima ancora che nazionale, con l’utilizzo dei fondi destinati alla Difesa comune per ridurre un gap tecnologico e finanziario che sembra già essere molto ampio rispetto alle potenze esterne all’Ue.

Ad oggi però, in assenza di una forza comune in ambito europeo e con una rinnovata concorrenza tra le industrie nazionali, sembra difficile giungere a un quadro di riferimento per un progetto comune. E i colossi dei singoli Stati si muovono per offrire alle proprie marine e ai partner esteri i prodotti migliori sul mercato. Leonardo, per l’Italia, ha già avanzato proposte per mezzi autonomi pilotati da remoto. E con il progetto presentato da Naval Group sembra che si vada a riprodurre lo schema che già caratterizza il mercato del Vecchio Continente, con la partita a scacchi tra Francia e Italia non solo per la supremazia tecnologica, ma anche nel mercato (europeo e non).

Del resto, che il dominio sottomarino sia diventato sempre più importante lo confermano studi, analisi e discorsi di tutte le Difese mondiali. La presenza nei fondali di cavi sottomarini, infrastrutture basilari per le telecomunicazioni, gasdotti e oleodotti di fatto è un elemento che costringe qualsiasi Paese a controllare gli abissi. A questo si aggiunge poi il tema dell’intelligence: se un sottomarino è il mezzo più adeguato per svolgere funzioni di questo tipo in mare, certamente più di un mezzo di superficie che è naturalmente più visibile, tanto più lo è un drone di una decina di metri, pilotato da remoto e senza equipaggio. Mezzo che sono soprattutto in grado di svolger operazioni in acque contese, a forte controllo nemico o con il rischio di essere individuati e colpiti. Certo, per molti progetti restano ancora da valutare alcune questioni non secondarie come la propulsione, l’autonomia, la velocità e anche le capacità ​​Isr (Intelligence, Surveillance and Reconnaissance), tuttavia la sfida è aperta. Il futuro della guerra sottomarina riparte da questi sistemi. Che confermano non solo la centralità della componente subacquea ma anche delle capacità di sorveglianza di questo spazio: a cominciare dagli aerei antisom.

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