Alle parole sono seguiti i primi fatti. Alla fine di dicembre, Kim Jong Un, presidente della Corea del Nord, aveva ordinato alle forze armate, all’industria delle munizioni e al settore delle armi nucleari del Paese di accelerare non meglio specificati preparativi bellici. Illustrando le direttive politiche per il nuovo anno in un importante incontro del Partito del Lavoro di Corea, aveva anche spiegato che Pyongyang avrebbe presto espanso la cooperazione strategica con nazioni “anti-imperialiste indipendenti”.

Il 5 gennaio, in maniera del tutto inaspettata, le forze armate nordcoreane hanno sparato circa 200 proiettili d’artiglieria al largo della costa sud-occidentale del Paese, presumibilmente in risposta alle esercitazioni combinate d’artiglieria che il Sud e gli Usa hanno effettuato negli ultimi giorni in prossimità del confine tra le due Coree. Il giorno successivo, il 6 gennaio, il Nord ha sparato altri 60 proiettili in mare. Le autorità sudcoreane hanno ordinato l’evacuazione di due isole prossime al confine marittimo di fatto con la Corea del Nord e definito quella del Nord una “provocazione” anticipando risposte “appropriate”.

Il 2024 di Kim

Al di là di questi episodi – scaramucce di confine, provocazioni – è interessante analizzare la reale potenza di fuoco di Pyongyang. Che, in vista del 2024, ha intenzione di concentrarsi sul rafforzamento di tre ambiti.

Il primo coincide con lo sviluppo di nuovi droni militari. Lo scorso marzo, ad esempio, il Nord svelava al mondo un unmanned underwater nuclear attack craft, e cioè un velivolo d’attacco nucleare subacqueo senza equipaggio. I media nordcoreani spiegavano che si chiamava “Haeil” e che la sua missione numero uno consistesse nell’ “infiltrarsi furtivamente nelle acque operative” e creare uno “tsunami radioattivo su vasta scala” attraverso un’esplosione sottomarina per “distruggere i gruppi di attaccanti navali e i principali porti operativi del nemico”.

L’Haeil UUV potrebbe essere l’arma citata dalla leadership coreana durante il Congresso del Partito del gennaio 2021 come “arma strategica nucleare a lancio subacqueo” in fase di sviluppo. Da quanto appreso, tuttavia, nel test più recente del drone, avvenuto lo scorso giovedì, l’UUV ha fatto esplodere una testata sott’acqua contro un finto porto nemico al largo della baia di Hongwon, tra le città nordcoreane di Hamhung e Sinpho, sulla costa orientale del Paese, dopo aver “navigato lungo un percorso ovale e pattern-8 a una profondità sottomarina di 80 a 150 metri nel Mare Orientale della Corea per 59 ore e 12 minuti”.

L’agenda di Pyongyang

Arriviamo così agli altri due aspetti da evidenziare. Partiamo dalla corsa spaziale, che abbraccia al suo interno anche il tema dei satelliti spia. La Corea del Nord sta aggiornando il suo centro spaziale per soddisfare le crescenti richieste di Kim, che da mesi chiedeva ai suoi uomini di lanciare in orbita il primo satellite spia per monitorare le forze statunitensi e i loro alleati in Asia.

La fumata bianca è arrivata a novembre. Questa mossa, che verrà sicuramente affinata da qui ai prossimi mesi (Pyongyang vorrebbe lanciare in orbita altri tre satelliti spia), consentirà alla Corea del Nord di poter identificare obiettivi militari per lanciare con precisione attacchi durante potenziali conflitti, il tutto senza fare affidamento sulla tecnologia satellitare di Paesi terzi. 

Il terzo e ultimo obiettivo coincide infine con il rafforzamento dell’arsenale militare e nucleare, ormai integrato da missili balistici intercontinentali capaci di raggiungere il territorio statunitense. Già così il peso specifico della Corea del Nord ha raggiunto un livello tale da far preoccupare (e non poco) gli Stati Uniti. Potrebbe ancora crescere a fronte di ulteriori e probabili upgrade.