Si parla da anni dei droni gregari, le piattaforme aeree autonome che accompagneranno i caccia di 5° e 6° generazione inviati in uno spazio aereo ostile per limitare il rischio di perdite umane e massimizzare le capacità di un vero e proprio gruppo da battaglia aereo interconnesso da e con sistemi d’avanguardia. Sofisticatissimi e letali. Ma a che punto è davvero il programma che conta di schierare nei conflitti del futuro questo nuovo sistema d’arma?
I droni gregari, o Loyal wingman come li chiamano gli anglofoni, potrebbero essere davvero prossimi a prendere parte a dei teorici “duelli aerei“. Se solo pochi anni fa scrivevamo di questi droni “immaginando” le loro fattezze e ipotizzando il loro impiego, ora il loro design è ben mostrato da modelli in scala reale realizzati da Anduril Industries e General Atomics (che attualmente sembrano aver battuto sul tempo Lockheed Martin, Northrop Grumman e Boeing) che vengono esposti alle convention come l’Air, Space & Cyber Association, e le notizie dei loro test di volo annunciano dei progressi straordinari. Animando la discussione su come e quando queste armi, un tempo fantascientifiche, entreranno a far parte della linea di battaglia per ragioni di sopravvivenza, rappresentando allo stesso tempo il vero “futuro della superiorità aerea“.
Secondo quanto riportato da fonti estere, l’US Air Force si sta già preparando per la prima consegna di questi velivoli e sta già “testando virtualmente” il funzionamento dei primi droni che si accoppieranno ai caccia con equipaggio per svolgere diversi ruoli in diverse tipologie di missione. “Stiamo iniziando a imparare di più nell’ambiente virtuale su come potremmo usarli e poi alla fine avremo il ferro sulla rampa della Creech Air Force Base. Abbiamo già un team di persone a Nellis che inizia a lavorare”, ha dichiarato a Defenseone il generale Kenneth Wilsbach, vertice dell’Air Combat Command.
Gli Stati Uniti stanno allestendo “un’unità operativa sperimentale per testare i concetti e le capacità teoriche di questi droni gregari – Collaborative Combat Aircraft – presso la base aeronautica di Nellis in Nevada, dove un simulatore di volo di nuova generazione impostato sulle cabine di pilotaggio virtuali dei caccia F-35 e F-22 darà modo ai migliori piloti da combattimento delle forze aeree statunitensi di capire e addestrarsi ad interagire con i loro gregari robotici.
Immaginare i droni gregari in azione
Un video realizzato al computer dalla Collins Aerospace, che è stato diffuso online, rende l’idea di come potrebbe interagire una formazione di caccia F/A-18 Super Hornet e F-35 Lightning II degli Stati Uniti accompagnati dai Collaborative Combat Aircraft con una formazione di caccia avversari molto simili ai Chengdu J-20 e ai Shenyang J-11 della Repubblica Popolare Cinese. Che sta ovviamente sviluppando le sue tecnologie autonome nella corsa ai nuovi armamenti. I caccia mostrati, infatti, sono accompagnati anche da quello che sembrerebbe proprio un Y-9LG, velivolo per la guerra elettronica.
Come sottolinea The War Zone, lo scenario delineato nel video di Collins “è ovviamente fittizio” dal momento che una vera missione di combattimento di alto livello contro una forza aerea convenzionale di pari capacità si svolgerebbe in un’area più ampia e contemplerebbe un’ampia gamma di armi ulteriori. Inoltre gli avversari non sono dotati di droni, o di missili ipersonici, per fare un esempio. Non tenendo dunque conto delle “crescenti capacità di allerta e controllo aereo” di un avversario ipotetico come la Cina e della capacità di guerra elettronica aerea di una potenza avversaria che oggi va considerato come “uno dei principali fattori attesi in qualsiasi futuro impegno aria-aria” tra due potenze.
Le piattaforme autonome nella guerra di domani
Quando si parla di armamenti autonomi la preoccupazione che la macchina possa prendere il sopravvento sull’uomo è un timore frequente. A tal proposito è stata interessante l’intervento di Andrew Hunter, vice segretario dell’Us Air Force per le acquisizioni, la tecnologia e la logistica, che ha dichiarato a The War Zone : “Sappiamo due cose sull’autonomia: una è che le leggi di guerra ci richiedono un coinvolgimento umano nelle decisioni chiave che implicano l’impiego di armi e altre decisioni chiave. Quindi dobbiamo averlo. Dobbiamo avere quell’impegno umano, la capacità di farlo. La seconda cosa che sappiamo è come la nostra capacità di creare sistemi in grado di operare autonomamente e svolgere bene le missioni sia qualcosa che sta ancora maturando”.
“In altre parole“, ha proseguito, “ci sono cose che sappiamo di sapere come fare bene con l’autonomia, e ci sono cose che sappiamo di non sapere come fare bene con l’autonomia“, “Quindi ci atterremo alle cose che sappiamo di poter fare bene, e poi faremo fare agli esseri umani le altre cose, e, col tempo, quel mix cambierà… non sarà statico“. L’Us Air Force ha detto di aver pensato a schierare “potenzialmente fino a 1.000 di questi CCA da utilizzare in una contingenza“.
Secondo quanto riportato, l’Aeronautica degli Stati Uniti conta di impiegare in prima linea droni gregario da combattimento entro il prossimo decennio. Tempo in cui potremmo vedere entrare in linea anche i nuovi caccia di 6° generazione.
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