Droni, armi e munizioni: gli appaltatori della Difesa Usa pronti a sbarcare a Taiwan

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Gli Stati Uniti sono pronti a rafforzare il loro legame con Taiwan. Circa 25 appaltatori della Difesa Usa hanno in programma di inviare i loro rappresentanti sull’isola, all’inizio di maggio, per discutere con Taipei in merito ad una possibile produzione congiunta di droni e munizioni.

Lo ha dichiarato all’Asian Nikkei Review, in un momento particolarmente delicato, mentre Washington sta esplorando varie opzioni per aiutare il governo taiwanese a potenziare le difese locali, è stato il presidente del Consiglio degli Affari di Taiwan degli Stati Uniti, Rupert Hammond-Chambers.

Da quanto emerso, la delegazione sarà guidata da Steven Rudder, il comandante in pensione delle US Marine Corps Forces Pacific. In caso di fumata bianca, si tratterebbe del primo grande gruppo di inviati Usa, focalizzati specificamente sull’industria della difesa, a visitare Taiwan dal 2019 ad oggi.

Oltre ai colloqui con i rappresentanti dell’industria della Difesa taiwanese, la comitiva potrebbe addirittura incontrare Tsai Ing Wen, presidente di quella che la Cina considera una “provincia ribelle”.



Il viaggio a Taiwan

Hammond-Chambers ha spiegato che Tsai è concentrata sul rafforzamento dell’industria della difesa taiwanese, e che il viaggio ha lo scopo di “promuovere la cooperazione dell’industria della difesa con Taiwan”.

Più nello specifico, Taipei è interessata ai droni – aerei, di superficie e sottomarini – così come alle munizioni, e su questi temi dovrebbero vertere i colloqui.

La delegazione statunitense cercherà quindi opportunità per fornire tecnologia avanzata all’isola e, allo stesso tempo, sviluppare congiuntamente droni con aziende locali. Non è un caso che nel gruppo figureranno diversi appaltatori con esperienza nella produzione di droni.

Dal canto suo, Taiwan è interessata a questi strumenti per un motivo ben preciso. I droni, infatti, possono essere utilizzati tanto per la sorveglianza quanto per gli attacchi armati, e sono considerati uno strumento fondamentale per scoraggiare un’eventuale invasione cinese. Per di più, sono anche relativamente economici e possono essere facilmente implementati su larga scala.

Armi e accordi

Le società statunitensi solitamente richiedono l’autorizzazione del governo per produrre armi congiuntamente con partner esteri. “Pensiamo che gli accordi di coproduzione abbiano senso, ma dobbiamo esaminarli caso per caso, e deve essere su richiesta dell’industria statunitense”, ha detto a Nikkei un alto funzionario dell’amministrazione Biden.

A quanto pare, Washington sarebbe aperta all’idea, in gran parte perché gli appaltatori della Difesa americana stanno lottando per tenere il passo con diversi obblighi di consegna, in patria e all’estero. Gli Stati Uniti, ad esempio, devono ancora consegnare circa 19 miliardi di dollari in armi promesse a Taiwan. Le aziende statunitensi hanno iniziato ad aumentare la capacità di produzione interna dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, ma ci vorrà del tempo prima che queste aggiunte diventino online. E, dunque, la prospettiva di una collaborazione congiunta con aziende terze non può che accelerare il processo.

Certo è che, come già sottolineato da InsideOver, non sarà facile per gli Stati Uniti trasformare Taiwan in un gigantesco fortino carico di armi. Washington e i suoi alleati hanno infatti fin qui dato la priorità all’invio di armamenti all’Ucraina. L’apporto fornito a Kiev sta riducendo le loro scorte, mentre i produttori di armi sono riluttanti ad aprire nuove linee di produzione senza prima avere garanzie di flussi costanti e ordini a lungo termine. Oltre a tutto questo bisognerebbe poi chiedersi come potrebbe rispondere la Cina se gli Usa accelerassero le loro spedizioni belliche verso Taipei.