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Strani movimenti nell’Egeo e nel Mediterraneo centro-orientale. Aerei da pattugliamento marittimo, antisommergibile e droni, in particolare turchi e greci, tracciano rotte particolari, segnalate dai più importanti siti specialistici. Sembra che cerchino qualcosa. Una “caccia” che alcuni esperti indicano avere un obiettivo: la Russia, che ultimamente sta aumentando la sua forza sottomarina nel Mediterraneo. Ma c’è anche chi crede che il gioco greco e turco sia rivolto principalmente tra avversari dell’Egeo, e quindi una partita molto più complessa tra Ankara e Atene.

La verità probabilmente è nel mezzo. In questi giorni, dalla Russia sono arrivate notizie abbastanza certe sulla scelta di Mosca di aumentare la presenza di sottomarini nelle profondità del Mediterraneo. L’agenzia russa Tass ha rilanciato l’indiscrezione sull’arrivo di altre due unità nel Mare Nostrum portando il numero complessivo a cinque mezzi. I sommergibili appena arrivati dovrebbero essere solo in transito dalla Flotta del Baltico a quella del Pacifico: un passaggio che però sembra avere destato le attenzioni della Nato, al punto da fare alzare in volo gli aerei da ricognizione turchi ed ellenici. E così l’Alleanza atlantica ha iniziato la sua (ormai solita) ricerca e sorveglianza dei sottomarini russi: una “caccia” che ha avuto come scenario in particolare le acque a sud dell’isola di Creta. La prova di questo incrocio tra i voli turchi e la presenza di sottomarini russi è data dal percorso di un rimorchiatore russo diretto a Tartus e che sembra seguire esattamente la rotta usata dai sottomarini che passano Gibilterra e che sono diretti verso la Siria. Rotta sorvegliata con movimenti circolari dai pattugliatori Nato. L’imbarcazione russa, nel momento in cui scriviamo è a poche miglia dalla costa meridionale di Cipro.

Alla caccia ai sottomarini russi, ormai diventata una prova abbastanza comune per le Marine del Mediterraneo appartenenti alla Nato, si aggiunge, come detto, la rivalità tra Grecia e Turchia. Una rivalità latente che in queste settimane, dopo mesi di calma, sembra essersi riaccesa. Il problema è sempre lo stesso: la ricerca del gas, lo sfruttamento dei giacimenti e l’annosa questione del memorandum turco-libico per la definizione della Zona Economica Esclusiva. Fonti qualificate confermano a InsideOver che l’intelligence ellenica, insieme alla sua diplomazia, sta cercando di limitare le azioni turche nell’area del Mediterraneo orientale e centrale, in particolare in Libia.

In questi giorni, da parte della Turchia sono arrivati molti segnali di come consideri prioritario nell’agenda del governo il tema del Mediterraneo e la questione cipriota. Sia il ministro della Difesa, Hulusi Akar, sia il presidente Recep Tayyp Erdogan hanno ribadito la volontà di Ankara di difendere a ogni costo i diritti della Repubblica turca di Cipro Nord. E i due rappresentanti turchi hanno confermato che il loro Paese non accetterà mai che vi siano azioni nel Mediterraneo orientale che non coinvolgano Ankara. Funzionari greci, al quotidiano Kathimerini, hanno smentito le accuse rivolte da parte del governo turco parlando di “retorica”. In ogni caso, la tensione sembra aumentare a tal punto che si stanno iniziando a muovere anche diversi canali diplomatici.

In ballo ci sono le relazioni con l’Egitto, con il quale la Turchia vuole ritrovare il dialogo ma che per adesso è più saldamente allineato al blocco composto da Grecia, Cipro ed Emirati Arabi Uniti. C’è il problema libico, che rimane il campanello d’allarme principale per Atene sulle manovre turche nel Mediterraneo. La ministra degli Esteri libica Najla Al-Manqoush, ha incontrato di recente l’omologo greco Nikos Dendias ad Atene e il governo greco ha messo sul tavolo la fine del memorandum di intesa turco-libico sulla ZEE. Tripoli ha più volte confermato, anche con il nuovo esecutivo, di non voler ritrattare quanto concordato con Ankara, e non a caso negli stessi giorni il presidente dell’Alto Consiglio di Stato della Libia, Khaled al Mishri, ha incontrato Akar ad Ankara mentre alcuni resoconti (smentiti però dalla Turchia) parlavano di Saadi Gheddafi diretto verso il Paese anatolico dopo la scarcerazione in Libia.

Nodi che diventano anche visibili con i continui “test” tra aeronautiche e marine di Grecia e Turchia. I droni turchi sono partiti dalle loro basi e, come spiegano i siti di tracking, sono apparsi in volo tra Antalya e Izmir, mentre un Bayraktar è apparso a nord al confine con la Grecia. Un drone greco, segnala ItalMil Radar, è partito da Skyros per volare tra Kos e Samos. E la scorsa settimana, un P-72 turco ha compiuto diversi giri di ricognizione dell’Egeo nella regione di informazioni di volo (FIR) di Atene. Mosse che le fonti sentite da InsideOver ritengono possano essere collegate alle rivalità di queste settimane, confermate anche dai nuovo Navtex lanciati in questi giorni da Grecia e Turchia.

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