Dossier shock: i caccia francesi in caso di guerra possono combattere solo per 3 giorni

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L’IFRI (Institut Français des Relations Internationales) ha recentemente pubblicato un lungo rapporto, firmato da Adrien Gorremans (tenente colonnello pilota dell’Arméee de l’Air et de l’Espace) e Jean-Christophe Noël ricercatore associato presso il Security Studies Center dell’IFRI che è stato colonnello dell’aeronautica militare francese dove ha ricoperto anche diversi incarichi presso il quartier generale, dove ha lavorato in particolare su questioni dottrinali. Il documento analizza la situazione del potere aereo attuale, lo sviluppo dei sistemi di difesa aerea integrata e soprattutto le capacità attuali e future dell’Armée de l’Air et de l’Espace.

Armée de l’Air non all’altezza degli sviluppi russi o cinesi

In particolare si afferma che i recenti sviluppi della minaccia aerea russa e cinese mettono in discussione la capacità dell’Occidente di ottenere la superiorità aerea, in particolare nell’ambito della difesa terra-aria, che rappresenta una sfida formidabile per le forze aeree europee. La proliferazione di tecnologie balistiche e ipersoniche, la tecnologia dei droni, l’accesso a mezzi avanzati di guerra elettronica e lo sfruttamento emergente di altitudini molto elevate costituiscono interruzioni di capacità con il potenziale di aggirare o esaurire il predominio aereo occidentale così come postulato dal 1945 sino alla Prima Guerra del Golfo (1991).

Gli autori prevedono che il combattimento aereo del prossimo decennio continuerà a essere dominato dalla furtività radar e dall’imperativo di neutralizzare le difese terra-aria nemiche (SEAD – Suppression of Enemy Air Defenses), ma vedrà anche un vantaggio conferito ai modelli di forza che sono passati dalla logica delle piattaforme a una logica di saturazione e distribuzione, padroneggiando al contempo un certo numero di tecnologie chiave. Soprattutto nel rapporto sono stati analizzati i limiti dell’aeronautica francese, e si afferma che il modello di forza d’oltralpe, basato sulla deterrenza e sulla difesa aerea del territorio metropolitano, sta raggiungendo i suoi limiti nell’essere efficace in un conflitto ad alta intensità, in particolare a causa della situazione di stallo in materia di stealth e SEAD e di mezzi, equipaggiamento per le missioni e per via di munizionamento insufficiente.

Mancano le munizioni

Da quest’ultimo punto di vista, quello del munizionamento, gli autori affermano senza messi termini che la Francia non sarebbe in grado di combattere in modo efficace come ai tempi della Guerra Fredda un nemico come la Russia odierna, che possiede sistemi da difesa aerea integrati. Inoltre vengono usate in modo intensivo munizioni il cui prezzo unitario è aumentato nel tempo e le cui scorte sono limitate.

Per affrontare la natura specifica delle missioni di Offensive Counter Air al mix Hi-Low francese manca un segmento di munizionamento stand-off a bassa complessità: le attuali capacità di primo ingresso, basate su un numero molto limitato di missili da crociera SCALP, non sono compatibili con un sistema di difesa aerea integrata di tipo russo e nonostante siano stati compiuti notevoli sforzi per ridurre il prezzo unitario delle bombe guidate la loro gittata attuale non è sufficiente per considerarne un utilizzo diverso da quello stand-in. Dopo la ratifica della Convenzione di Oslo sulle munizioni a grappolo nel 2010, la Francia non è più in grado di gestire obiettivi sparsi su un territorio vasto. Attaccare un aeroporto per distruggere gli aerei nemici a terra è quindi possibile solo sparando un’enorme quantità di singole munizioni in posizione stand-off per saturare le aree di parcheggio, oppure sparando armi di opportunità guidate da aerei che operano in posizione stand-in.

Tuttavia, la Francia non dispone né di una scorta sufficiente di munizioni stand-off per la prima opzione, né di un vettore sostitutivo in grado di trasportare un gran numero di munizioni semplici in un ambiente aereo conteso. In effetti, mentre le scorte francesi di armi aria-terra semplici sono a un livello costante, la situazione è molto diversa per le munizioni complesse: come osservato in un rapporto del Senato del 2023, “l’ambizione dimostrata dal Ministero delle Forze Armate in termini di munizioni resta molto insufficiente rispetto alle esigenze dei combattimenti ad alta intensità”. Il consumo di missili aria-aria osservato durante esercitazioni o simulazioni su larga scala rappresenta, rispetto alle scorte effettive del 2024, tre giorni di combattimento ad alta intensità, o addirittura un giorno nel caso particolare del missile Meteor ed è probabile che questo problema peggiori nel tempo, dati i limiti imposti dall’invecchiamento alla durata di vita dei missili.

Nel settore delle armi aria-terra stand-off e dei missili terra-aria, la situazione è ancora peggiore: le vendite all’Ucraina hanno ridotto le scorte di missili SCALP e ASTER 30 al limite delle scorte strategiche, in attesa di ordini di rifornimento in un contesto di bilancio che è, nella migliore delle ipotesi, incerto.

No quinta generazione no party

Altro punto dolente, ma questo è ormai arcinoto tra gli addetti ai lavori, è la mancanza di un’industria aeronautica specializzata nei caccia di quinta generazione stealth, o comunque che ha partecipato alla costruzione di questi velivoli. Gli autori del dossier scrivono, senza mezzi termini, che la Francia è rimasta “sorpresa” dalla comparsa dei velivoli stealth statunitensi negli anni Novanta e avendo già puntato sul Rafale è rimasta indietro, sebbene il velivolo si ponga tra la quarta e la quinta generazione. Più interessante è che viene affermato apertamente che i piloti da caccia francesi, quando si trovano a operare in addestramento contro alleati dotati di caccia di quinta generazione, si trovano in una situazione “molto difficile da vincere con l’attuale stato dei sensori”: un francesismo per dire che sono in aperta difficoltà.

La stealthness radar non è certamente sufficiente per ottenere la superiorità aerea, ma è un vantaggio innegabile, soprattutto negli scenari più difficili, a meno che non si accettino missioni di penetrazione a bassa quota, con un alto livello di rischio. In caso di impegno a fianco degli alleati occidentali in un conflitto ad alta intensità, i caccia francesi potrebbero essere confinati al ruolo di “supplementi” dei caccia di quinta generazione, in una coalizione aerea a due velocità, nella quale troverebbero posto anche i caccia di quarta generazione.

Guardando in casa nostra, possiamo senza dubbio affermare che aver partecipato, da partner, al programma JSF che ha dato vita all’F-35, ha sicuramente colmato un gap capacitivo per l’industria nazionale aeronautica e soprattutto ha fornito ai piloti di AM e MM una macchina moderna in grado di aver un ruolo di punta sul campo di battaglia.