Dopo l’Ucraina, anche Taiwan prepara l’armata dei droni

Il successo strategico ottenuto dall’Ucraina, la quale a dispetto di una forte inferiorità in termini di capacità militari, è riuscita in gran parte ad assorbire l’urto del preponderante esercito russo, ha fornito preziose linee guida ad altre nazioni attualmente a rischio di invasione. In particolare Taiwan sta attualmente cercando di emulare il grande successo ucraino circa l’impiego dei droni.

Il report sui droni

Nell’estate del 2022, il presidente di Taiwan Tsai Ing Wen ha richiesto la stesura di un report finalizzato a comprendere le ragioni dietro ai successi militari ucraini, in quanto in caso di guerra con la Repubblica popolare cinese, Taipei si troverebbe a dover gestire uno scenario molto simile a quello affrontato dall’Ucraina, ossia respingere un nemico nettamente superiore sotto il profilo della disponibilità di sistemi d’arma. Il report di 77 pagine presentato al presidente Tsai ha indicato come la chiave del successo di Kiev sia stata rappresentata dai droni.

In un conflitto caratterizzato da una profonda sperequazione delle forze in campo, la capacità dell’attore più debole di porre in essere risposte asimmetriche volte ad imbrigliare la potente forza d’urto nemica e la capacità di allocare in modo maggiormente efficiente le proprie risorse, al fine di preservarle e massimizzarne l’utilità, così da far fronte alla maggiore disponibilità di armamenti nemica, rappresentano due conditio sine qua non per ottenere un successo militare. Lo scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina, determinato dalla ferma convinzione di Vladimir Putin circa le possibilità di ottenere una rapida vittoria, ha infatti dimostrato la necessità di un’effettiva deterrenza, in grado di distogliere il nemico da intenti ostili, nonché di capacità atte a porre in essere compellenza, atte a porre fine alle incursioni nemiche, in caso di fallimento della deterrenza.

I vantaggi dei droni

Durante l’invasione russa, i droni hanno costituito un elemento chiave della nella strategia militare ucraina, assumendo gradualmente un’importanza inedita, superiore a qualsiasi conflitto precedente. Il massiccio impiego dei droni ha conferito all’Ucraina diversi vantaggi sul campo, il primo è stato certamente rappresentato da un forte incremento della situational awareness, la quale ha consentito alle forze di Kiev di localizzare con estrema accuratezza le unità nemiche, nonché di colpirle con estrema precisione correggendo il tiro dell’artiglieria. Contemporaneamente i droni presentano anche un’elevata versatilità, unita ad un ottimo rapporto costi benefici e ad una grande semplicità nell’utilizzo. L’Ucraina ha infatti impiegato con grande successo i droni Bayraktar appartenenti alla categorie degli Ucav (Unmanned combat aerial vehicle) prima al fine di creare vere e proprie superiorità aeree locali, sbaragliando le grosse colonne corazzate russe nei pressi della capitale, poi come sistemi di ricognizione. In seguito le forze di Kiev hanno fatto un ampio e costante uso delle munizioni vaganti (loitering munition), meglio note come droni suicidi, sia di natura aerea che marittima, le quali sono state impiegate sia per colpire i sistemi d’arma russi sul fronte, sia come artiglieria a lungo raggio per colpire infrastrutture economiche e militari. Tali sistemi, caratterizzati da costi e tempistiche di produzione piuttosto bassi, si sono rivelati in grado di distruggere o danneggiare strumenti russi ben più costosi e caratterizzati da tempi di sostituzione piuttosto lunghi. 

Si può quindi comprendere come i droni rappresentino un sistema d’arma potenzialmente molto utile per Taiwan, nonché perfettamente in linea con la nuova dottrina di difesa di Taipei, l’Overall Defence Concept (Odc), la quale si fonda su una risposta asimmetrica ad eventuali azioni ostili cinesi e ad una efficiente allocazione delle limitate risorse taiwanesi. Un’invasione cinese di Taiwan verrebbe certamente portata avanti attraverso un massiccio attacco navale mirante a proiettare una massiccia forza da sbarco sull’isola, pertanto i droni, potrebbero anzitutto risultare altamente funzionali allo svolgimento di operazioni Isr che consentano di monitorare costantemente le unità navali cinesi e direzionare il fuoco dell’artiglieria costiera e delle veloci corvette taiwanesi sulle grosse navi da sbarco cinesi, identificate come centro di gravità nemico dall’Odc. Le munizioni vaganti aeree possono invece garantire un grande vantaggio durante una eventuale battaglia del litorale, per fermare le forze cinesi durante la fase di sbarco, i droni suicidi potrebbero infatti essere lanciati in gran numero e assestare pesanti colpi alle forze corazzate e al comparto d’artiglieria cinese, i quali richiederebbero tempi di sostituzione enormi considerando la necessità di dover trasferire altre unità dalla Cina continentale con una nuova lunga, costosa e rischiosa operazione da sbarco. Le loitering munition a lungo raggio di natura aerea e marittima potrebbero inoltre disabilitare le strutture portuali cinesi e supportare le azioni delle veloci navi da guerra di Taipei, pregiudicando le capacità di Pechino di portare a termine l’invasione.

Le sfide per Taiwan

In virtù della necessità di sviluppare una potente flotta di droni, il presidente Tsai ha avviato il programma Drone National Team, volto a coordinare gli sforzi dei produttori locali di droni commerciali e delle grandi aziende aerospaziali del paese. Tale iniziativa sta già ottenendo i primi risultati, come indicato dalla presentazione di nuove categorie di droni prodotti nel paese, tra le quali spiccano una munizione circuitante ispirata ai noti Switchblade statunitensi e l’Albatross II, un drone da ricognizione modificato con sistemi di sorveglianza maggiormente avanzati e compatibile con missili Sky Sword. Tuttavia Taipei dovrà affrontare rilevanti sfide per conseguire i risultati prefissati, in particolare non solo sarà richiesto uno sforzo produttivo piuttosto consistente, ma sarà anche necessario colmare un imponente gap nei confronti della Repubblica popolare cinese. Pechino dispone infatti di una flotta di droni militari non paragonabile a quella statunitense, ma ugualmente temibile. La Cina domina inoltre il mercato dei droni commerciali, disponendo quindi di un vasto know-how e di strutture produttive in grado di sopperire rapidamente al fabbisogno bellico del paese. In ultima analisi Pechino ha dimostrato anche rilevanti capacità di integrazione dei droni nelle proprie forze armate, come dimostrato dalle recenti operazioni di ricognizione su Taiwan condotte tramite di Uav.                    

L’impiego dei droni da parte dell’Ucraina ha avuto particolare successo in virtù dell’elevato grado di integrazione di tali sistemi all’interno delle forze armate, ciò ha consentito sia di massimizzare tanto l’utilità dei droni durante le operazioni che hanno visto protagonisti questi ultimi, quanto nelle operazioni che li hanno visti svolgere ruoli di supporto per altri sistemi d’arma. Il mero incremento della produzione dei droni e del loro livello tecnologico da parte di Taiwan, non sarà quindi sufficiente da solo a costituire un valido strumento di deterrenza (ed eventualmente di difesa) per l’isola. Taipei dovrà riuscire ad integrare con successo tali sistemi all’interno delle proprie forze armate e soprattutto, date le capacità cinesi, negare a questi ultimi lo sfruttamento dei vantaggi derivanti dall’impiego dei droni tramite contromisure adeguate.