Dopo la Polonia, il Marocco: il carro K2 sudcoreano vola nell’export nelle aree calde

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La Polonia si sta consolidando sul piano militare con una crescente flotta di carri armati sudcoreani K2 Black Panther per le sue forze di terra. E ora il corazzato prodotto da Hyundai Rotem (divisione della casa automobilistica omonima che si occupa di settori che vanno dal ferroviario al militare) sta per conquistare un altro mercato critico: il Marocco. Rabat, secondo diverse fonti della stampa specializzata, sta valutando l’acquisto di 400 unità del K2 Black Panther per sostituire i vecchi carri T-72 di fabbricazione sovietica trasferiti in larga parte negli ultimi anni all’Ucraina per aiutarla a difendersi dall’invasione russa.

Perché il K2 Black Panther ha successo

Il K2 Black Panther è ritenuto molto efficiente: può operare una protezione anti-balistica con granate fumogene che confondono i sistemi di puntamento nemici, ha un cannone di 120 mm con gittata di 8 km e una solida efficienza comprovata dalle armate sudcoreane. Rabat, come la Polonia, vuole integrare nella sua flotta di corazzati i mezzi sudcoreani per affiancarli ai carri armati americani M1A1 Abrams, nerbo storico delle truppe di terra di entrambi i Paesi.  

“Il Marocco, da parte sua,  aveva già espresso interesse per l’acquisizione sia dei carri armati K2 che dei sistemi di difesa aerea sudcoreani Cheongung già nella primavera del 2025″, nota Defense Express, aggiungendo che “il K2 sudcoreano si distingue come una delle opzioni più interessanti, anche per i suoi elevati tassi di produzione“. Insomma, il mezzo sta diventando un asset critico per gli Stati in cerca di rapide modernizzazioni del proprio parco-carri e che intendono potenziare la propria disponibilità in tempi brevi.

Polonia e Marocco, Paesi sul piede di guerra

Cosa accomuna, in definitiva, Polonia e Marocco? Essenzialmente, la percezione di trovarsi in un contesto geopolitico critico e di fronte alla possibilità di affrontare nel giro di pochi anni dei concreti scenari bellici. Ragion per cui la modernizzazione delle armate corazzate appare una priorità strategica da affrontare.

La Polonia ritiene possibile uno scontro di terra con la Federazione Russa in un orizzonte che va da qui alla fine del decennio e si sta mobilitando per costruire una riserva corazzata degna di nota. In particolare, il K2 Black Panther è già stato ordinato in 180 unità tra quelli comprati a Seul e le unità prodotte su licenza, che genereranno un volume d’affari di oltre 6,5 miliardi di dollari e contribuiranno a portare a circa 1.100 unità il numero di carri della Polonia entro la fine del decennio.

Il Marocco, invece, si trova di fronte alla possibilità di uno scontro regionale con l’Algeria sia per le annose questioni di confine sia per la mai risolta problematica del Sahara Occidentale conteso, e guarda con apprensione al riarmo dell’ingombrante vicino. Algeri ha acquistato armamenti russi, compresi i caccia Su-57, e sta operando un rafforzamento del suo apparato militare.

La Corea del Sud colosso della Difesa globale

Lo scenario di un possibile scontro africano inquieta il Marocco e sta portando i decisori del Regno a prendere provvedimenti. La corsa alle armi regionali fa però alzare le antenne a molti. Defense and Aviation, portale spagnolo del settore, ha addirittura segnalato che potrebbe essere potenzialmente minaccioso per la Spagna, che in Marocco controlla le enclave di Ceuta e Melilla, trovarsi di fronte una flotta corazzata di Rabat grande il doppio di quella di Madrid.

Al netto della valutazione politica, è bene sottolineare che la Corea del Sud sta emergendo come grande attore della Difesa globale e il suo settore produttivo, estremamente flessibile e orientato a rifornire un apparato militare chiamato sempre a una mobilitazione pre-conflittuale per le perenni tensioni col Nord, ha grandi potenzialità per l’export. Comprare armi sudcoreane equivale ad avere dei sistemi pronti all’uso in tempi congrui con l’attuale crisi geopolitica globale. E Marocco e Polonia sono due esempi che indubbiamente Seul non mancherà, se i ritmi di consegna si concretizzeranno, di usare come casi di studio per ritagliarsi un ruolo sempre più importante.

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