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La Germania potrebbe entrare ufficialmente nel programma GCAP (Global Combat Air Programme) per un caccia di sesta generazione. Indiscrezioni riportate dal Corriere della Sera riferiscono che durante l’incontro al vertice tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, tenutosi recentemente a Roma, si sia discusso della possibile partecipazione tedesca al nuovo velivolo italo-anglo-nipponico, e che da parte italiana non ci siano state obiezioni, tanto meno un rifiuto, ma disponibilità.

Questa possibilità è stata avanzata più volte dalla Germania nel corso degli ultimi due anni, e a dicembre del 2025 il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto aveva riferito in Parlamento che erano giunte richieste di adesione al GCAP provenienti da Australia, Arabia Saudita, Canada e Germania, mentre il partenariato tedesco nello SCAF (Système de Combat Aérien du Futur) continuava ad affrontare tensioni politiche e industriali.

Il ministro Crosetto aveva precisato in quell’occasione che la Germania potrebbe probabilmente aderire al GCAP, ora chiamato Edgewing dalla joint venture che unisce le competenze di livello mondiale di BAE Systems (Regno Unito), Leonardo e Japan Aircraft Industrial Enhancement Co. Ltd. (Giappone), in una fase successiva e aveva sottolineato che si sta lavorando per garantire che qualsiasi Stato che desideri partecipare abbia un percorso di adesione chiaramente definito. “Più Paesi partecipano, maggiore è la massa critica in cui investire, più menti brillanti possono essere riunite, maggiore è il ritorno economico e minori i costi per noi”, aveva affermato Crosetto in quell’occasione.

Berlino da tempo sta affrontando crescenti pressioni da parte dei parlamentari tedeschi per porre fine al suo coinvolgimento nello SCAF e ormai tutto fa pensare che in terra teutonica si stia pensando al modo di come uscirne, piuttosto che al se uscirne. Un alto funzionario del ministero degli Esteri tedesco ha spiegato al Corriere che occorre “chiudere bene” con la Francia in un momento particolarmente delicato dei rapporti bilaterali per via di divergenze su tanti dossier.

La parola ora passa al Regno Unito, che aveva precedentemente indicato di essere aperto all’adesione della Germania in qualche modo, mentre si ritiene che il Giappone sia più titubante temendo un allungamento dei tempi di consegna, motivo per il quale si era inizialmente opposto anche alla partecipazione dell’Arabia Saudita. Tokyo infatti ha la necessità urgente che l’aereo entri in servizio entro il 2035.

La Germania aveva già ridotto la sua partecipazione allo SCAF a novembre del 2025, stabilendo che non ci fossero più i presupposti per lo sviluppo di un “sistema di sistemi” comprensivo di caccia pilotato, software e drone collaborativo, e giungendo a prendere la decisione di sviluppare congiuntamente con la Francia esclusivamente il cloud del velivolo da combattimento ovvero il Combat Fighter System Nucleus (CFSN) cloud.

Allora il colonnello Andreas Rauber, responsabile del programma SCAF presso il BAAINBw (l’ufficio federale della Bundeswehr per l’equipaggiamento, informazioni, tecnologia e supporto in servizio), aveva sottolineato che l’”equilibrio globale” del programma era “messo in discussione” in quanto “diversi partner propongono di trattare sempre più aerei e sistemi senza pilota come risorse nazionali. Questo rompe completamente l’equilibrio”, ed erano già stati avviati colloqui tecnici con Regno Uniti e Italia per valutare la fattibilità dell’allineamento dei collegamenti dati e dell’interoperabilità tra il CFSN e l’architettura di sistema italo-anglo-nipponico, espandendo la compatibilità del Combat Cloud nei progetti europei.

Lo SCAF così come era nato nel lontano 2017 è ormai defunto, al punto che gli stessi francesi, che hanno sempre espresso la ferma volontà di mantenere la grande maggioranza del carico di lavoro sul velivolo, stanno pensando a un’altra opzione, tutta autoctona, che avrebbe come base di partenza il Rafale F5 da sviluppare in un NGF (Next Generation Fighter). Una scelta che limiterebbe l’apporto tecnologico e la portata del programma a causa della scarsa cooperazione esterna – la Francia non ha un caccia di quinta generazione – mentre dal punto di vista della politica industriale e della difesa europea si continuerebbe ad avere la frammentazione del panorama dei velivoli di sesta generazione.

L’uscita tedesca dallo SCAF, ma soprattutto la modalità dell’uscita, sarà da tenere in considerazione per un altro programma strategico per la Difesa europea del futuro: l’MBT (Main Battle Tank) di nuova generazione MGCS (Main Ground Combat System). Il suo programma di sviluppo, ancora una volta franco-tedesco, è legato a doppio filo alle sorti dello SCAF e anche in questo caso la base industriale tedesca si è sempre dimostrata scontenta per quanto riguarda la ripartizione del lavoro, l’assegnazione dei brevetti e quindi la gestione dei requisiti di sistema.

Di contro la Francia ha sempre negato la possibilità di ingresso di altri partner a livello paritario – come caldeggiato dalla Germania – e sappiamo che l’Italia ha in essere un programma di ricerca per l’acquisizione di piattaforme MBT del futuro e ha cercato di entrare proprio nel programma MGCS, definito anch’esso, come il caccia di sesta generazione, un “sistema di sistemi”. Secondo il Corriere in uno dei due protocolli usciti dal vertice di Roma si torna a parlare di “potenziale futura cooperazione per la produzione di una comune, innovativa piattaforma terrestre”, quindi correlata agli MBT di nuova generazione in considerazione degli ordini già effettuati per l’IFV “Lynx” e per il carro “Panther”, ma c’è molto interesse nel settore navale e nei satelliti.

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