La corsa al riarmo europeo e la ridefinizione delle priorità di sicurezza europee toccano da vicino anche la Svezia, Paese ultimo entrato nell’Alleanza Atlantica che sta portando al sistema di sicurezza occidentale l’eredità di decenni di neutralità attiva e l’esperienza di un solido settore industriale della Difesa, imperniato sul campione nazionale Saab.
L’azienda della famiglia Wallenberg non lascia ma raddoppia con l’espansione delle prospettive della sicurezza di Stoccolma e l’ascesa di nuove minacce ai confini e nuove opportunità per la cooperazione a livello comunitario e regionale. In particolar modo, Saab intende espandere le sue prospettive di mercato nel suo Paese di riferimento e nell’estero vicino della Svezia: Finlandia, Norvegia, Danimarca. Quattro Paesi per una prospettiva comune: blindare la sicurezza della regione baltica e del Nord Atlantico, indicare la Russia come minaccia strategica numero uno, guardare alla deterrenza e alla prevenzione come obiettivo convergente.
La corsa di Saab, gioiello della Difesa della Svezia
Il premier svedese Ulf Kristersson, del resto, poco più di due mesi fa ha detto che il suo Paese non è “né in pace né in guerra” in riferimento all’amplificazione del braccio di ferro tra Nato e Russia nel Mar Baltico. E proprio in relazione alla ricerca e alla sorveglianza di attività sospette e minacce ibride nel Baltico la Saab, ottavo appaltatore della Difesa in Europa, ha proposto di recente a Stoccolma, Oslo, Helsinki e Copenaghen il suo nuovo ritrovato, l’aereo GlobalEye da ricognizione.
Un dato rafforzato dalla crescente ostilità delle capitali europee per il procurement di apparati militari statunitensi, dato che il principale concorrente del ricognitore Saab è l’E-7 Wedgetail della Boeing. Ad oggi, nota il Financial Times, “Saab può produrre solo una manciata di GlobalEyes all’anno e sta lavorando a gare separate per fornire velivoli di sorveglianza a Francia, Corea del Sud e Canada”, mercati oltremodo strategici, e mira ad espandere la produzione. Azioni cresciute di oltre il 50% da inizio marzo e nuove commesse possono aiutare. E in prospettiva Stoccolma e Saab accarezzano un nuovo piano: un caccia “nordico”.
Del resto, nota il Ft, “i quattro paesi nordici più popolosi hanno un accordo di cooperazione sui jet da combattimento”. Ad oggi, “la Svezia contribuisce con gli aerei Saab Gripen allo sforzo della difesa euroatlantica, mentre Danimarca, Finlandia e Norvegia contribuiscono tutte con gli F-35 costruiti dalla statunitense Lockheed Martin”.
Il Gripen non sarà sostituito dal Gcap in Svezia
Nei mesi scorsi si era parlato di un possibile accordo per l’adesione della Svezia al programma del Global Combat Air Program (Gcap), il caccia di sesta generazione italo-nippo-britannico. Ma alla fine pare non se ne farà nulla perché la Svezia ha storicamente una dottrina d’impiego diversa della componente aerea: nello sviluppare un’industria della Difesa resiliente e autosufficiente nei decenni di neutralità post-Seconda guerra mondiale Stoccolma ha puntato su aerei piccoli, capaci di operare in condizioni climatiche avverse, leggeri e maneggevoli, in grado di decollare su piste improvvisate e di garantire l’adeguata robustezza. L’iconico Gripen della Saab è stato l’emblema di questo progetto strategico, che il Gcap supera in termini di prospettive ma anche di costi.
Comprensibilmente, la Svezia ragiona guardando alle sue prospettive operative e all’interesse strategico ed economico-industriale nazionale, che vuol dire pensare per progetti d’interesse comune quando è operativamente vantaggioso (GlobalEyes) e andare in campo come potenza autarchica quando serve muoversi diversamente (Gripen). Un caso di studio utile: parliamo di un Paese con una filiera della difesa completa e resiliente, che dunque sceglie secondo il suo interesse se unirsi o meno ai grandi piani europei. E mostra le difficoltà verso un’iniziativa comune dell’Europa per una Difesa convergente e strutturata: alla prova dei fatti, prevalgono gli interessi nazionali. E non potrebbe essere altrimenti, specie in una fase in cui riarmo non fa rima solo con sicurezza ma anche, se non soprattutto, con commesse e punti di Pil.

