Difesa, l’Italia cambia strategia: nuove armi non per difendersi ma per dissuadere

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È stato recentemente pubblicato il Documento Programmatico Pluriennale (DPP) della Difesa 2024-2026, il piano programmatico che stabilisce le linee guida della spesa militare nazionale. Nell’introduzione, a firma del ministro Guido Crosetto, si legge (finalmente) che “la “semplice gestione delle crisi non è più sufficiente: dobbiamo essere in grado di affrontare, in caso di necessità, anche un conflitto prolungato, ad alta intensità, contro possibili nemici/avversari in possesso di capacità simili alle nostre” e che lo “strumento militare debba essere in grado di assolvere tre funzioni imprescindibili” come “la difesa dello Stato, includendo in tale compito anche la dissuasione da atti potenzialmente ostili nei confronti nostri e dei nostri alleati” ma soprattutto “la tutela dei prioritari interessi strategici nazionali, se e ovunque essi siano minacciati” senza dimenticare essere “stimolo e incentivo alla ricerca e allo sviluppo tecnologico e nei confronti del settore industriale nazionale”.

Lo scoppio del conflitto in Ucraina, come detto anche dal ministro, ha cambiato il modo di concepire “la pace e la stabilità” e più ancora ha cambiato il modo europeo di pensarsi nel mondo: una “sveglia” suonata un po’ tardi considerando che i prodromi di questo cambiamento c’erano da tempo. Tornando al DPP, è interessante notare, a margine dell’evidenziata necessità di cambiare il quadro giuridico nazionale che regola il funzionamento dello strumento militare per via dell’instabilità diffusa e della pervasività di minacce alla sicurezza nazionale, come siano stati raccolti i più sostanziali passi avanti nel settore della Difesa che si sono evidenziati soprattutto nell’ultimo anno.

Su tutti, citiamo i fondi elargiti per ulteriori 2 fregate tipo FREMM EVO (per un totale di 12 in servizio nella MM), per ulteriori 25 F-35 (10 B e 15 A) che porteranno la flotta nazionale ad un totale di 115 velivoli (valore 7 miliardi di euro), per il rinnovamento del parco MBT (Main Battle Tank) con una piattaforma imprecisata (ma che sarà il Panther) che “dovrà creare condizioni vantaggiose per l’espansione della partnership al programma di sviluppo del futuro MBT europeo e delle relative piattaforme derivate, intercettando e rispettando il concetto e i principi in elaborazione nell’alveo del progetto franco-tedesco Main Ground Combat System – MGCS” (valore 8,2 miliardi di euro sino a completamento nel 2038), per l’acquisizione di 21 MLRS (Multiple Launch Rocket System) M-142 Himars, per l’acquisizione di 4 sottomarini U-212 NFS, per il proseguimento dei programmi per cacciamine di nuova generazione e per nuovi pattugliatori secondo il programma OPV (Offshore Patrol Vessel), per l’acquisizione della seconda e terza LSS (Logistic Support Ship) di classe Vulcano e per i nuovi DDX (i nuovi cacciatorpediniere che sostituiranno i classe Durand de la Penne) che hanno visto un’integrazione di 397 milioni nella legge di bilancio 2024.

Passando al settore aeronautico, si segnala l’acquisizione di due ulteriori droni MQ-9A “Predator” e l’acquisto di 24 nuovi velivoli Eurofighter – 4° tranche – che andranno a sostituirne 26 della 1° tranche il cui ritiro è previsto entro il 2029 (valore dell’operazione 690 milioni di euro). Prosegue anche spedita la partecipazione nazionale al GCAP (Global Combat Air Programme), il caccia di sesta generazione anglo-italo-nipponico, che ha visto durante il 2024 un’integrazione di fondi messi a legge di bilancio pari a 550 milioni di euro attraverso risorse a “fabbisogno”. Si è inoltre deciso di completare la flotta di aerocisterne con l’acquisizione di due ulteriori KC-767 e il miglioramento di quelli della flotta già esistente.

Esistono però dei programmi di fondamentale importanza per la Difesa nazionale che non sono ancora stati finanziati: tra di essi quello per un nuovo pattugliatore marittimo (armato) che nel documento prende il nome di piattaforma aerea da pattugliamento marittimo multi-missione (M3A) a lungo raggio sotto e sopra la superficie e lo sviluppo della capacità deep strike (Naval Cruise Missile e FC/ASW) della Marina Militare e dell’Aeronautica Militare. Da finanziare anche l’avvio degli studi, sviluppo, realizzazione e acquisizione di veicoli corazzati da combattimento e per il trasporto delle truppe Army Armored Combat System (A2CS), che potrebbe avvalersi della piattaforma KF-41 di Rheinmetall.

Importante però che si siano stanziati fondi per la creazione di un network di centri d’innovazione che abilitino le più qualificate realtà dell’area tecnico-operativa della Difesa (come i centri sperimentali o comunque le realtà omologhe) ad interagire sinergicamente con il mondo della ricerca civile specializzata nel settore dell’Intelligenza Artificiale e, in generale, delle tecnologie digitali emergenti. Inoltre, si prospetta la possibilità di condurre attività di Ricerca e Sviluppo nel settore delle Emerging Disruptive Technologies (EDT).

Prosegue l’impegno italiano nella ricerca di un elicottero di nuova generazione secondo il programma NGFH (Next Generation Fast Helicopter) che assorbirà 13 milioni di euro in tre anni per i relativi studi di fattibilità.

Nuovo impulso alla difesa aerea: nel DPP si citano 5 nuove batterie di SAMP/T per AM ed EI, e la prosecuzione dell’impegno nei programmi FSAF (Future Surface to Air Missile) e di miglioramento del PAAMS (Principal Anti-Air Missile System) imbarcato. Si parla anche di sviluppo di una nuova munizione in grado di contrastare la minaccia prevedibile e con precisione di guida aumentata su bersagli anche di tipo balistico.

Per quanto riguarda la spesa generale, invece, non ci sono buone notizie: persiste il grande divario tra personale, investimento ed esercizio, col primo che assorbe il 53,3% delle risorse (11,1 miliardi), mentre fa un balzo avanti la quota per l’investimento, pari al 35,9% (7,5 miliardi), facendo registrare un +23% rispetto al 2023. L’Italia riamane (e rimarrà) ancora lontana dal traguardo del 2% del PIL per la Difesa, e considerando che quest’anno 23 Paesi della NATO hanno raggiunto o superato (anche abbondantemente per alcuni tipo la Polonia o i Baltici) questa soglia, si attesta tra i fanalini di coda con una quota dell’1,49%: peggio di noi solo Canada, Belgio, Lussemburgo, Slovenia e Spagna. Per l’anno in corso, il bilancio ordinario della Difesa è di 29,1 miliardi di euro (che passano a 32,3 coi fondi MIMIT e PNRR), ma questo scenderà a 28,8 miliardi (e 31,3) il prossimo anno e ancora a 28,7 miliardi (e 30,9) nel 2026. Per quanto riguarda i fondi PNRR è bene specificare che essi riguardano solo ed esclusivamente interventi di digitalizzazione, di cybersecurity e di miglioramento delle comunicazioni satellitari. Le risorse del MIMIT sono invece destinate a programmi ad alta valenza tecnologica che hanno una ricaduta positiva sul comparto industriale nazionale.