La Difesa europea? Parlerà (anche) inglese, in particolare con accento americano. In ogni campo il von der Leyen bis vedrà svilupparsi una corsa alla Difesa del Vecchio Continente con tinte atlantiche. Su quello politico così come su quello delle forniture militari, si rafforzerà un trend noto da tempo, ovvero quel ruolo ancillare della Bruxelles delle istituzioni europee alla Bruxelles della Nato e, soprattutto, a Washington in materia di sicurezza e geopolitica.
Si fa un gran parlare dell’Europa che deve riprendersi le sue responsabilità, del presunto impatto del ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca sull’autonomia strategica del Vecchio Continente, del peso della conflittualità ai suoi confini per maturare una vera coscienza geopolitica. Frau Ursula non ha mancato di ricordarlo, didattica, nel suo discorso pre-conferma del secondo mandato a Strasburgo: “La Russia spende fino al 9% del suo Pil per la difesa”, ha affermato, lamentandosi del fatto che “l’Europa spende in media l’1,9%”. Per von der Leyen “c’è qualcosa di profondamente sbagliato in questo”. Dunque, servono più investimenti, più spesa per la Difesa, più rilancio del potenziale militare dell’Ue. Serve anche, ricorda Eunews, potenziare una serie di necessità: “Rafforzare la base industriale della difesa”, dice von der Leyen, attraverso “progetti europei congiunti sulla difesa”, e ancora “migliorare la nostra mobilità militare”.
L’ex ministro della Difesa tedesco mette l’elmetto. E ripete dei principi cari anche a Mario Draghi che nel suo rapporto sulla competitività Ue ha – giustamente – sottolineato il tema della dipendenza europea da fornitori esterni sugli armamenti. Ma il diavolo sta nei dettagli. E i fatti parlano diversamente dalle dichiarazione, come spesso accade nel caso dell’esecutivo Ue di Ursula von der Leyen.
Il primo dato è legato alle scelte degli investimenti per il primo Piano europeo di investimenti per la difesa (Edip) che metterà sul piatto 1,5 miliardi di euro per un primo progetto di acquisti comuni di armamenti. Ebbene, ricorda il Financial Times, questo piano promosso dalla Commissione consentirà di “spendere fino al 35 per cento degli incentivi in denaro finanziati dal bilancio dell’Ue in prodotti per la difesa provenienti da paesi terzi rispetto ai 27 membri”. Leggi: Stati Uniti. Questo per rafforzare progetti come l’European Sky Shield Initiative (Essi), lo scudo anti-aereo europeo a guida tedesca armato degli attivi Patriot a stelle e strisce in un contesto in cui mentre si prova l’Edip “molte capitali stanno spingendo affinché cresca in modo significativo in futuro” come, nota il Ft, “quadro a lungo termine per simili iniziative di difesa Ue”.
Un terzo degli investimenti fuori dal blocco significa, secondo fatto importante, consolidare la complementarietà tra la Difesa europea e le primarie linee d’indirizzo della Nato. Urusla von der Leyen lo ha ricordato a Strasburgo, e le sue nomine per la seconda Commissioneparlano chiaro: tra l’estone Kaja Kallas alla Politica Estera e di Sicurezza Comune e il lituano Andrius Kubilius al nuovo commissariato alla Difesa ed Aerospazio una voce in capitolo importante sarà lasciata ai baltici falchi anti-russi e proxy atlantici in Europa. Leader come Kallas e Kubilius pensano all’Europa come funzionale allo schieramento atlantico, e agiranno di conseguenza. Dalle loro scelte chi si avvantaggeranno saranno, principalmente, gli Usa. E per l’Europa più Difesa non necessariamente, va detto, equivarrà a più autonomia geopolitica.

