Le elezioni del parlamento europeo si stanno approssimando, e una delle tematiche che più dovrebbero interessare gli elettori del Vecchio Continente, data la situazione internazionale, è quella riguardante la Difesa, che come sappiamo porta con sé il concetto di autonomia strategica europea. Avere una Difesa comune significa avere uno strumento sovrano – a livello europeo – per perseguire i propri interessi strategici. Chiaramente, come abbiamo sempre detto da queste colonne, per impiegare efficacemente in tal senso delle forze armate occorre avere una visione strategica, e questa visione si mette in atto anche e soprattutto attraverso la politica estera, che quindi, nel caso europeo, dovrà essere comunitaria.
Su queste tematiche le coalizioni partitiche europee che si presenteranno al voto tra il 6 e il 9 giugno prossimi non sono state chiare ed esaustive allo stesso modo; anzi talune non le hanno nemmeno citate nel loro programma elettorale. Senza scendere in dettaglio, PPE Partito popolare europeo), S&D (Socialisti e Democratici), RE (Renew Europe, ALDE ed EDP) hanno, chi più chi meno, definito una politica di Difesa europea, se pur generalmente molto vaga, mentre altri partiti o coalizioni non la citano (Verdi, Conservatori e Riformisti Europei-ECR, Identità e Democrazia e Left), oppure ritengono che sia la Nato che debba pensarci (Movimento politico cristiano europeo-ECPM). Ovviamente queste visioni rispecchiano l’elettorato di riferimento: difficile quindi trovare riferimenti costruttivi alla Difesa nella sinistra europea, ma la tematica resterà al centro delle discussioni, volenti o nolenti, e dei provvedimenti che il Parlamento europeo sarà chiamato ad affrontare nei prossimi anni.
Esiste quindi una prospettiva realistica per uno strumento di difesa comune europeo oppure resterà una chimera? Prendiamo le mosse da quello che abbiamo visto sino a oggi, ovvero dalla costituzione della forza di pronto intervento europea (EU Rapid Deployement Capacity), o “expeditionary force” voluta dall’Ue a seguito degli eventi che hanno caratterizzato il precipitoso ritiro delle forze occidentali dall’Afghanistan. Questa prima forza, che consta di 5 mila uomini, si è esercitata per la prima volta in modo indipendente dall’ambito Nato e con manovre “dal vivo” a ottobre 2023, se pur in forma ridotta: in Spagna, 2800 uomini di 31 unità con 25 velivoli e 6 navi da guerra hanno effettuato manovre dal 16 al 22 di quel mese.
Per capire meglio il valore di quell’esercitazione, andiamo a vederla in dettaglio. Le manovre, condotte dalla direzione generale dello Stato maggiore militare dell’Unione Europea, riguardavano tre diversi destinatari: il quartier generale delle operazioni dell’Ue a Bruxelles e rafforzato con personale proveniente dagli Stati membri dell’Unione; il quartier generale della forza dell’Ue, fornito dalle forze armate spagnole, basato sul gruppo d’attacco di spedizione spagnolo e rinforzato anche con personale degli Stati membri; infine una forza delle dimensioni di un gruppo tattico imperniata su un contingente spagnolo con la partecipazione di unità militari di otto Stati.
Le manovre sono state divise in due parti: un’esercitazione “posto di comando”, dal 18 settembre al 6 ottobre 2023, per mettere alla prova il processo di pianificazione militare a livello strategico e operativo militare, e infine, come detto, una parte “dal vivo” dal 16 al 22 ottobre in cui la forza delle dimensioni di un gruppo tattico si è schierata in un teatro di operazioni simulato nella regione di Cadice (Spagna). Quindi, per spiegare in termini semplici, si è testata non solo l’effettiva capacità di poter schierare truppe e mezzi in un teatro in modo coordinato (quindi anche l’interoperabilità), ma anche la capacità del vertice di dirigere le operazioni, quindi tutta la catena di comando, controllo e comunicazione (C3). Quest’ultima qualcosa di non scontato in ambito esclusivamente comunitario.
Un altro risultato interessante è stato il rispetto della tempistica prestabilita per queste manovre, che ci porta direttamente alla conclusione che, se entro la fine di quest’anno vedremo la seconda esercitazione – come da programma – si sta effettivamente rispettando la tabella di marcia per raggiungere la piena capacità operativa (o Foc – Full Operational Capability) nel 2025 di questa prima forza di spedizione della consistenza di una brigata.
Essendo una “expeditionary force”, si tratta di una forza medio/leggera, quindi non in grado di effettuare operazioni ad alta intensità di lunga durata, però essa rappresenterà, in un certo qual modo, il nucleo della futura forza europea della dimensione di 50mila uomini, quindi, sostanzialmente, di qualcosa di molto simile a un vero e proprio “esercito”, o per meglio dire a delle forze armate comunitarie. Secondo alcuni l’orizzonte per la costituzione di questa forza più numerosa potrebbe essere il 2040, ma prima, come accennato, c’è da risolvere il tema dell’avere una politica estera comunitaria che sia realmente tale, e forse la presenza della figura di un “commissario europeo per gli affari esteri” non basterà più, e servirà istituire un ordinamento più vincolante per gli Stati membri per permettere la presenza di un vero e proprio “ministro”.
Soprattutto l’Ue, oltre a generare delle forze armate in grado di essere uno strumento efficace della propria politica estera, dovrà decidersi a dare delle linee guida all’industria della difesa europea per evitare inutili e dannosi duplicati e per individuare dei centri di eccellenza, distribuiti geograficamente, per ogni tipo di dominio degli scenari di guerra (air, sea, land, cyber e space), che fungano da catalizzatori dell’esperienza della base industriale e accademica del Vecchio Continente. Occorrono, in poche parole, delle linee guida a cui seguano degli strumenti attuativi reali, concreti, per guidare l’industria in questo enorme passaggio epocale verso uno strumento di Difesa comunitario, che è l’unico possibile in un mondo sempre più instabile, insicuro e soprattutto con sempre più attori capaci di condizionare con la propria assertività (quando non vera e propria aggressività) lo scenario geopolitico regionale e globale.
Utopia? Qualcuno potrebbe rispondere “ai posteri l’ardua sentenza”, citando Alessandro Manzoni, ma il primo mattone verso una Difesa comune è stato posato ed è necessario andare avanti a costruirla per poter avere, come Europa, un effettivo peso nelle dinamiche globali e perfino regionali, se pensiamo all’attuale conflitto in Ucraina.

