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Lunedì 20 ottobre, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha espresso il suo sostegno a uno dei tre pilastri fondamentali del patto AUKUS, che prevede la vendita di sottomarini da attacco a propulsione nucleare (SSN) classe Virginia all’Australia, dopo un incontro al vertice col premier australiano Anthony Albanese.

Il segretario della marina statunitense, John Phelan, ha affermato che “quello che stiamo realmente cercando di fare è prendere il quadro AUKUS originale e migliorarlo per tutte e tre le parti, rendendolo più efficace e chiarendo alcune delle ambiguità presenti nell’accordo precedente”, riporta USNI News. Phelan ha aggiunto che “dovrebbe essere una vittoria per tutti” pur non fornendo ulteriori dettagli su come l’amministrazione Trump abbia modificato l’accordo originale, se pur il presidente USA abbia detto che si tratti di “dettagli minori”. Trump ha rivelato che gli Stati Uniti stanno procedendo a pieno ritmo con la costruzione dei sottomarini, mentre Phelan ha riferito che, da questo punto di vista, la capacità cantieristica statunitense sta “migliorando”.

A giugno, il Pentagono aveva avviato una revisione dell’AUKUS, il trattato di sicurezza e partenariato stipulato dagli Stati Uniti con Regno Unito e Australia, mettendo in dubbio la possibilità di cessione, da parte USA, degli SSN classe Virginia alla Royal Australian Navy come tappabuchi in attesa che vengano costruiti i sottomarini australiani a propulsione nucleare, come da accordo trinazionale. Il Pentagono era preoccupato che la cessione di tre primi SSN nel prossimo decennio (di un totale di cinque) potesse minare seriamente la sicurezza del Paese, poiché la U.S. Navy sta faticando a produrre più sottomarini per le note difficoltà della cantieristica statunitense, che non riesce a sostenere i ritmi di produzione necessari per contenere la crescente minaccia della marina della Repubblica Popolare Cinese (PLAN – People’s Liberation Army Navy).

Oltretutto, alcuni ritenevano che il patto di condivisione della tecnologia nucleare aiutasse l’Australia a ottenere i sottomarini senza un impegno esplicito a utilizzarli in un’eventuale guerra contro la Repubblica Popolare. Il timore era, data la penuria di sottomarini, che gli SSN ex U.S. Navy potessero non essere “nel posto giusto nel momento giusto” in quanto persiste “una minaccia molto reale di un conflitto nei prossimi anni”, in particolare lungo la cosiddetta Prima Catena di Isole, ovvero quell’arco insulare che va dal Giappone alle Filippine e Borneo passando per Taiwan. Pertanto tutti gli SSN statunitensi erano “assolutamente essenziali per la difesa di Taiwan” e non c’era spazio per cessioni.

Secondo gli attuali parametri dell’accordo, l’Australia sta acquistando dagli Stati Uniti un nuovo battello classe Virgina Block VII e due Block IV, già in servizio presso la marina statunitense, in attesa di altri due battelli di nuova costruzione.

I funzionari della U.S, Navy hanno ripetutamente affermato che la cantieristica statunitense deve costruire 2,33 SSN all’anno oltre a un sottomarino lanciamissili balistici a propulsione nucleare (SSBN) classe Columbia, per vendere i sottomarini classe Virginia agli australiani senza perdere il vantaggio tattico, ma attualmente costruisce circa 1,3 battelli d’attacco all’anno. L’obiettivo produttivo è ancora quindi molto distante nonostante quel “stiamo migliorando” del segretario Phelan. L’orizzonte temporale degli SSN per l’Australia è comunque ancora abbastanza lontano: l’accordo prevede per il prossimo decennio l’arrivo di tre primi battelli classe Virginia, mentre nel frattempo Regno Unito e Stati Uniti, a partire dal 2027, cominceranno a effettuare la rotazione di SSN in Australia per accelerare la familiarizzazione su questo tipo di battelli di forza lavoro, equipaggi e base industriale. Infine, entro la fine del 2030, il Regno Unito inizierà la produzione di sottomarini di classe SSN-AUKUS, mentre il primo esemplare costruito in Australia sarà pronto nei primi anni Quaranta.

Canberra in questo momento sta sviluppando le infrastrutture e la forza lavoro nazionali necessarie per costruire e mantenere la propria capacità interna di SSN (un piano che vale 30 miliardi di dollari) e nel frattempo ha versato 500 milioni di dollari statunitensi (790 milioni di dollari australiani) agli USA come prima rata di un totale di 3 miliardi di dollari promessi per sostenere l’industria cantieristica americana come parte dell’accordo. Il mese scorso il governo australiano ha annunciato un investimento di 8 miliardi di dollari in un impianto di costruzioni navali nell’Australia Occidentale che potrebbe supportare i sottomarini a rotazione statunitensi e britannici.

Non sappiamo la reale motivazione di questo dietro front dell’amministrazione Trump, stante la persistenza della problematica sui sottomarini e la cantieristica USA, ma probabilmente c’entrano i fondi recentemente allocati da Canberra per la forza sottomarina a rotazione e soprattutto il raggiungimento di un accordo fondamentale sull’estrazione di minerali e Terre Rare, in base al quale Stati Uniti e Australia stanzieranno 3 miliardi di dollari per l’iniziativa nei prossimi sei mesi.

La via di Washington è quella del disaccoppiamento da Pechino per quanto riguarda risorse minerarie pregiate come le Terre Rare, ma la Repubblica Popolare detiene ancora il 90% della capacità di raffinazione globale di questi elementi fondamentali dell’industria ad alta e altissima tecnologia. Restando in quel di Pechino, se a giugno aveva espresso una malcelata soddisfazione per il ripensamento statunitense, crediamo che oggi al Politburo non avranno molto di cui stare allegri.

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