Un tempo per la Grecia l’Europa era una severa matrigna che ha portato ad Atene una lista dei compiti a casa dura sul fronte del risanamento di bilancio e dell’austerità interna, ora per il primo ministro Kyriakos Mitsotakis è diventata una generosa filantropa sul fronte dell’espansione di un bilancio militare con cui il Paese vuole essere protagonista sul fronte mediterraneo.
Il 17 luglio, infatti, il ministro della Difesa del governo conservatore di Nuova Democrazia, Nikos Denidas, ha concordato col viceministro dell’Economia Thanos Petralias l’idea di ampliare i finanziamenti pubblici per la Difesa.
Gli scenari per il riarmo della Grecia
La Grecia è stata a lungo costretta a operare dolorose misure di austerità che il predecessore di Mitsotakis, Alexis Tsipras, ha dovuto mettere a terra per convincere gli investitori internazionali e le istituzioni comunitarie a continuare a sostenere il debito greco. Ora, dopo anni di rigore, Mitsotakis ha dato mandato di entrare in campo sul piano Readiness 2030/ReArm Europe e far sì che Atene possa accedere al programma di prestiti della Security Action For Europe (Safe), la struttura di finanziamento dell’investimento dei Paesi comunitari nell’industria della difesa continentale.
Ad aprile il governo di Atene ha proposto di investire oltre 28 miliardi di euro aggiuntivi in Difesa per migliorare la preparazione operativa e gli armamenti delle forze armate greche da qui al 2037. Il contesto greco parla soprattutto allo scenario del Mediterraneo orientale e, in uno complesso sistema dettato da una geopolitica sempre più competitiva, identifica nella Turchia e nelle sue ambizioni regionali la principale minaccia alla sicurezza del Paese.
Per quanto formalmente alleata di Atene nella Nato, Ankara si è mossa dinamicamente su più fronti per condizionare la strategia del Paese ellenico: proiezione in Siria, rafforzamento dell’attivismo marittimo e in campo energetico nell’area di Cipro, un rilancio della presenza in Libia orientale per condizionare con gli accordi sugli spazi marittimi la proiezione greca ed accerchiare Atene. A ciò la Grecia risponde prendendo atto del mutato clima strategico e rilanciando il procurement militare.
Il piano di investimenti vidimato ad aprile, scrive Federica Saini Fasanotti su Gis Report, “si basa su quattro pilastri principali. Il primo è la modernizzazione degli equipaggiamenti delle forze terrestri, aeree e navali attraverso l’acquisizione di nuove tecnologie e sistemi d’arma. Il secondo è l’aumento dell’efficienza operativa sia internamente, attraverso l’addestramento congiunto delle forze, sia esternamente, attraverso esercitazioni internazionali congiunte. Il terzo pilastro si concentra su esercitazioni avanzate e sul miglioramento dei servizi digitali. Infine, prevede investimenti nella difesa delle infrastrutture critiche e nella sicurezza ibrida”.
Il riarmo greco passa anche per Usa e Israele
I partner privilegiati per gli acquisti militari saranno in campo navale Francia e Italia, con l’idea di acquistare due fregate classe “Bergamini” di seconda mano da Roma che resta sul tavolo, mentre in campo aereo e di deterrenza missilistica Atene si blinda con la partnership con gli Usa e un asse privilegiato con Israele. Questa strategia, nota Saini Fasanotti, “include l’acquisizione di sistemi tecnologici avanzati, come 20 caccia F-35 di quinta generazione, e lo sviluppo del progetto Achilles’ Shield (noto anche come Tholos), da 2,8 miliardi di euro, un sistema completo di difesa aerea, missilistica e anti-drone”. L’Iron Dome ellenico potrebbe, secondo Breaking Defense, costituirsi come sistema di difesa stratificata sul modello israeliano utilizzando in parte assetti acquistati dallo Stato Ebraico come i missili Barak assieme ai sistemi americani Patriot.
Atene spende già più del 3,1% del Pil in Difesa e mira a essere una delle prime nazioni europee a ottenere la soglia cumulativa del 5% tra spese per lo “strumento difesa” e gli investimenti complementari in logistica, operazioni, infrastrutture per blindare la sua sicurezza nel Mediterraneo orientale. Scappatoie sul debito e prestiti europei aiuteranno, in uno strano caso di cambio di sorte: la stessa Europa che spingeva Atene a tagliare i fondi a pensioni, ospedali e spesa sociale per ridurre il debito ora ne finanzia in maniera generosa il riarmo. Una svolta che mostra i profondi cambi di paradigma e priorità in un’Ue geneticamente mutata dalle crisi geopolitiche di un mondo sempre più competitivo.
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