David Cameron di recente è andato a rinverdire i fasti dell’Impero britannico nel non plus ultra dei domini di Sua Maestà Carlo III, le Isole Falkland. Teatro della guerra combattuta dal Regno Unito contro la giunta militare dell’Argentina nel 1982 per il controllo del remoto arcipelago nel Sud dell’Atlantico. Un messaggio a Javier Milei, presidente argentino che in continuità con la sinistra kirchnerista ha da destra risvegliato il fantasma populista della rivendicazione sulle Malvinas. Ma anche un tentativo di mostrare bandiera su una Global Britain su cui, formalmente, il sole continua a non tramontare mai proprio grazie alle Falkland.
L’ex Primo Ministro e Ministro degli Esteri di Rishi Sunak ha significativamente ricordato i caduti della guerra del 1982 con grande enfasi. Un modo per mostrare al mondo che la Global Britain, erede dell’impero dopo la Brexit, è tornata.
La Global Britain è nata, ma ora bisogna capire come crescerla. Perché al di là degli sfoggi di potenza la salute politica del progetto britannico di emancipazione dall’Unione Europea e di proiezione globale, oggi governata da un Foreign Office in mano a colui che della Brexit fu il più strenuo oppositore e la prima vittima, per la perdita di Downing Street, le priorità strategiche sono incerte. La Gran Bretagna si proietta in ogni scenario ma le difficoltà non mancano. Lo sfoggio diplomatico di mosse come quella di Cameron alle Falkland sembra presentare l’avanzata di un esercito con molti “ufficiali” e poche truppe. Londra deve ridefinire le sue priorità e capire che un tempo, quello dell’egemonia globale britannica, si è chiuso, e da tempo.
Il Regno Unito fa sfoggio di prsenza politica nell’estremo Sud del pianeta, ma altrove è in affanno. Londra non sta riuscendo a disostruire il Mar Rosso nonostante la presenza in forze contro gli Houthi al fianco degli Stati Uniti e i bombardamenti dello scorso 11 gennaio. Anzi, nella giornata di lunedì 19 febbraio il cargo Rubymar battente bandiera britannica è stato colpito e messo di fatto fuori uso dagli stessi ribelli yemeniti. Nel frattempo, nell’Estremo Oriente, si nota una grande assenza: quella della Royal Navy le cui flotte necessitano di lunghi aggiornamenti e sono chiamate tendenzialmente a lunghi periodi alla fonda. Il tema della carenza di personale nella Royal Navy è un’altra questione da tenere in considerazione.
Insomma, il Regno Unito sembra notarsi maggiormente per non esserci o esserci stando in disparte nei massimi scenari mondiali. E questo è un problema per l’idea di Londra di proiettare con forza e visione una potenza sistemica su scala globale. Poco globale e molto velleitaria, la Gran Bretagna rischia di dover in futuro vivere di ricordi. E in particolare del ricordo della potenza che fu. Di cui in fin dei conti il possesso delle Falkland visitate da Cameron è l’emblema più chiaro e netto.

