Renault entra nella partita del riarmo francese ed europeo. La casa automobilistica di Boulogne-Billancourt ha siglato con le autorità di Parigi un accordo da oltre 1 miliardo di euro in 10 anni per produrre droni d’attacco a lungo raggio per le forze armate transalpine.
L’asse di Renault con Turgis Gaillard
Il governo di Emmanuel Macron ha da tempo provato a cooptare gruppi come Renault per identificare delle possibili sinergie e arruolare settori della casa, così come successo per altri campioni nazionali, nella partita del riarmo.
Renault produrrà in sinergia con Turgis Gaillard, azienda di Neuilly-sur-Seine fondata da Fanny Turgis e Patrick Gaillard, ex ufficiali della Direzione dell’Intelligence Militare, nel 2011 e da allora attivi sempre di più nella corsa a armamenti sofisticati, come il drone Aarok presentato nel 2023 e il progetto Foudre per un lanciarazzi per l’esercito presentato lo scorso anno. Chorus, il drone progettato in sinergia con Renault, potrà compiere missioni di attacco in profondità e ricognizione. Le due aziende produrranno a Le Mans e Cléon, a Ovest di Parigi, i nuovi asset.
Renault in campo nel riarmo
Le ambizioni militari di Parigi sono notevoli, e la dronistica si inserisce nel quadro di un sostanziale progetto che vede il presidente Emmanuel Macron, il primo ministro ed ex titolare delle Forze Armate Sebastien Lecornu e i vertici militari di Parigi procedere convintamente sulla strategia del riarmo, che passa anche per il settore aeronautico e un pesante potenziamento della Marina militare.
La Francia arriverà nel 2026 ad avere una spesa militare superiore ai 61 miliardi di euro per poi toccare nel 2027 64 miliardi, esattamente il doppio di quando Macron vinse le presidenziali nel 2017. Una sfida che la Francia vuole affrontare nonostante il carico pesante del debito pubblico per sostenere le sue ambizioni di leadership militare in Europa e potenziare l’industria interna.
Lecorunu, quando era ancora ministro, a giugno aveva anticipato che un’importante casa automobilistica aveva annunciato la collaborazione con la Direzione Generale degli Armamenti per produrre droni da fornire all’Ucraina, sottolineando le ricadute potenziali dell’affare per l’industria francese. L’affare è evidentemente scalato fino a divenire un piano d’azione funzionale allo stesso riarmo di Parigi.
L’economia di guerra francese
“Renault produrrà munizioni a lungo raggio guidate a distanza simili al drone iraniano Shahed”, nota Defense News, sottolineando come la lezione tecnologico-militare della guerra in Ucraina sia pesata e aggiungendo che l’esperimento di riconversione di parte delle linee va nella direzione di quanto auspicato da Macron, il quale ” ha avvertito l’industria della difesa del Paese di produrre in modo più rapido ed efficiente, per evitare che le forze armate si rivolgano a fornitori in altre parti d’Europa”.
Si tratta della prima, grande operazione di riconversione parziale di linee produttive dall’automotive al campo militare in Europa coinvolgente le grandi case. In Germania, Rheinmetall ha annunciato la volontà di rilevare impianti in dismissione di Volkswagen e di assumere dipendenti provenienti dal medesimo comparto industriale. L’economia di guerra si consolida. In un’Europa sempre più insicura, si compete anche per catturarne le ricadute economico-industriali. Qualcosa a cui Macron non vuole che la Francia rinunci.