Rafael Advanced Defence Systems e Volkswagen stanno dialogando per potenziare la sinergia militare tra Germania e Israele. L’azienda dello Stato Ebraico starebbe dialogando con il maggior produttore d’automobili europeo per valutare la riconversione del sito produttivo di Osnabruck, in Bassa Sassonia, già ipotizzata come parte di un possibile passaggio nell’orbita del campione nazionale degli armamenti Rheinmetall e visitata dal suo Ceo Armin Pappenger nel merzo 2025.
Da Volkswagen all’Iron Dome
Dai carri Panther all’Iron Dome, ora la riflessione è sulla possibilità che Berlino si doti di capacità produttive sempre più integrate con quelle dello Stato Ebraico, in questo caso per costruire alcune componenti della sistemistica antiaerea utilizzata da Israele per blindare i suoi cieli e rispondere a minacce balistiche. Non i proiettili, ma ciò che può servire coerentemente con le capacità produttive del sito di Osnabruck, come i camion e i lanciatori del sistema.
“Rafael prevede di realizzare in Germania un impianto di produzione separato per i missili del sistema, che devono essere gestiti in un sito specializzato”, nota il Financial Times, aggiungendo che l’azienda vuole partecipare al grande gioco del consolidamento antiaereo europeo e “spera di vendere il sistema Iron Dome ai governi di tutta Europa, compresa la Germania, poiché i paesi stanno rafforzando le proprie difese aeree nell’ambito di un riarmo su larga scala” trainato proprio dalla Germania del cancelliere Friedrich Merz.
Le sinergie tra Berlino e Tel Aviv
Berlino sull’antiaerea sta già giocando una partita sinergica con Israele, avendo programmato l’acquisto di sistemi per intercettazione ad alta quota Arrow 3 da Israel Aerospace Industry nel quadro di un progetto di strutturazione dell’European Sky Shield Initiative. Un’altra azienda israeliana, Elbit Systems, userà la sua divisione tedesca come hub di produzione europea del sistema di lancio multiplo EuroPULS e, in generale, il rapporto è biunivoco. Inoltre, il colosso di Tel Aviv coopera con la tedesca Tkms per progetti congiunti sui sottomarini.
La Germania offre a Israele partnership e base industriale per affrontare le strozzature delle catene di fornitura e i limiti operativi delle industrie dello Stato Ebraico oltre ad essere, dopo gli Usa, il secondo fornitore militare di Tel Aviv; il Paese mediorientale, invece, garantisce alla locomotiva d’Europa un’accelerazione tecnologica e nell’innovazione militare funzionale a mettere a terra uno strategico riarmo di lungo periodo.
Il 12 marzo scorso a Berlino il Ministro dell’Economia e dell’Industria israeliano, il membro del Likud Nir Barkat, e la Ministra dell’Economia e dell’Energia tedesca, Katharina Reiche hanno concluso un patto in cinque punti per un’alleanza industriale e commerciale tra i due Paesi. Una partnership indicata come capace di potenziare scambi bilaterali superiori ai 9 miliardi di euro e che include non solo un’alleanza strategica tra player dell’industria tedesca e innovatori israeliani ma anche una solida cooperazione in campo di difesa capace di integrare le capacità israeliane nel contesto europeo.
La leva industriale tedesco-israeliana
In tal senso, l’antiaerea è vista come un’abilitatrice strategica di primaria importanza per saldare questo asse. Le aziende israeliane possono espandere la base produttiva in Europa, soprattutto in Germania, sapendo che potenzialmente se ciò avviene in Paesi amici ciò significa anche investire su un’assistenza futura: nel quadro della Terza guerra del Golfo, in particolare, l’intercettazione degli attacchi iraniani sta manifestandosi come un grave tallone d’Achille per Usa, Israele e Paesi del Golfo.
“I rapporti delle forze armate statunitensi evidenziano un forte aumento della domanda di capacità di difesa aerea, dovuto ai conflitti in corso in Medio Oriente” E “i funzionari americani hanno lanciato l’allarme su imminenti carenze di sistemi di intercettazione”, nota Ad Hoc News. Per l’Europa la questione dell’antiaerea sarà centrale nei piani di riarmo, e Berlino col legame con Israele e il progetto Essi prova a dettare una linea alternativa a una soluzione, propriamente continentale, che va in direzione dell’italo-francese Samp-T. Il Paese che guida con gli investimenti il riarmo europeo fa, sostanzialmente, i propri interessi. E per Berlino saldare l’asse con Israele oggi è prioritario rispetto all’adozione di tecnologie europee.
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