La geopolitica della corsa allo spazio
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Tra i tanti effetti domino provocati dalla guerra in Ucraina troviamo il riarmo della Germania. La Camera Alta del Parlamento federale, il Bundesrat, ha infatti concesso il semaforo verde al maxi fondo da 100 miliardi di euro destinato al potenziamento e rafforzamento dell’esercito tedesco.

Christian Lindner, ministro delle Finanze tedesco, ha infatti spiegato che Berlino ha accettato di modificare la sua costituzione per riarmare, di fatto, il Paese. Christine Lambrecht, ministro della Difesa, ha parlato in un comunicato di “passo urgente e necessario”: “Finalmente possiamo equipaggiare le nostre truppe come meritano perché ne hanno urgentemente bisogno per garantire la difesa nazionale e della Nato”.

Prima di addentrarci nei dettagli più tecnici, ovvero in quali settori militari saranno destinati i denari, è importante capire che cosa è stato approvato. Stiamo parlando di un fondo speciale per le forze armate concordato dal governo di coalizione tedesco e dall’alleanza conservatrice CDU-CSU. La proposta, ha sottolineato la Deutsche Welle, richiedeva una maggioranza di due terzi in entrambe le camere parlamentari, quindi il cancelliere Olaf Scholz ha chiesto la pre-approvazione dei partiti di opposizione di centrodestra.

Il riarmo della Germania

In altre parole, la costituzione tedesca verrà modificata per consentire la creazione del fondo. Sarà inoltre redatta una nuova legge separata che stabilirà tutti i dettagli del finanziamento della Bundeswehr, le forze armate, da qui fino, presumibilmente, al 2026.

Ricordiamo che la Germania aveva già stanziato un budget di 53 miliardi di euro per il ministero della Difesa nel 2022, con un aumento del 3,2% rispetto al 2021. In ogni caso, affinché il Paese raggiunga l’obiettivo del 2% del suo Pil investito nella Difesa – obiettivo che tutti i membri della Nato hanno sottoscritto nel 2006 –  dovrebbe spendere circa 70 miliardi di euro all’anno.

Se approvata dal parlamento, la suddetta spesa aggiuntiva tedesca rappresenterà il più grande aumento della spesa militare dalla seconda guerra mondiale. A quel punto, Berlino avrebbe raggiunto il famigerato traguardo del 2%.


Dall’aeronautica alla marina

Negli ultimi anni la Germania ha trascurato – e non poco – il rafforzamento del proprio esercito. Il risultato è una Bundeswehr in condizioni abbastanza “complicate”, ma, con i venti di guerra tornati a soffiare in Europa, questo è un lusso che Berlino non può più permettersi. È dunque interessante chiedersi come il governo tedesco deciderà di spendere questi 100 miliardi (che per alcuni analisti potrebbero addirittura non bastare per ridare brillantezza ad un esercito poco modernizzato e molto trascurato). Il Corriere della Sera ha provato a stilare la possibile lista della spesa di Berlino.

Per quanto riguarda l’aeronautica, questo settore potrebbe assorbire la fetta più grande del fondo, con 40,9 miliardi. Servono caccia americani F-35 con i quali sostituire i vecchi Tornado, bisogna accelerare per la creazione del nuovo caccia da combattimento nell’alveo del progetto FCAS, con Francia e Spagna, sviluppare Eurofighter per la guerra elettronica, acquistare almeno una sessantina di elicotteri da trasporto CH-47F Chinook, e sviluppare il drone armato Heron.

La marina potrebbe invece assorbire 19,3 miliardi, tra nuove corvette classe 130, fregate classe F126, sottomarini Jagd-U-Boot 212 CD e la realizzazione di nuovi sistemi missilistici per le navi e di difesa antiaerea per sottomarini. Altri 16,6 miliardi potrebbero essere impiegati per modernizzare i carri Puma e sviluppare sia un nuovo carro armato con il quale sostituire i Leopard 2, sia un nuovo blindato per archiviare i Fuchs.

Capitolo equipaggiamento ed armi personali: quasi 2 miliardi potrebbero servire per acquistare nuovi caschi (con auricolari), stivali speciali e visori notturni. Arriviamo così a quasi 21 miliardi di euro da investire, presumibilmente, in ricetrasmittenti digitali, banche dati e nello sviluppo di una rete di comunicazione satellitare. Il rimanente, circa 500 milioni di euro, potrebbe finire in ricerca, sviluppo e intelligenza artificiale.

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