La decisione statunitense di lasciare gradualmente la responsabilità di ben tre comandi della Nato europei ai Paesi del Vecchio Continente alleati di Washington è in prospettiva un banco di prova critico per capire se e in che misura gli Stati membri dell’Alleanza Atlantica possano sviluppare capacità complementari a quelle sinora fornite dalla superpotenza.
La rotazione dei comandi Nato
La Nato nella giornata del 10 febbraio ha comunicato che il Comando Interforze di Norfolk passerà sotto l’egida del Regno Unito, l’Italia controllerà quello di Napoli, Germania e Polonia si alterneranno a Brunssum, mentre Washington manterrà operativa la leadership dei tre comandi europei marittimo, aereo e terrestre. Non un disimpegno ma sicuramente un ribilanciamento delle competenze che, però, in campo europeo deve essere letto come un’opportunità sistemica. Gli Stati del Vecchio Continente si sono per lungo tempo giovati apertamente dell’ombrello americano. Washington garantiva tutti gli spazi non solo di sicurezza ma anche di operatività e, in quest’ottica, la titolarità statunitense dei comandi era un fatto accertato e indiscutibile.
Nell’ottica di un consolidamento di capacità di difesa più strutturate e sistemiche, il passaggio a delle responsabilità operative non solo di hard power ma anche legate alla governance di obiettivi, pianificazione strategico, coordinamento tra sistemi d’armi differenti e tra task force multinazionali sarà un passaggio decisivo. Per ora si tratta di comandi locali ma in prospettiva possono diventare incubatori della Difesa europea. I Paesi coinvolti non sono casuali. Rappresentano il nocciolo duro dei Paesi fondatori della Nato che sono rimasti sempre integrati nelle sue strutture di comando (la Francia vi uscì dal 1966 al 2009) a cui si aggiunge la Polonia bastione atlantico a Est e capofila del riarmo europeo.
Usare i comandi Nato per allenare la Difesa europea
I comandi Nato possono essere, in tal senso, l’area di coltura per lo sviluppo di capacità di comando e controllo, coordinamento e proiezione strategica pienamente europee. Come se la vera base della Difesa europea potesse nascere, principalmente, dapprima come ramificazione e in seguito come talea del Patto Atlantico per testare capacità operative concrete mentre l’Europa e i suoi Paesi sviluppano i cosiddetti “abilitatori strategici“, ovvero quelle tecnologie che permettono di far passare uno Stato o un’alleanza dalla condizione di base del possesso di semplici capacità di difesa alla vera warfighting readiness.
Tra questi il programma europeo Readiness 2030 indica il trasporto e il rifornimento aereo, le capacità di sorveglianza, ricognizione e intelligence geospaziale, la capacità di attacco a lungo raggio e i cosiddetti Sistemi C4ISTAR: comando, controllo, comunicazioni, computer intelligence, targeting e ricognizione. Questi ultimi sistemi, in tal senso, possono essere incubati nel quadro dei comandi locali e messi a disposizione della preparazione pre-conflittuale delle potenze europee. Il tutto accettando anche i timori non del tutto ingiustificati degli Usa circa l’incapacità europea di provvedere alla propria sicurezza.
L’America come bonus, non come fondamento
Il Consiglio tedesco per gli affari esteri (Dgap) nota che nonostante le bordate del presidente Donald Trump “l’Europa non può permettersi una rottura netta con gli Stati Uniti, come dimostrato, ad esempio, nelle relazioni commerciali e nel sostegno alla difesa dell’Ucraina” ma anche che in questa fase “gestire la volatilità americana entro quadri consolidati produce risultati migliori rispetto a consentire all’ostilità americana di continuare senza controllo”.
La rotazione dei comandi Nato in tal senso può essere un fattore di ammortizzazione dell’insofferenza americana per l’Europa. Nella consapevolezza, analizzata dal Dgap, che l’Europa debba arrivare a una condizione in cui “le garanzie di sicurezza americane devono essere considerate un bonus per la difesa europea, non il suo fondamento”. A ciò l’Unione Europea potrebbe contribuire fornendo l’abilitatore economico, industriale e infrastrutturale, coi programmi di mobilità militare, funzionali a una maggiore preparazione strategica. Un obiettivo strategico in una nuova era di predatori globali sempre più armati e minacciosi, in cui l’Europa si trova chiamata ad assumere crescenti responsabilità.
Nella nuova “era dei predatori”, in cui tendenze conflittuali crescenti su scala globale, rivalità tra potenze e ambizioni imperiali ridisegnano l’ordine mondiale, InsideOver prova a tracciare una bussola per un’informazione equilibrata e orientata ad analizzare i grandi trend, senza ansie o preclusioni ideologiche. Se vuoi sostenere la missione di questa testata dinamica e ambiziosa, abbonati e diventa uno di noi!
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