Skip to content
Difesa

Dalla Norvegia all’Ucraina, dalla Crimea alla Finlandia, ecco i laboratori della “guerra ibrida”

La Russia e i Paesi occidentali sperimentano su diversi fronti le nuove tecniche del loro scontro epocale.

Dai Paesi del Nord d’Europa all’Ucraina le grandi Potenze si stanno confrontano in conflitti a bassa intensità attraverso operazioni ibride e azioni mirate alla proliferazione/controproliferazione per schierare oltre i confini dell’avversario pedine chiave che posso influire nella destabilizzazione di determinato status quo. Sia attraverso operazioni di propaganda, sabotaggio o di vera e propria guerriglia.

I nostri tempi, soggetti all’accelerazione concesse dalle nuove tecnologie e dall’avvento della globalizzazione che ha semplificato la portata degli spostamenti dotandoci della possibilità di trovarci in un luogo anche solo virtualmente, o in remoto, ci sta mostrando come possano cambiare le tattiche, dallo spionaggio professionale al sabotaggio e alla distruzione di elementi o strutture più o meno sensibili, ormai sempre più spesso affidate e intraprese dai cosiddetti “agenti usa e getta” – criminali casuali che vengono reclutati tramite Telegram e pagati in criptovaluta o denaro – ma come gli obiettivi e gli schiarente sembrano essere rimasti, essenzialmente, gli stessi perseguiti nella lunga Guerra Fredda che ha diviso in due i due blocchi contrapposti quello stesso mondo che, almeno attualmente, subisce le pressioni di un nuovo assetto tripolare o “multipolare”. Se di vuole dare il corretto peso alle Potenze emergenti. Sebbene non tutte, o almeno, non tutte ancora, stanno impiegando queste vecchie o nuove tecniche per perseguire i loro interesse e conseguire determinati obiettivi.

Sebbene la maggior parte dei governi occidentali non pensi di essere “in conflitto” con la Federazione Russa o con la Repubblica Popolare Cinese, o con la Corea del Nord, che ha recentemente minacciato l’Italia e gli altri Paesi occidentali a causa delle sanzione imposte, molti funzionari della comunità d’intelligence occidentale sono convinti che le tensioni internazionali attivate dagli interessi contrapposti stanno sfociando in conflitti a bassa intensità estremamente reali e diffusi. E che per quanto molti non vogliano ammetterlo, Mosca, ad esempio è già “in guerra con l’Occidente“.

Le rivelazioni degli americani riguardo il campo di battaglia dell’Ucraina ci hanno recentemente mostrato come i servizi segreti occidentali, la Central Intelligence Agency statunitense, e la Sesta sezione del Military Intelligence britannico, più noto come MI6, si siano impegnati a plasmare quell’Ucraina filo-occidentale che ora si sta immolando per resistere all’aggressione di Mosca. Da sempre convinta di vantare un potere insovvertibile sull’ex-potenza satellite e “cortile di casa“. Creando di fatto un laboratorio per la guerra ibrida che nel corso di un decennio è passata dai movimenti di piazza, alle dispute territoriali tra formazioni paramilitari – in Crimea e nei territori del Donbas – per tramutarsi in una guerra vera combattuta da eserciti convenzionali. Perché allora stupirsi se gli agenti del Cremlino si stanno esercitano in altri “laboratori”. Cosa sappiamo e cosa dovremmo aspettarci?

Il “laboratorio” russo

Secondo il servizio segreto norvegese, PST, che trova concordanza con altri servizi informazioni preoccupati dalla proliferazione di agenti segreti russi e atti di deliberato sabotaggio ai quali è complesso attribuire una matrice. Il fatto che la Russia sia “in guerra con l’Occidente è sicuro“. Lo dicono “apertamente”. E sempre per gli stessi, gli eventi sospetti che si stanno registrano in Europa, in particolare modo negli stati di confine, come i Paesi baltici e della Penisola Scandinava, vanno considerati come atti di Guerra ibrida. Senza lasciare tropo spazio al dubbio della loro natura sempre più frequente.

Si tratterebbe infatti di atti concepiti per “sottomettere il nemico senza combattere“. Quella capacità o per usurare le parole precise del celebre filosofo e generale cinese Sun Tzu, atti basati sulla strategia che consiste nell'”eccellenza suprema di rompere la resistenza del nemico senza combattere”.

Quella che i russi stanno portando avanti in Norvegia, sembra essere una strategia che mira a spingersi oltre i limiti precedentemente delineati per vedere “fin dove la Russia può farla franca” mentre è intentata a sovvertire, sabotare, hackerare, destabilizzare, incutere paura, e paralizzare i Governi occidentali accennando a tattiche ancora più aggressive. Spiegano i norvegesi. Da quando la Russia ha annesso la Crimea nel 2014, i suoi servizi militari e di intelligence hanno sperimentato la guerra ibrida e le operazioni di influenza a Kirkenes, trattando l’area come “un laboratorio“. E agli “attacchi” che prima erano “quasi impercettibili“, sono seguite azioni sempre più complesse e dalla portata elevata.

Il precedente “occidentale”

Volendo essere super partes – come in realtà siamo – abbiamo ricordato come i servizi segreti americani e britannici non sono estranei al concetto di rendere “laboratorio” un terreno di scontro. Da Euromaidan in poi, l’Ucraina è stata resa un campo di battaglia per l’intelligence occidentale come per quella russa.

La differenza forse andrebbe ricercata solo nel livello di pericolosità della minaccia: la guerra ibrida può causare molte più vittime di un semplice gioco di spionaggio. E se oggi in un laboratorio come quello norvegese si registrano solo “forti tensioni interne“, o altrove in Europa si impegnano maggiori risorse per adeguare contromisure diverse a diversi tipi di nuove minacce “virtuali”, in Ucraina si contano, per effetto di quelle tensioni all’origine dei fatti, quasi un milione di morti.

Se ricordiamo la natura dell’esercitazione Cold Response – che inscenava non a caso un’invasione ipotetica della Norvegia, con le nazioni nordiche che difendevano l’area mentre soldati di Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e altri paesi della Nato tentavano un assalto anfibio dal mare, e ha visto commandos finlandesi e norvegesi alle prese con esercitazioni che prevedevano il “piazzare esplosivi lungo le rotte per la Russia” o gli sbarchi di forze speciali ucraine in fiordi disabitati, mentre gli aerei da caccia della Nato si esercitavano a decollare e atterrare su strade remote, e i sottomarini d’attacco a propulsione nucleare affioravano tra i ghiacci – possiamo immaginare quale sarebbe la portata di un’escalation che partisse dal laboratorio russo della guerra ibrida che potrebbe deflagrare nell’Artico.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.