Dalla Francia all’India, da qui alla Russia. Così Mosca compra i ricambi Boeing e Airbus

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Tre anni di guerra in Ucraina, sedici pacchetti di sanzioni europee contro la Russia, proclami di fermezza e difesa dei valori occidentali. Eppure, Mosca continua a ricevere pezzi di ricambio per la sua aviazione direttamente dai colossi dell’aeronautica occidentale, Airbus e Boeing in testa. Il tutto, ovviamente, aggirando il sistema delle sanzioni grazie a una rete di intermediari, triangolazioni e opacità di mercato. A rivelarlo è un’inchiesta condotta da Disclose e Investigate Europe, che dimostra come tra gennaio 2023 e settembre 2024 siano arrivate in Russia almeno 700 spedizioni di componenti aeronautici prodotti in Europa e negli Stati Uniti, per un valore di quasi 50 milioni di euro.

Le rotte dell’ipocrisia

Il meccanismo è semplice, quasi banale: la Russia, ufficialmente colpita da un embargo sulla vendita di aeromobili e pezzi di ricambio dal marzo 2022, riesce a rifornirsi di tutto il necessario grazie a un passaggio intermedio attraverso l’India. Aziende come Ascend Aviation, Arezo Aviation, Aerotrust e Agrim, basate in India, acquistano componenti da produttori occidentali, li ricevono nei loro magazzini a Delhi e poi li rispediscono ai clienti russi. Il tutto nella più assoluta legalità, perché l’India non ha mai aderito all’embargo contro la Russia.

Non si parla di pezzi secondari, ma di componenti essenziali per la sicurezza e la funzionalità degli aeromobili, tra cui pale di elicottero, generatori, radar meteorologici, schermi di cockpit e bulloni specializzati. Molti di questi pezzi potrebbero essere utilizzati anche su velivoli militari. Almeno 200 lotti sono stati classificati come “alta priorità” dall’Unione Europea, proprio perché potrebbero essere integrati in sistemi bellici russi.

E, infatti, alcuni di questi componenti sono stati ritrovati sui campi di battaglia in Ucraina. In particolare, le forniture alla compagnia Utair Airlines, partner del Ministero della Difesa russo, pongono più di un interrogativo sulla destinazione finale di questi materiali.

Gli intermediari occidentali: Heli Air Monaco e il ruolo della Francia

Uno degli snodi cruciali del traffico di componenti per l’aviazione russa è Heli Air Monaco, azienda che un tempo si occupava esclusivamente di voli turistici sulla Costa Azzurra. Da qualche anno, però, ha ampliato il suo business includendo il commercio di pezzi di ricambio per elicotteri. Secondo l’inchiesta, nel 2023 Heli Air Monaco ha acquistato componenti Airbus per un valore di 235.000 euro e li ha spediti in India, da dove sono poi finiti in Russia.

Un altro attore chiave è il gruppo francese Stavia, che tramite le sue filiali Aerotechnics e Harmony Aerospace France ha fornito per oltre 618.000 dollari componenti aeronautici a società indiane che, ancora una volta, li hanno reindirizzati alla Russia. Il CEO di Stavia, Sébastien Gérard, si dice “preoccupato” e sostiene di aver bloccato tutte le esportazioni verso le aziende coinvolte, ma solo dopo che il danno era stato fatto.

Difficile pensare che aziende così strutturate non abbiano strumenti per verificare il destino finale delle loro merci. Le dogane francesi, interrogate da Disclose, si sono trincerate dietro il “segreto professionale”, mentre il ministero dell’Economia francese si è limitato a dichiarare di “vigilare sulle esportazioni verso paesi terzi”.

Boeing e Airbus: ciechi o complici?

Anche Boeing e Airbus non sono esenti da responsabilità. La filiale Satair, controllata da Airbus, ha effettuato 12 spedizioni a intermediari indiani tra settembre 2023 e maggio 2024, i quali hanno poi rivenduto i pezzi all’azienda di bandiera russa Aeroflot. Quest’ultima, per inciso, è una compagnia di Stato. Quindi, un’azienda controllata dallo Stato francese (Airbus) ha contribuito indirettamente al rifornimento della più grande compagnia di Stato russa, mentre Parigi continua a predicare sanzioni e fermezza contro Mosca.

Dal canto suo, Boeing ha spedito 80 carichi di pezzi aeronautici a Delhi, destinati a due aziende indiane, Ascend Aviation e Aerotrust. Ascend, già sanzionata dagli Stati Uniti per le sue esportazioni in Russia, ha visto il suo fatturato esplodere: nel 2024 ha incassato 10,8 milioni di euro, 14 volte il giro d’affari del 2021, l’anno prima dell’invasione. Una crescita sospetta, che nessuno negli uffici legali di Boeing sembra aver notato.

Il caso Superjet e l’Italia in imbarazzo

Anche l’Italia ha il suo scheletro nell’armadio. Il costruttore Superjet, controllato dal governo italiano dal 2022 dopo aver tagliato i legami con il colosso russo United Aircraft Corporation, ha spedito 3 milioni di dollari di componenti in India tra il 2023 e il 2024, attraverso la società Allestro Aero Solutions. Questa società indiana, prima di buttarsi nel business aeronautico, si occupava… di vendita online di abbigliamento. Un dettaglio che avrebbe dovuto far sorgere qualche dubbio.

Il grande gioco della finta moralità

Questa inchiesta smaschera ancora una volta il doppio standard dell’Occidente. Mentre le cancellerie europee e statunitensi ripetono ossessivamente che la Russia è isolata e che le sanzioni funzionano, i colossi dell’industria aeronautica continuano a trovare scappatoie per fare affari con Mosca. L’India, con il suo ruolo di paese “neutrale”, si è trasformata in un hub perfetto per aggirare le restrizioni, ma la vera domanda è: quanto di tutto questo è davvero sfuggito al controllo delle aziende occidentali e quanto, invece, è stato tollerato per non perdere quote di mercato? Finché questi giochi continueranno, l’unica certezza è che la guerra in Ucraina non sarà solo un dramma per chi la combatte, ma anche un affare lucroso per chi la guarda da lontano.