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Nella mattinata di martedì la Corea del Nord ha effettuato un lancio di un Slbm (Submarine Launched Ballistic Missile) verso il Mar del Giappone. Il lancio è stato effettuato dall’area di Sinpo, dove si trova il principale cantiere nordcoreano per la produzione di sottomarini lanciamissili balistici.

Il vettore ha volato per 590 chilometri raggiungendo un’altitudine di 60 e, dalle immagini rilasciate dal regime di Pyongyang, risulta essere di un tipo del tutto nuovo e sostanzialmente identico a quello visto in esposizione statica alla “mostra degli armamenti” tenutasi nei giorni scorsi per celebrare il 76esimo anniversario della fondazione del Partito dei Lavoratori.

Vi avevamo già anticipato di questa possibilità analizzando le immagini pervenuteci: a farci pensare fosse un nuovo tipo di Slbm era il fatto che il missile è stato visualizzato accanto ad altri due noti vettori lanciati da sottomarini (il Pukguksong-1 e il 5) e quello di avere, a grandi linee, lo stesso schema di verniciatura di prova (in bianco e nero), utilizzato per i test, che è diverso dalla maggior parte dei missili lanciati a terra. Inoltre non c’era nessun veicolo o altro apparato di lancio ad esso associato, a differenza delle armi terrestri in mostra. Le dimensioni ridotte fanno pensare che la Corea del Nord stia cercando di massimizzare gli spazi a bordo dei battelli classe Romeo modificata (Sinpo C), che possono lanciare solo tre missili. Così facendo potrebbero imbarcarne di più rinunciando però a gittata e capacità di carico utile. Questo avrebbe una pesante ricaduta sulla strategia di impiego degli Slbm e relativi mezzi di lancio: significa che la Corea del Nord intende dare peso a una capacità di deterrenza regionale, pur continuando – riteniamo – a mantenere possibilità di più ampio raggio utilizzando i vettori della serie Pukguksong.

Disponendo ora di altre immagini, tra cui anche alcune ad alta risoluzione, possiamo provare a fare un'analisi più dettagliata del nuovo Slbm, che, a differenza di alcuni suoi predecessori, sembra essere solo il secondo nella storia della Corea del Nord a venire lanciato da un sottomarino: l'unico missile balistico precedentemente lanciato da un sottomarino nordcoreano è infatti il Pukguksong-1 in quanto il Pukguskong-3 è stato testato da una chiatta sommergibile.

Il vettore, che ancora non ha una designazione ufficiale, presenta notevoli somiglianze con il missile KN-24 ma sembra essere leggermente più lungo, pur non così tanto quanto il KN-23, ovvero la versione autoctona del missile russo 9K720 Iskander-M. La questione delle dimensioni, però, è alquanto controversa. Il vettore, comunque, è apparso molto più piccolo dei suoi predecessori visti affiancati durante la mostra, in particolare è almeno un terzo più corto del Pukguksong-1. Il suo disegno sembra anche essere stato anche influenzato dallo Hyunmoo 4-4 sudcoreano, lanciato con successo da Seul all'inizio di settembre da un sottomarino della nuova classe KSS-III.

Cosa c'è dietro ai test di Pyongyang

Il test nordcoreano di martedì è il primo di questo tipo in due anni (l'ultimo è datato ottobre 2019) e il quinto complessivo da settembre, sebbene rappresenti il settimo dall'inizio dell'anno, ed è arrivato quando la Corea del Nord sta cercando di intensificare la pressione su Washington e Seul per far abbandonare quelle che Pyongyang vede come “politiche ostili”, ovvero le esercitazioni militari congiunte Usa-Corea del Sud e le sanzioni internazionali.

L'agenzia di stampa statale della Corea del Nord ha affermato che l'ultimo test “contribuirà notevolmente a portare la tecnologia di difesa del Paese ad un livello elevato e a migliorare la capacità operativa sottomarina della nostra marina” lanciandosi in dichiarazioni di propaganda sulle caratteristiche del vettore, che sarebbe dotato di “tecnologie avanzate di guida” e di controllo del volo, tra cui un'elevata mobilità laterale e capacità di variare il profilo di planata (cabrando, possibilmente). Tutte caratteristiche che devono ancora essere certificate.

Sappiamo da tempo che il regime nordcoreano utilizza i lanci missilistici per mettere pressione sulla comunità internazionale, e cercare così di allentare la morsa delle sanzioni che stanno strangolando il Paese. Pyongyang, però, dal vertice di Singapore (2018) mantiene ancora una moratoria autoimposta sui test di missili a lungo raggio diretti verso il territorio statunitense, segno che vuole ancora tenere aperte le porte per futuri colloqui con Washington. Del resto la questione riguardante le sanzioni è diventata vitale per Pyongyang.

In particolare il lancio di questo nuovo Slbm sembra non aver turbato più di tanto la Corea del Sud, che, ricordiamo, negli ultimi anni ha sempre cercato un approccio più morbido verso il suo vicino settentrionale rispetto a quello statunitense: il ministro degli Esteri di Seul, Chung Eui-yong, ha affermato, a poche ore dal lancio del Nord, che “dovremmo intraprendere alcune azioni per impedire alla Corea del Nord di sviluppare ulteriormente le sue capacità nucleari e missilistiche” ma soprattutto che “la riduzione delle sanzioni può essere considerata parte di questi sforzi, a condizione che il Nord accetti la proposta di dialogo”. Chung ha espresso anche la speranza che la proposta del presidente Moon Jae-in di porre fine formalmente alla guerra di Corea del 1950-53 possa fornire lo slancio tanto atteso per tornare al tavolo della trattativa sulla denuclearizzazione della penisola coreana, in fase di stallo da dopo il fallimentare vertice di Hanoi.