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Negli ultimi giorni le isole Kinmen, amministrate da Taiwan e situate a pochi chilometri dalle coste della Repubblica popolare cinese, hanno ricevuto molteplici visite inaspettate da parte di non meglio specificati droni cinesi. L’episodio chiave è avvenuto lo scorso 30 agosto, quando un gruppo di velivoli, probabilmente legati all’Esercito popolare di liberazione cinese, è entrato nello spazio aereo di Erdan, una delle isolette che compongono l’arcipelago. Non era certo la prima volta che l’esercito di Taiwan segnalava la presenza di droni cinesi in quel punto, ma fino a quel momento non erano stati mai sparati colpi di avvertimento. Questa volta le forze armate taiwanesi hanno invece sparato proiettili veri contro gli intrusi.

Secondo quanto riferito dall’agenzia Central News Agency, che ha citato il Comando delle Kinmen, almeno un drone sarebbe entrato nell’area intorno alle 18 ore locali. Dopo gli spari di avvertimento avrebbe lasciato la zona. Tsai Ing Wen, presidente di Taiwan, ha elogiato l’auto-controllo mostrato dall’esercito taiwanese, quanto mai necessario per scongiurare ogni tipo di incidente ora che la pressione cinese si è fatta più evidente, in risposta alla visita a Taipei della speaker della Camera Usa, Nancy Pelosi. Tsai è stata però chiarissima: nonostante l’auto-controllo, Taiwan metterà in atto tutte le “contromisure necessarie” per arginare le mosse di Pechino.

L’avvertimento a Pechino è però caduto nel vuoto, visto che il giorno dopo le forze di Taiwan hanno aperto il fuoco per la seconda volta contro tre droni cinesi, rilevati nelle isole Lieyu, Dadan e Caoyu. Anche in questo caso, dopo l’impiego di munizioni a fuoco vivo, i droni hanno lasciato l’area in direzione di Xiamen, nella provincia orientale cinese del Fujian. Ricordiamo che la distanza che separa le isole Kinmen dalla costa cinese del Fujian, e dalla limitrofa città di Xiamen, è di pochi chilometri.

Nei giorni successivi episodi del genere si sono ripetuti come se niente fosse accaduto. I militari taiwanesi, in un’occasione, hanno abbattuto un drone cinese trovando il plauso del primo ministro Su Tseng-chang che, esprimendosi sulla vicenda, ha definito “appropriato” l’abbattimento del dispositivo, ribadendo che Taiwan non cerca di provocare la Cina ma agisce esclusivamente a tutela della sua sicurezza. L’ultimo episodio, particolarmente bizzarro, è avvenuto il 2 settembre. Le solite forze armate taiwanesi hanno ritrovato un sacco della spazzatura di coloro rosso sulla spiaggia di Gui Shan. Al suo interno, un uovo di soia e verdure in busta. Il Ministero della Difesa di Taipei, in una nota, ha avanzato il sospetto che i due pacchi siano stati lanciati da un drone cinese.



Droni e rischio escalation

Al netto della rassegna degli episodi elencati è fondamentale soffermarsi sulle possibili conseguenze di tali azioni. L’invio di droni da una parte e il loro abbattimento dall’altro rischia infatti di alimentare ancor di più la tensione nello Stretto di Taiwan. Su questo, la signora Tsai è stata emblematica: è necessario difendere il territorio taiwanese, senza però provocare un’ulteriore escalation.

Il nodo spinoso, difficile da sciogliere, è che la Cina non sembra aver alcuna intenzione di interrompere l’invio di questi droni, considerati da Taipei vere e proprie provocazioni. Al momento, i droni rilevati, e pure quello abbattuto, risultano essere droni civili, seppur presumibilmente utilizzati dall’esercito, anche se su quest’ultimo particolare non ci sono certezze assolute. Attenzione però, perché i numeri delle incursioni di droni sono aumentata a dismisura in seguito alla vicenda Pelosi. Si sono infatti contate oltre 20 intrusioni a Kinmen nel solo mese di agosto. E potrebbero proseguire da qui ai prossimi giorni. Per quale motivo? Pechino potrebbe – il condizionale è d’obbligo – inviare i suoi veicoli a pilotaggio remoto sia per mettere alla prova i sistemi difensivi e di allerta di Taiwan, che per infastidire i militari taiwanesi, così come per incendiare l’opinione pubblica.

Ci sono dei particolari, infatti, che non dovrebbero essere trascurati: i droni avvistati sulle isole Kinmen sono civili, non sono armati e, almeno ufficialmente, non danno l’impressione di avere collegamenti né con l’esercito cinese né con il governo. Da questo punto di vista, e in assenza di prove schiaccianti, gli autori delle incursioni dei droni potrebbero anche essere privati cittadini o ferventi nazionalisti, ed è su questo piano di ambiguità che gioca Pechino. Infine, bisogna considerare le conseguenze derivanti dall’abbattimento di un drone. Un conto è sparare e distruggere un velivolo civile, un altro fare la stessa identica cosa con un drone militare. In tal caso, la Cina potrebbe tradurre la risposta taiwanese come un atto di guerra e reagire di conseguenza.

Nel frattempo, le autorità cinesi hanno accusato il governo taiwanese di aumentare le tensioni. “Il tentativo del Partito democratico progressista (al potere a Taipei, ndr) di aumentare le tensioni non significa nulla”, ha commentato sulla vicendadel drone abbattuto il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian, parlando nel briefing quotidiano e ridimensionando la portata del caso. Attenzione però, perché né Taiwan né la Cina hanno affermato esplicitamente che il drone provenisse dalla Cina.

L’importanza dei droni

I droni non stanno soltanto infiammando la questione taiwanese. In generale, il loro impiego da parte dei governi ha letteralmente cambiando la natura di ogni conflitto, mentre la supremazia tecnologica ha creato – talvolta pure favorito – relazioni asimmetriche tra i Paesi. Per quanto riguarda l’Asia, il massiccio fenomeno dei droni ha preso piede a queste latitudini intorno al 2015. Dato il successo dei cosiddetti UAV (Unmanned Aerial Vehicle) sui campi di battaglia di mezzo mondo, diversi Stati hanno espresso il desiderio di sviluppare droni armati autoctoni. E così, dal Pakistan a Taiwan, dall’India all’Iran, il club dei droni ha accolto nuovi membri.

Come ha sottolineato The Diplomat, alla fine del 2020 ben 39 Paesi, cinque dei quali dislocati nella regione Asia-Pacifico, operavano con droni armati. Tornando alla Cina, i droni risultano essere una parte vitale della strategia di Pechino per vincere le guerre dell’informazione e dell’intelligence (il caso Taiwan sopra descritto lo dimostra), tanto che il Dragone è diventato uno dei leader mondiali del settore. Lo Stockholm International Peace Research Institute ha scritto che nell’ultimo decennio la Cina ha consegnato 220 droni a 16 differenti Paesi. Queste esportazioni hanno quindi spinto altri Stati a sviluppare i propri droni. È il caso, ad esempio, di Giappone e Corea del Sud.

Giappone e Corea del Sud stringono i muscoli

Per quanto riguarda il Giappone, un gruppo di esperti del governo nipponico ha completato una lista di ambiti di ricerca che potranno beneficiare di misure di sostegno finanziario nell’interesse della sicurezza economica nazionale. Secondo quanto riportato dalla Nikkei Asian Review, in questo elenco figurerebbe anche lo sviluppo di sistemi d’arma ipersonici e, appunto, droni. Le tecnologie critiche individuate includono l’intelligenza artificiale, la robotica e la tecnologia quantistica, mentre gli ambiti riguardano le attività marittime, la difesa informatica e la bioricerca, solo per citarne alcune.

La Corea del Sud, invece, ha incaricato Korean Air di sviluppare veicoli senza pilota stealth. Il futuro drone sudcoreano Loyal Wingman potrebbe operare insieme al suo nuovissimo caccia KF-21 Boramae.

Lavori in corso anche in Cina, dove l’FH-95 ha recentemente superato un importante test di prestazione. Il Global Times ha scritto che il prototipo in questione, un drone utilizzabile per la guerra elettronica, potrebbe presto fornire nuove frecce nella faretra cinese. La rivista cinese Unmanned Vehicles ha inoltre fatto sapere che l’FH-95, prodotto da Aerospace Times Feihong Technology Corporation (ATFTC) sotto la China Aerospace Science and Technology Corporation, il mese scorso ha completato con successo un test in un base aerea sconosciuta. Droni del genere sono in grado di eseguire rilevamenti a distanza al di fuori delle aree difese e attacchi di saturazione insieme a velivoli con equipaggio. In particolare, il citato FH-95 potrebbe fornire interferenze elettromagnetiche per coprire un attacco da parte di droni stealth FH-97, per penetrare e distruggere le difese aeree, seguito da un secondo attacco con droni FH-92A. Taiwan è avvisata.

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