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Bombardieri B-1B Lancer, equipaggiamento di supporto e personale del nono Expeditionary Bomb Squadron della base aerea di Dyess, in Texas, sono arrivati lo scorso 6 ottobre a Fairford, nel Regno Unito, per eseguire una serie di missioni a lungo pianificate della Bomber Task Force. La scorsa settimana, ad esempio, una coppia di questi aerei è volata da Fairford sino in Lituania per addestrarsi con i controllori di volo avanzati a terra, prima di fare una sosta alla base aerea di Spangdahlem, in Germania, per fare rifornimento e poi ritornare alla base inglese.

Il 19 ottobre, invece, sulle acque del Mar Nero le forze aeree russe hanno intercettato due B-1B, accompagnati da due aerocisterne KC-135, in volo a ridosso dello spazio aereo della Federazione Russa. Come si legge nel comunicato del ministero della Difesa di Mosca, per identificare gli obiettivi aerei e prevenire la violazione dei confini, sono stati fatti decollare due caccia Su-30 dell’aviazione navale della flotta del Mar Nero. Attività che è diventata, in questi ultimi anni, normale routine sebbene i livelli di allerta e la frequenza delle missioni eguaglino quelli della Guerra Fredda.

Quello che invece rappresenta una novità è il dispiegamento di alcuni B-1B insieme a circa 200 membri del personale, giunti con dei C-17, nell’isola di Diego Garcia, nel centro dell’Oceano Indiano. I bombardieri sono arrivati alla fine della scorsa settimana per supportare la Bomber Task Force delle forze aeree del Pacifico, ma la notizia è stata diffusa solamente martedì. I Lancer, stavolta, appartengono al 28esimo Bomb Wing, e sono volati direttamente dalla loro base di Ellsworth, in South Dakota, sino all’isola dove gli Stati Uniti hanno una Naval Support Facility.

Per questioni di riservatezza, il comando delle forze aeree del Pacifico ha rifiutato di specificare il numero di bombardieri inviati a Diego Garcia, che è un territorio del Regno Unito e non ha nemmeno detto quanto tempo durerà questo particolare dispiegamento, sebbene il Pentagono abbia promesso “più sortite […] a sostegno dei molteplici obiettivi dei comandi dell’area”. In genere, le missioni Bomber Task Force sono un modo per dimostrare il coinvolgimento militare degli Stati Uniti per sostenere alleati e partner in particolari regioni.

Nonostante il Dipartimento della Difesa non abbia rivelato il numero di bombardieri presenti sull’isola, immagini satellitari diffuse da fonti open source di intelligence mostrano tre B-1 e tre C-17 sull’aeroporto il 18 ottobre e il 21 ottobre. Sappiamo anche, sempre grazie alle stesse fonti aperte, che quattro aerocisterne KC-135 sono arrivate lunedì 18 dal Qatar, evidentemente per supportare i bombardieri nelle loro future missioni a lungo raggio.

Diego Garcia e la base aerea Andersen a Guam sono gli hub chiave dell’U.S, Air Force per mantenere la presenza di bombardieri nella regione indo-pacifica.

L’ultima volta che i B-1 si sono visti a Diego Garcia è stato nel 2006. Quel dispiegamento ha visto anche un incidente, il 6 maggio, in cui uno dei bombardieri ha subito gravi danni quando ha fatto un atterraggio con carrello retratto. I B-1B, così come i B-52H e, in misura minore, i bombardieri stealth B-2, utilizzarono la base in mezzo all’Oceano Indiano per colpire obiettivi in Afghanistan durante il primo decennio della War on Terror, prima che per le operazioni con i bombardieri venissero effettuate da basi in Medio Oriente.

L’arrivo dei B-1 a Diego Garcia giunge nel bel mezzo di un significativo aumento delle attività americane e alleate nell’area del Pacifico e dell’Indiano, che comprendono esercitazioni multinazionali di alto profilo. Nel frattempo l’aeronautica dell’Esercito di Liberazione del Popolo è stata particolarmente attiva intorno a Taiwan, con un numero record di ingressi nella sua zona di identificazione aerea (o Adiz). Proprio l’aumento costante di queste incursioni desta preoccupazione a Taipei, che, a causa di quanto accaduto ad agosto in Afghanistan, potrebbe dubitare della reale volontà di Washington di impegnarsi in caso di conflitto con la Cina. Del resto Pechino sta deliberatamente alzando l’asticella della tensione in modo lento ma costante: abbiamo già avuto modo di dire che potrebbe trattarsi di una precisa tattica per “assuefare” le difese dell’isola prima del colpo che darà inizio all’invasione.

Ecco perché le missioni Bomber Task Force rappresentano “un’opportunità per mostrare la portata, la velocità e la letalità senza pari del B-1” e più in generale della componente da bombardamento strategico dell’U.S. Air Force, come ha affermato il tenente colonnello Ross Hobbs, direttore delle operazioni del 37esimo Bomb Squadron.

Infografica di Alberto Bellotto

Il dispiegamento a Diego Garcia arriva in concomitanza con il termine di un’importante esercitazione navale che si tiene regolarmente nell’Oceano Indiano, e forse non è affatto un caso: Malabar. Solitamente queste manovre sono bilaterali e riguardano India e Stati Uniti, ma partire dal 2014 il Giappone è diventato una presenza regolare, mentre in due occasioni, nel 2006 e nel 2007, hanno partecipato, rispettivamente, anche Canada e Singapore. Le ultime due edizioni di Malabar, però, hanno visto partecipare anche l’Australia e pertanto è possibile affermare che ormai sia diventata una manovra navale del Quad (Quadrilateral Security Dialogue), il forum tra Stati Uniti, Giappone, India e Australia concepito nel 2007 per stringere ulteriormente i legami diplomatici tra i quatto Stati che si affacciano sull’area dell’Indo-Pacifico e per espandere il livello di cooperazione reciproca al fine di opporre una visione geopolitica “occidentale” a quella cinese, in modo quindi da limitare il tentativo di dominazione politica, economica e commerciale di Pechino nella regione e permettere alle altre democrazie asiatiche di avere un altro punto di riferimento forte e stabile.

A Malabar 2021, che si è svolta al largo della costa indiana nel Golfo del Bengala, la U.S. Navy ha partecipato con il Csg (Carrier Strike Group) della portaerei USS Carl Vinson, mentre la marina indiana era rappresentata dal cacciatorpediniere Ranvijay, dalla fregata Satpura, da un sottomarino e da un pattugliatore d’altura. La Royal Australian Navy ha inviato la fregata Ballarat e la nave da rifornimento Sirius, mentre il Giappone la “portaelicotteri” classe Izumo Kaga e il cacciatorpediniere Murasame.

Il dispiegamento dei B-1 a Diego Garcia, più che mettere sotto pressione la Cina grazie alle possibilità di questi velivoli di colpirla, serve a dimostrare le capacità dell’aviazione da bombardamento strategica degli Usa di essere schierata rapidamente, senza preavviso, e diventando operativa in breve tempo, ovunque nel globo. Una possibilità che la Cina ancora non ha, e che non avrà finché non entrerà in servizio il nuovo bombardiere “strategico” ad ala volante che sta costruendo e finché non potrà disporre di basi “oltremare” come lo sono Diego Garcia e Guam per gli Stati Uniti.

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