Nell’ultima settimana il Copasir guidato dal senatore Adolfo Urso (Fdi) ha ricevuto in audizione l’autorità delegata alla sicurezza della Repubblica, prefetto Franco Gabriellie il ministro della Difesa Lorenzo Guerini (Pd), esponenti apicali del mondo della sicurezza nazionale in seno al governo Draghi.

L’attività di Palazzo San Macuto torna in pista dopo la lunga querelle sulla presidenza e il braccio di ferro tra Fratelli d’Italia e i partiti della maggioranza dopo la convocazione, fonte di polemiche, dell’ex funzionario dell’Aise Marco Mancini delle scorse settimane. Confrontandosi con il referente in seno al governo del mondo dei servizi d’informazione e di sicurezza e con il titolare della Difesa il Copasir ha dunque, in virtù delle sue prerogative di controllo sulla sicurezza nazionale, fatto una prima mappatura della portata delle sfide in corso per il sistema-Paese.

Dopo la pandemia, un anno di crisi economica e sociale e una fase caratterizzata da grandi stravolgimenti geopolitici su scala europea, mediterranea e globale l’Italia è una Repubblica intenta a navigare in un mare in tempesta. Da cui gli scogli possono sempre affiorare da un momento all’altro. Logico dunque che tra governo, autorità di controllo, servizi e strutture della Difesa si debba, indipendentemente dalle appartenenze politiche, trovare un modus vivendi e un terreno di confronto tale da permettere la definizione di un perimetro comune sulla sicurezza nazionale.

Gabrielli porta il tema cyber al Copasir

Il prefetto Gabrielli, in questo contesto, si è occupato di fronte al Copasir del tema caldo delle ultime settimane, del nuovo dominio della sicurezza nazionale su cui al comitato sarà dato mandato di vigilare: la cybersicurezza, presto destinata ad essere affidata alla nascitura Agenzia di cybersicurezza nazionale (Acn).

Gabrielli è tornato sul tema degli incontri tra 007 e politici, sottolineando che dopo il caso Renzi-Mancini (legalmente ineccepibile, politicamente discutibile) si dovrà definire un protocollo operativo per consentire vertici e confronti. Specie in una fase in cui la nascita dell’Acn estenderà le prerogative del perimetro di sicurezza nazionale, servono regole certe.

La cronaca degli ultimi giorni ha fornito un interessante caso di studio al prefetto, che di recente ha visto il Parlamento assecondare il suo desiderio di un’accelerazione del dibattito sul decreto cyber che istituisce l’Acn: le rivelazioni sul software di spionaggio Pegasus, le cui implicazioni geopolitiche sono state ben tratteggiate su Piccole Note, su cui ha relazionato al Copasir. Gabrielli, nota Formiche, è stato audito con attenzione sul “software Pegasus e il suo eventuale utilizzo in Italia, nei confronti di cittadini italiani. Questione che era già stata affrontata la scorsa settimana in occasione dell’incontro tra il Copasir e il direttore dell’Aise, Giovanni Caravelli, e che non è escluso abbia fatto capolino anche nel colloquio telefonico tra il presidente del Consiglio Mario Draghi e il primo ministro israeliano Naftali Bennett di qualche giorno fa”.

Pegasus, in un certo senso, è il volano che Gabrielli necessitava di ricevere per poter dare corpo alle sue spinte personali e operative affinché l’Acn prenda rapidamente corpo. Inoltre, anche per il Copasir, che sarà chiamato a governare con attenzione le dinamiche cyber e a scrutinare la nuova agenzia, capire le dinamiche di Pegasus è un utilissimo esercizio di comprensione dei problemi del Paese in termini di perimetro di sicurezza cybernetica.

Urso ha molto a cuore personalmente le tematiche cyber e lo stesso vale per il suo nuovo vicepresidente, Federica Dieni del Movimento Cinque Stelle: logico dunque che il dossier, tra i più scottanti oggigiorno, sia stato studiato con attenzione. In una recente intervista a La Stampa il senatore di Fdi ha ricordato che “la Nato ha stabilito che un attacco cyber potrà essere assimilato a uno missilistico, e se un Paese membro venisse attaccato, potrebbe scattare l’articolo 5 del Trattato, che prevede la mutua assistenza militare” e dunque a maggior ragione i protocolli d’intelligence e di sicurezza devono essere discussi con assoluta precisione. In un contesto che vede necessario, a suo avviso, lo scrutinio di Palazzo San Macuto, indipendentemente dalla formale estraneità dell’Acn dal perimetro dei servizi: “È giusto che il Copasir abbia la vigilanza sull’Agenzia, così come sono assolutamente pertinenti le competenze attribuite ad altre commissioni parlamentari, perché la cyber-sicurezza è appunto un tassello fondamentale della sicurezza nazionale”.

Guerini dettaglia l’agenda della Difesa

Dopo Gabrielli è toccato a Lorenzo Guerini, di ritorno nelle stanze del comitato da lui diretto ai tempi del governo gialloverde. L’ex sindaco di Lodi, secondo le indiscrezioni, ha avuto modo di approfondire nel contesto della sua audizione al Comitato la linea realista e pragmatica che lo contraddistingue nel quadro della Difesa italiana: saldo collocamento nel campo occidentale ed atlantico, secondo un posizionamento di cui il Copasir è diventato ormai uno dei baluardi, e ricerca degli spazi d’azione più adatti per il Paese, con un occhio di riguardo al Mediterraneo allargato.

In questo campo Guerini si è confrontato con Urso, con cui ha avuto modo di lavorare fianco a fianco in passato, e col comitato portando in evidenza la necessità per l’Italia di affrontare strategicamente le questioni del lungo arco di crisi che cinge come una corona il Mediterraneo allargato e va dal Sahel al Corno d’Africa. A cui si sommano le dinamiche del Grande Medio Oriente, con l’Italia che accorcerà le linee ritirandosi dall’Afghanistan e prendendo le redini della missione Nato in Iraq. Questa ridefinizione del baricentro geopolitico dell’Italia deve portare con sé un’attenta valutazione dei rischi in materia di sicurezza nazionale, contrasto al terrorismo, possibili coinvolgimenti delle forze armate italiane in scenari di crisi e impiego delle risorse operative che non può non passare da Palazzo San Macuto.

Il dibattito sulla sicurezza nazionale è dunque aperto, e il governo Draghi dovrà riuscire a far parlare con profitto agenzie di sicurezza e ecosistema della Difesa. Parte di un unico perimetro di sicurezza nazionale che ha il suo polmone nel Copasir. Strumento di trasparenza e garanzia sulla sicurezza nazionale in quanto espressione del Parlamento, ma anche centro d’elaborazione e vigilanza delle istanze più importanti. Nella speranza che il metodo di lavoro inaugurato in queste settimane plachi le tensioni degli ultimi mesi e consenta una serena operatività agli apparati nazionali.