Prima che la Corea del Nord sparasse quasi 300 colpi di artiglieria in due giorni in prossimità del confine marittimo con la Corea del Sud, lo scorso 2 gennaio Seoul aveva effettuato esercitazioni a fuoco vivo in aree vicine alla linea del fronte, impiegando i suoi temibili obici semoventi K9 “Thunder” e i carri armati K2.

Alle operazioni avevano partecipato unità militari chiave, tra cui la Divisione di fanteria meccanizzata della capitale e la 2a Divisione di risposta rapida. Negli scenari simulati durante le suddette manovre, le truppe del Sud avevano risposto con decisione ad un’immaginaria artiglieria nemica, effettuando un preciso fuoco di artiglieria di ritorsione mirato specificamente all’origine delle provocazioni, ai centri di comando rivali e alle loro forze di supporto. 

L’esercito sudcoreano aveva anche mobilitato elicotteri d’attacco Apache per fornire supporto aereo cruciale alle truppe di terra, mentre le unità meccanizzate si erano impegnate per sopprimere efficacemente le forze nemiche. Tre giorni più tardi, la Corea del Sud si sarebbe ritrovata ad utilizzare gli stessi K9 per reagire alla sortita di Kim Jong Un, che a sua volta si era lanciato in una mossa azzardata in un contesto già carico di tensioni.

Gli obici della Corea del Sud

Da quando Kim ha definito i rapporti intercoreani “relazioni tra due Stati ostili”, la Corea del Sud ha iniziato a stringere i muscoli. Del resto il presidente sudcoreano, il conservatore Yoon Suk Yeol, era stato chiaro: il suo governo avrebbe risposto al Nord colpo su colpo. Lo si è visto sul campo, con l’azione-reazione dei giorni scorsi, ma anche fuori.

Già, perché Seoul è pronta più che mai a sfruttare i suoi obici K9, jolly militari ideali da impiegare in un paesaggio aspro come lo è quello che si trova nei pressi della zona demilitarizzata tra le due Coree. Quest’arma, come ha evidenziato il sito Eurasiantimes, può contare su sospensioni idropneumatiche avanzate, che le consentono di “navigare” senza problemi su superfici rocciose.

Capace di trasportare fino a quarantotto proiettili, il Thunder, come è comunemente noto, si affida a veicoli di rifornimento di munizioni K10, che a loro volta trasferiscono in modo efficiente fino a 104 colpi aggiuntivi attraverso un ponte automatizzato, eliminando la necessità per l’equipaggio di esporsi al potenziale fuoco nemico. In particolare, il K10 condivide lo stesso scafo del K9, promuovendo la comunanza di manutenzione tra i due.

Il rafforzamento dell’aeronautica

L’eccezionale mobilità, le capacità di schieramento rapido e la capacità di impatto simultaneo a colpi multipli (Mrsi) del Thunder, lo rendono un’arma ideale per effettuare sbarramenti di artiglieria brevi ma potenti. Un’arma, inoltre, in grado di ridistribuirsi rapidamente in nuove posizioni di tiro riducendo così al minimo il rischio di fuoco di controbatteria di ritorsione.

Per la cronaca, i K9 della Corea del Sud hanno affrontato il loro primo combattimento il 23 novembre 2010, sull’isola di Yeonpyeong, e il loro ultimo, come detto, a cavallo tra il 5 e il 6 gennaio. Il sistema d’arma ha ottenuto un notevole successo anche nel mercato globale, raccogliendo ordini significativi da vari Paesi, come Finlandia, Estonia, Polonia e Turchia. In giro, nel mondo, esistono oltre 1.700 varianti K9.

Per quanto riguarda l’aeronautica, al netto del rafforzamento dei droni, la Corea del Sud ha ricevuto alla fine del 2023 il primo aereo da caccia da addestramento/attacco leggero TA-50 “Golden Eagle” Block 2. Si tratta di un velivolo equipaggiato perfetto per svolgere missioni di attacco leggero, dotato di un radar antincendio IAI Elta EL/M-2032 e che può lanciare i missili aria-terra AGM-65 Maverick e aria-aria AIM-9 Sidewinder. 

Allo stesso tempo, Seoul ha firmato una lettera di accettazione per acquisire un lotto di altri 20 aerei da caccia di quinta generazione Lockheed Martin F-35A Lightning II dall’omonimo colosso della difesa statunitense Lockheed Martin.

“Ci sarà il più alto rischio di scontri quest’anno, poiché forze d’invasione, come gli Stati Uniti e il Giappone, entreranno nella penisola sotto l’appello e la cooperazione attiva del gruppo fantoccio sudcoreano, e probabilmente metteranno in scena mosse di guerra provocatorie senza precedenti come come un attacco nucleare”, ha avvertito l’agenzia nordcoreana Kcna. È anche per questo che la Corea del Sud intende farsi trovare pronta di fronte ad ogni evenienza.