Oltre ad affidarsi al soft power culturale di serie televisive, cibo, prodotti di bellezza e tormentoni musicali, la Corea del Sud sta rafforzando la propria immagine grazie all’esportazione di armamenti di vario tipo. Lo scoppio della guerra in Ucraina, il risveglio delle tensioni in Medio Oriente e i giochi di potere nell’Asia-Pacifico hanno convinto Seoul a sfruttare la propria industria della Difesa – attivissima, visto che il Paese deve difendersi dalla Corea del Nord – per stringere nuovi rapporti diplomatici e, al contempo, realizzare affari d’oro.
L’ultima trattativa nota coinvolge il Vietnam: pare che la sudcoreana Hanwha Aerospace abbia accettato di esportare 20 obici K9 ad Hanoi in un accordo dal valore di 250 milioni di dollari. Perché questa intesa è particolarmente importante? Semplice: si tratta della prima vendita di armi della Corea del Sud nel Sud Est Asiatico, a conferma della penetrazione di Seoul in un nuovo mercato regionale.
Il K-pop, i K-drama, il K-food e il K-beauty? Certo, continueranno a guidare la crescita economica del Paese, ma d’ora in poi saranno sempre più affiancati dal concetto di K-Bangsan, traducibile in qualcosa come “K-Defence”.

Le armi della Corea del Sud nel Sud Est Asiatico
Durante la precedente amministrazione guidata dal conservatore di ferro Yoon Suk Yeol, la Corea del Sud aveva impegnato ingenti risorse nello sviluppo e nell’espansione del complesso militare-industriale nazionale, con l’obiettivo di diventare uno dei quattro principali fornitori di armi al mondo entro il 2027.
Nel marzo 2025 lo Stockholm Institute Peace Research Institute ha classificato Seoul al decimo posto nella lista mondiale dei principali esportatori di armi. Con il progressista Lee Jae Myung al potere la situazione dovrebbe ulteriormente migliorare e la fresca intesa col Vietnam è lì a dimostrarlo.
Il ministero della Difesa vietnamita aveva espresso il suo interesse nell’acquisizione dei K9 nel 2024. Non solo: il personale militare di Hanoi, sempre nello stesso anno, ha partecipato a un programma di formazione Made in Korea per ricevere una lezione operativa delle armi sudcoreane come i carri armati K2 e i K9.
La presenza del personale dell’Esercito Popolare del Vietnam (Pav) in un successivo programma di addestramento nell’estate 2025, ha evidenziato Asia Times, confermerebbe l’interesse vietnamita di sostituire alcuni pezzi di artiglieria di epoca sovietica e armi statunitensi con i gioiellini della K-Bangsan.

La strategia di Seoul
Una particolarità dell’accordo tra Vietnam e Corea del Sud coincide con la sua natura da “governo a governo”, un modello diverso dalle precedenti intese di esportazione di Seoul, la maggior parte dei quali deal di fornitura diretta tra l’esportatore di armi e lo Stato importatore.
Le conseguenze della vendita dei K9 ad Hanoi, tra l’altro, potrebbe spingere altri Paesi dell’Asean, come Indonesia, Thailandia e Filippine, a bussare alla porta di Seoul. I player sudcoreani della Difesa, del resto, offrono armamenti di alta qualità, consegne rapide e costi più che competitivi, in aggiunta a pacchetti di formazione e industriali. Nella vetrina della Corea del Sud troviamo in particolare, accanto all’artiglieria, il settore aerospaziale con piattaforme quali il caccia KF-21 e i velivoli d’attacco leggeri come l’FA-50.
Per maggiori informazioni chiedere alla Polonia. Nel 2022 l’export di armi sudcoreane è aumentato del 140% toccando il valore record di 17,3 miliardi di dollari, gran parte dei quali proveniente da un accordo da oltre 12 miliardi con Varsavia per la vendita di obici, aerei da combattimento, lanciarazzi multipli e carri armati.
Nel 2023 la cifra complessiva è scesa a 13,5 miliardi, quindi a 9,5 miliardi nel 2024. L’opzione Asean – dove Seoul ha già venduto, tra gli altri, F-50 alla Malesia e e corvette più jet alle Filippine – potrebbe generare nuovi interessanti affari.


