La volontà del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di recuperare il concetto di “corazzata”, dapprima come ipotesi di riattivazione delle classe Iowa veterane della Seconda Guerra Mondiale e poi con un progetto totalmente nuovo di una classe di unità di tonnellaggio paragonabile alle navi da battaglia, ha riaperto il dibattito sull’utilità di navi di grosso tonnellaggio in un’epoca caratterizzata dalla presenza pervasiva di droni e missili da crociera ipersonici.
Sostanzialmente, e l’obiezione è stata sollevata dapprima per le grandi portaerei, ci si è chiesto se una capital ship di questo tipo serva effettivamente a ottenere un vantaggio nel campo di battaglia marittimo oppure si tratti di un obsoleto lascito dottrinario giustificato esclusivamente dal prestigio navale/industriale.
La decisione della Repubblica Popolare Cinese di avviare la costruzione di nuove portaerei da 100mila tonnellate di dislocamento sulla base della prima unità classificabile come portaerei maggiore – il “Fujian” da circa 85mila tonnellate – basterebbe per chiudere la diatriba sull’effettiva utilità di questa particolare unità navale in funzione di proiezione di forza dal mare a lungo e lunghissimo raggio, ma vale la pena affrontare nuovamente questa tematica proprio in considerazione del nuovo progetto statunitense – per ora solo sulla carta – e della modernizzazione degli incrociatori da battaglia russi della classe Kirov (il “Pietro il Grande” e lo “Ammiraglio Nakhimov”).
I bastioni russi difesi dai Kirov
Il governo russo ha speso miliardi di dollari (si stima fino a 5 miliardi di dollari), per modernizzare l’incrociatore da battaglia “Nakhimov”, tornato in mare per effettuare le prime prove dopo dei profondi lavori che sono effettivamente cominciati nel 2014.
Questa nave a propulsione nucleare, insieme alla sua gemella “Pietro il Grande”, è di gran lunga la più grande nave da combattimento di superficie in servizio, superata solo dalle portaerei (dislocamento di circa 28mila tonnellate).
I suoi sistemi di lancio verticale (VLS) modernizzati saranno ineguagliabili in termini di numero di celle e questo è un punto molto importante da tenere presente nella nostra analisi. Al centro della modernizzazione c’era il piano di installare non meno di 174 tubi di lancio verticali, che ne avrebbero forniti più di qualsiasi altra unità di superficie o sottomarino al mondo. A titolo di confronto, il “super cacciatorpediniere” cinese di classe Type 055 ha 112 celle di VLS mentre un cacciatorpediniere classe Arleigh Burke (Flight III) ne ha 96, e un incrociatore classe Ticonderoga 122. I cacciatorpediniere stealth classe Zumwalt della marina USA ne hanno attualmente 80. Fattore ancora più importante, è che 78 di queste celle di lancio siano destinate a vari missili da crociera russi moderni, tra cui il subsonico “Kalibr”, il supersonico “Oniks” e l’ipersonico “Zircon”, facendone quindi una piattaforma natante per l’attacco a lungo raggio in profondità, considerata la gittata massima dei missili in questione (rispettivamente 1500/2500 km, 300 km e 1000 km).
Le altre 96 celle del “Nakhimov” dovrebbero essere equipaggiate per il lancio di missili sup-aria del sistema S-300FM “Fort”, derivato dal sistema terrestre S-300, e molto probabilmente anche della versione imbarcata dei missili del sistema S-400, il che ne aumenterebbe la capacità antimissili balistici.
La corazzata di Trump
Il progetto della nuove navi da battaglia “classe Trump” – permetteteci questa identificazione provvisoria, sebbene la prima unità sia stata per il momento battezzata “Defiant” – dovrebbero essere delle navi da circa 35mila tonnellate di dislocamento (più o meno come le due classe “Scharnhorst” tedesche durante il Secondo Conflitto Mondiale). Il loro armento principale dovrebbe consistere in 12 celle per lancio di missili ipersonici del programma CPS (Conventional Prompt Strike) e 128 celle del VLS tipo Mk 41, lo stesso utilizzato sugli Arleigh Burke e Ticonderoga. A quanto risulta, le navi dovrebbero avere anche la capacità di lanciare vettori da crociera con carica nucleare.
Le nuove navi sostituiranno il programma DDG(X) di nuova generazione, che si prevedeva fosse circa la metà delle dimensioni di questa corazzata proposta. L’inizio della costruzione è previsto per l’inizio degli anni ’30, con la U.S. Navy che fungerà da principale ente di progettazione.
Le “classe Trump” sono caratterizzate anche dall’avere un armamento secondario costituito da un railgun (da 32 MJ) e da due sistemi laser (da 300 o 600 kW) che si aggiungerebbero a 4 laser “ODIN” per la difesa di punto. I due classe Kirov e la nuova nave da battaglia statunitense, come visto, sono navi dalle dimensioni considerevoli e pesantemente armate, che però hanno (o avranno) ruoli leggermente diversi in accordo con le differenti dottrine navali dei due Stati.
Navi diverse che derivano da dottrine diverse
La Russia non ha sostanzialmente mai postulato la capacità di proiezione di forza dal mare a lungo e lunghissimo raggio, e infatti i due Kirov, come anche la (fu) portaeromobili “Kuznetsov” sono state pensate principalmente per difendere l’intorno geografico russo – o per meglio dire sovietico essendo navi ereditate dal periodo della Guerra Fredda.
Compito principale era la guerra di superficie e antisom per contrastare le unità della NATO nei mari contigui all’URSS – o alla Russia di oggi – e difendere così il perimetro di azione degli SSBN nei mari artici e nel Pacifico, con il contrasto all’attività dell’Alleanza nel Mar Nero delegato a incrociatori più leggeri (i classe Slava), sottomarini tipo SSK e naviglio combattente di medio tonnellaggio come fregate e cacciatorpedinere.
I due Kirov – in origine quattro – erano pensati quindi per difendere i bastioni marittimi in cui operavano (e operano) i sottomarini lanciamissili balistici russi. L’imbarco di missili da crociera per attacco terrestre ne fa delle piattaforme più multiruolo ma che comunque hanno una spiccata vocazione ASuW: del resto lo scopo principale della marina russa non è cambiato dalla fine dell’URSS.
La guerra in Ucraina ha dimostrato come una nazione che non possiede una marina d’altura possa contrastare efficacemente una blue water navy con il sapiente utilizzo contemporaneo di unità sottili, missili da crociera antinave land based, e droni di superficie e aerei. La Flotta russa del Mar Nero, oltre ad aver perso la sua nave ammiraglia in quello specchio d’acqua – l’incrociatore “Moskva” – è stata costretta ad abbandonare la sua base navale principale di Sebastopoli per arretrare di decine di chilometri in un approdo più difendibile sotto la pressione dei continui attacchi asimmetrici ucraini. Più ancora, l’Ucraina è riuscita a contrastare efficacemente e annullare il sea control russo nel Mar Nero proprio grazie all’uso intensivo di droni di vario tipo e vettori antinave.
Questo risultato ha posto negli analisti l’interrogativo espresso in apertura di articolo, ma la risposta più scontata, ovvero che le grosse unità di superficie siano diventate obsolete proprio per la pervasività dei droni, non è forse quella più corretta.
Bisogna infatti sempre chiedersi per quale scopo un’unità navale viene costruita, ovvero quali compiti dovrà svolgere, e in che modo – quindi dove – verrà utilizzata principalmente. Se è vero che l’Ucraina, attraverso droni e altri assetti spendibili, è riuscita a effettuare attività di sea denial nel Mar Nero, è anche vero che non lo sta facendo in tutto quello specchio d’acqua che pure è ristretto rispetto alle distese oceaniche o dello stesso Mediterraneo: in una parola, una grossa unità in un mare piccolo, e conteso, rischia di essere la classica “corazzata in uno stagno”.
Diversamente, un incrociatore classe Kirov può ancora essere utile per la difesa dei bastioni artici data la distanza dai territori NATO e dall’appoggio delle nuove installazioni militari russe in quella regione, e può esserlo ancora di più nel Pacifico proprio per le stesse considerazioni.
Pensare al Pacifico
Nei vasti spazi oceanici non è così semplice raggiungere una massa critica di droni/missili che non lasci adeguati tempi di reazione come accaduto nel Mar Nero (questo al netto delle considerazioni sull’obsolescenza dei sistemi di difesa del “Moskva”), sebbene si debba considerare che un attacco a sciame, per saturare le difese, sia una sfida non facilmente risolvibile, ma la cui minaccia può essere contenuta con un gruppo navale di scorta composto da diverse unità di vario tipo, non dissimile da un CSG.
Per quanto riguarda gli Stati Uniti e la nuova “nave da battaglia” da 35mila tonnellate, appare evidente che sia un’unità pensata per la proiezione di forza a lunghissimo raggio come da caratteristica principale della U.S. Navy, e che si troverà a operare con ogni probabilità negli immensi spazi marittimi del Pacifico, comunque costellato da avamposti aeronavali statunitensi, quindi con una rete di sorveglianza/appoggio ben definita (sebbene da implementare vista la portata della minaccia cinese) e potenzialmente efficace.
Semmai il progetto poteva essere più ardito, con più celle di lancio verticali (140 dato il tonnellaggio ci sembrano poche), ma la presenza di railgun e laser, e relativi generatori elettrici, probabilmente non ha lasciato sufficiente spazio libero per aumentarne il numero.
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