Il Cremlino ha dichiarato di voler analizzare “attentamente” i piani degli Stati Uniti per il possibile dispiegamento del sistema di difesa missilistica Golden Dome in Groenlandia. Il portavoce russo Dmitry Peskov ha posto i suoi interrogativi rispetto al tipo di minacce che un simile sistema dovrebbe contrastare a ridosso delle latitudini che la Federazione Russa – come gli Stati Uniti – considera il suo giardino di casa. Quali sono i veri obiettivi del sistema di difesa missilistica multistrato proposto da Washington, che dovrebbe rilevare e distruggere missili balistici, ipersonici e da crociera prima del lancio o durante il volo, e che troverebbe dislocamento anche nell’isola di ghiaccio desiderata dal Pentagono e, più di tutti, probabilmente da Donald Trump.
“Dovremo analizzare i piani degli Stati Uniti per creare il Golden Dome, che tipo di cupola sarà e quali minacce dovrà contrastare. Non ho dubbi che i nostri militari monitoreranno e analizzeranno attentamente questi piani”, ha detto il portavoce del Cremlino, che ha criticato le posizioni assunte dal segretario generale della Nato, Mark Rutte, che ha concordato “due linee di lavoro” riguardo alla “responsabilità per la difesa dell’Artico” con il presidente degli Stati Uniti e riguardo alla volontà dell’alleanza di “impedire alla Cina e alla Russia di ottenere l’accesso militare ed economico” in Groenlandia.
Lo schieramento in Groenlandia del sistema di difesa di fabbricazione statunitense già noto come Golden Dome, la Cupola d’oro, che dovrà essere in grado di abbattere missili ipersonici, balistici e da crociera avanzati, anche se lanciati dallo spazio, integrando sistemi d’arma che compongono il sistema di difesa multilivello israeliano denominato Iron Dome – basato sui missili Arrow, David’s Sling e Iron Dome per proteggersi da minacce con capacità di lungo, medio e corto raggio – dovrebbe proteggere l’America, e i suoi sottovalutati alleati, dalla minaccia di “attacchi missilistici stranieri” con l’ausilio di nuovi sistemi d’arma, in via di studio e sviluppo presso aziende del settore come L3Harris Technologies, Lockheed Martin e Rtx (ex Raytheon), collocando armi statunitensi anche nel quarto dominio: lo Spazio.
La combinazione di sistemi prevista dalla Cupola d’oro promette di fermare ogni tipo di minaccia, compresi i temuti missili ipersonici russi e cinesi, in tutte le principali fasi di un potenziale attacco: “rilevamento, intercettazione nella prima fase di volo, arresto a metà percorso o arresto durante la discesa verso un obiettivo”.
Una postura difensiva che a Mosca viene vista come una semplice mossa per installare sempre più armi, sempre più potenti, a un passo dal territorio della Federazione Russa. Secondo il vice presidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitry Medvedev i “segnali positivi” degli Stati Uniti per riprendere il dialogo con la Russia sulla stabilità strategica sono “chiaramente insufficienti”, mentre continuano a moltiplicarsi “esempi negativi” che vedono Washington come responsabile di azioni destabilizzanti. Per il Consiglio di Sicurezza russo il progetto americano di difesa antimissile Golden Dome è un piano “estremamente provocatorio”.
L’annuncio della messa a terra dell’intero programma Golden Dome, in mancanza di una risposta positiva alla proposta russa riguardo al periodo successivo alla scadenza dell’Accordo sul controllo delle armi strategiche, New Start, che terminerà il 5 febbraio, fa notare inoltre Medvedev, la rende quanto meno avventata, specie se alla retorica statunitense dovrà succedere la retorica russa nei consueti toni da nuova Guerra Fredda che hanno scandito gli ultimi quattro anni di conflitto ai confini dell’Europa.
Attualmente il presidente russo Vladimir Putin, che si è detto pronto a “rispettare per un anno le limitazioni previste dal New Start dopo la scadenza, a condizione che gli Stati Uniti facciano lo stesso”, ha ricevuto il plauso del presidente Donald Trump, che l’ha definita una “buona idea”, ma non ha dato seguito formale all’accordo, quantificando invece il costo del progetto Golden Dome in circa 175 miliardi di dollari, per uno schieramento fissato al 2029.
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