Capire la finanza, per capire il mondo FOLLOW THE MONEY

Intendono sfruttare la rivalità tra Stati Uniti e Cina per ritagliarsi un ruolo di primo piano nell’Indo-Pacifico, ovvero in una delle arene geopolitiche più decisive del pianeta. La strategia adottata dalle Filippine non è una novità e non rappresenta un inedito, visto che molti altri Paesi del mondo stanno cercando (o hanno cercato) di rafforzarsi oscillando tra Washington e Pechino, facendo bene attenzione di non restare intrappolati tra i due fuochi. Ciò che contraddistingue davvero Manila, tuttavia, è la sua posizione geografica.

Come detto, questa nazione si trova nel cuore del Mar Cinese Meridionale, in un’area attraversata da molteplici rivendicazioni storiche tra i governi locali, ma che è anche fulcro del commercio marittimo globale. Fare i passi giusti è dunque fondamentale per il governo filippino, che potrebbe, nel lungo-medio periodo, approdare nel club delle potenze regionali, o comunque diventare un protagonista assoluto degli eventi dell’Indo-Pacifico.

Lo scorso aprile, ad esempio, c’è stata un’importante fumata bianca per l’utilizzo da parte degli Stati Uniti di quattro nuove basi militari nelle Filippine, in aggiunta alle cinque già in uso nell’ambito dell’Accordo di cooperazione rafforzata per la difesa (Edca), un’intesa stipulata tra i due Paesi nel 2014. I siti coincidono con la base navale Camilo Osias a Sta Ana e l’aeroporto di Lal-lo, entrambi nella provincia di Cagayan, con Camp Melchor Dela Cruz, a Gamu, provincia di Isabela, e infine con Balabac, a Palawan. Se diamo uno sguardo approfondito alle loro ubicazioni geografiche troviamo però collegamenti impliciti a dossier scottanti: Isabela e Cagayan si trovano infatti sull’isola principale di Luzon, rivolta a nord verso Taiwan, mentre Palawan è vicino alle contesissime isole Spratly nel Mar Cinese Meridionale.

L’equilibrio delle Filippine

Non sarebbe tuttavia corretto sostenere che le Filippine diventeranno, automaticamente, un alfiere degli Stati Uniti. Non è scontato, in questa fase, che ciò possa accadere. E questo nonostante la suddetta intesa per le basi militari. Anche perché Manila non ha intenzione di sacrificare le relazioni economiche con Pechino sull’altare delle esigenze di Washington. Se mai dovesse farlo, lo farà per esigenze interne, legate alle richiamate contese marittime, più che per fedeltà agli Usa.

Per la cronaca, lo scorso gennaio la visita di stato del presidente filippino Ferdinand Marcos Jr. in Cina ha generato impegni di investimento del Dragone nell’arcipelago per un valore di 22,8 miliardi di dollari. Scendendo nei dettagli, gli impegni che Marcos era riuscito ad ottenere dagli investitori cinesi includevano 13,76 miliardi di dollari per le energie rinnovabili, 7,32 miliardi per i veicoli elettrici e la lavorazione dei minerali e 1,72 miliardi per l’agricoltura.

Ci sono miliardi di motivi, insomma, che spingono (e costringono) Manila ad essere pragmatica. A tutelarsi dalle possibili rivendicazioni cinesi, chiudendo accordi con Washington, ma anche a evitare di legare il proprio destino agli obiettivi statunitensi in Asia.



Un futuro da protagonista

A proposito del rischio di scontrarsi con la Cina per il controllo di vaste aree del Mar Cinese Meridionale, le Filippine si sono impegnate ad acquisire il loro primo sottomarino. La decisione sarebbe derivata dalle crescenti operazioni di Pechino nella zona grigia della regione marittima. Come ha sottolineato il portale Eurasiantimes, la francese Naval Group ha offerto a Manila i suoi sottomarini Scorpene per trasformare la Marina filippina in una forza di tutto rispetto. Il Paese del sud-est asiatico ha inoltre ricevuto un’offerta dalla sudcoreana Dsme, nonché da Russia e Turchia.

Serviranno però ancora anni prima che le Filippine possano utilizzare i sottomarini, visto che è necessaria una formazione da zero del personale. Come se non bastasse, mentre la marina cinese gestisce 59 sottomarini, e la sua marina e guardia costiera gestiscono quasi 700 tra pattuglie e navi da combattimento costiere, Manila può contare su due fregate e 125 navi da pattuglia e combattimento. Uno braccio di ferro esplicito non servirebbe dunque a niente, dato il netto vantaggio militare cinese.

La strada imboccata dalle Filippine è differente: sfruttare i vantaggi e i benefici economici tanto dagli Usa e dai loro partner e, al tempo stesso, tutelare i propri interessi. Che coincidono, in parte, anche con le relazioni economiche con Pechino.  Quando Manila troverà il giusto equilibrio, in quel momento ci saranno buone probabilità che sia diventata una potenza regionale.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto